• elpidiopezzella

I pantaloncini no!


Con l’arrivo del primo caldo si rinnovano o cambiano i guardaroba. Gli abiti più pesanti che durante l’inverno ci avevano donato calore e copertura vengono riposti. Occorre adeguarsi alle temperature!? Basta guardarsi attorno per scorgere il cambiamento. Quanto segue non è sintomo di una sindrome puritano o un rigetto della bellezza femminile, solo una semplice e umile riflessione sul nostro abbigliamento come credenti, timorati di Dio e rispettosi del prossimo.

Tenendo il mio sguardo nelle chiese che frequento, sto purtroppo assistendo da qualche anno a delle licenziosità che non riesco a condividere, al punto che, come in molte chiese cattoliche, ho dovuto introdurre nei nostri locali di culto un manifesto indicante l’abbigliamento da evitare. Naturalmente mi riferisco alle chiese, al di fuori non posso pretendere nulla da nessuno, anche se un cristiano è tale soprattutto quando non è in chiesa. Con l’arrivo della bella stagione diviene difficile per gli uomini indossare camicia, cravatta e giacca ogni volta che ci si reca in chiesa. Lasciare nell’armadio la cravatta e forse anche la giacca è cosa ben diversa dall’indossare con tanta nonchalance bermuda, canotta e sandali per andare a lodare Dio. Non ci crederete, ma non una volta ho visto uomini entrare in chiesa come se stessero andando in spiaggia: mancava solo l’asciugamano. Per le donne invece cambiamenti sono ancora più evidenti. Si accorciano le maniche, fin tanto a sparire e a diventare delle striminzite spalline. Le scollature scendono e si allargano. Le gonne, dove ancora si usano, si stringono e si accorciano. Ciò che non riesco a digerire però sono gli shorts, i pantaloncini.

Credo che a tutto ci sia un limite, e che ogni credente dovrebbe avere in sé la misura della decenza. Chissà quante critiche a questa considerazione. Eppure la Scrittura ricorda all’uomo e alla donna: “O non sapete che il vostro corpo e' tempio dello Spirito Santo che e' in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi? Infatti siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo!” (1 Cor. 6,19-20).

Ciò che fa rabbia poi, sono mamme che incoraggiano le loro giovanissime figlie a vestire in tal modo, convinte che liberarsi dei vestiti è sinonimo di essere aggiornate, o di essere liberate da mentalità retrograde e paesane. La verità è invece che si è perso il pudore e il senso della decenza. Non intendo parlare della nudità in generale o dell’atteggiamento femminile a svestirsi come atto di sfida all’uomo, il che riduce la donna semplicemente a “femmina”. Sono sicuro, almeno spero, che ciò non riguarda le credenti. Il Signore ha sempre avuto in considerazione la donna e come credente e ministro non posso che seguire il Suo esempio.

Riflettiamo invece su cosa si cela dietro questo vestire. I costumi morali sono scesi così in basso che si è smarrito il concetto di “peccato”. Non possiamo nasconderci dietro alla frase “questi sono i vestiti”. Allora meglio indossare quelli maschili, tra i quali però non mancano le esagerazioni. Forse dovremmo ripartire dai più piccoli a insegnare loro cos’è la presenza di Dio e come è opportuno vestirsi. Temo che se lo domandiamo loro ne sanno più degli adulti.

Chissà saranno questi i pensieri di un uomo che sta invecchiando o il genuino sentimento di un servitore affinché quando ci rechiamo in Chiesa abbiamo consapevolezza di presentarci in maniera decorosa e degna? Lascio a voi il giudizio.

#chiesa #societá

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