• elpidiopezzella

Decisero di non contaminarsi


La distruzione di Gerusalemme da parte del re di Babilonia e la deportazione di parte dei suoi abitanti sono il retroscena al primo capitolo del libro di Daniele (cap. 1, vv. 3-20), che racconta di un gruppo di giovani deportati: Daniele e tre suoi amici, Hananiah, Mishael e Azaria. Quando abbiamo conosciuto l’amore di Dio in maniera spontanea gli abbiamo chiesto di portarci lontano dal mondo, dal peccato, dalla concupiscenza e dalla malvagità in generale. Il nostro atteggiamento somiglia così a quello di Pietro, Giovanni e Giacomo, quando sul monte della trasfigurazione, suggerirono a Gesù di costruire delle tende per rimanere lì, abbandonando tutto il resto. Quel che Gesù rispose loro lo dice ancora a noi: «Ecco io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come serpenti e semplici come colombe» (Matteo 10:16). Anche quei quattro giovani videro provata la loro identità di giudei in terra straniera, ma non vi si sottrassero.

Chiunque ha fatto l’esperienza della salvezza e ha indossato gli abiti di figlio di Dio, dovrebbe sentirsi infastidito dal mondo e le sue dinamiche. Tuttavia il Signore ci ha posti in questo mondo e pregava il Padre affinché ci preservasse dal peccato e dalla corruzione. Capita spesso di vivere situazioni difficili, alla corte di governanti che ci allettano con la loro mensa. I quattro figli di Giuda alla corte del re, dinanzi a delle pietanze che non avevano mai mangiato e che non rispettavano la loro religiosità, perchè contrarie alla loro fede, fecero una scelta. Prima di mettere in atto tale proposito, Daniele cercò e trovò grazia presso il capo degli eunuchi preposti alla sorveglianza dei prigionieri. Un varco si apre ogniqualvolta decidiamo di restare fedeli a Dio. Avendo deciso di preservare la nostra identità spirituale, non dobbiamo preoccuparci delle persone con cui verremo a relazionarci. Il Signore porrà sulla nostra strada uomini e donne presso i quali troveremo grazia e misericordia, che ci faranno da scudo contro il pericolo ed il peccato, diventando così il chiaro segno di una porta aperta da Dio.

Nella Scrittura quando qualcuno ha deciso di adoperarsi a tutela della fede o per il bene del popolo, Dio gli ha fatto trovare grazia. Neemia, deportato alla corte del re assiro Artaserse, fu collocato al suo servizio; Giuseppe, venduto e abbandonato dai suoi fratelli, con la mano di Dio, divenne il vice del faraone. Ognuno di questi scalò la società del suo tempo, ricoprendo alti incarichi pubblici. Ciò ancor di più dimostra come ci fosse qualcuno che vigilava su loro. Queste sono la grazia e la misericordia che Dio fa trovare a coloro che decidono di servirLo. Il brano mostra proprio come fosse questa la motivazione che spinse Daniele, convincendolo in cuor suo a non contaminarsi. Verrebbe spontaneo pensare che tale decisione sia stata presa dagli altri tre amici in concomitanza con lui, ma a me piace pensare che la decisione di Daniele incoraggiò gli altri tre. È importante quando sul nostro cammino incontriamo fratelli o sorelle che sono un esempio da imitare. La determinazione e la fedeltà di Daniele trovarono grazia presso il capo degli eunuchi. Il Signore pone dinanzi ai Suoi figli persone che hanno un certo potere o rilevanza affinchè si possano aprire delle determinate porte. Purtroppo, alcuni cristiani, quando incontrano questi individui sul loro cammino, piuttosto che difendere la fede e il popolo di cui fanno parte, fanno richieste relative a favori personali. Si spogliano così dell’identità di figli di Dio ed assumono l’identità di figli di Caino, dimenticando il fratello abbassandosi ad un livello tale che li renderebbe capaci anche di ucciderlo pur di riguardare ai propri interessi.

Daniele non incontrò difficoltà ad ottenere il consenso di Meltsar a non prendere i cibi che mangiavano gli altri. Anche noi non vogliamo agire come gli altri, nè vogliamo condividere il peccato, tantomeno il compromesso. Non desideriamo nemmeno che nella nostra vita ci siano vizi o peccati, anche se latenti, poichè queste cose ci spogliano della dignità di figli di Dio. Meltsar era preoccupato per la scelta fatta dai quattro amici, ma questi prontamente chiesero di essere messi alla prova. Non provarono il loro Dio, come si è soliti, ponendo condizioni o ultimatum vari. Daniele e i suoi amici non avevano alcun bisogno di provare Dio; credevano e avevano timore di Lui. Si rivolsero a quelli cui erano sottoposti, chiedendo di essere provati. Per dieci giorni si sarebbero cibati solo di legumi, pietanza semplice e che non cattura l’attenzione. I figli di Dio, come quei quattro uomini giudei, scelgono le cose che gli altri rifiutano. Allo stesso modo Dio ha scelto noi rifiutati dagli altri, ci ha raccolti e ci ha elevati a rango di Suoi figli. Lui ha preso vasi da buttar via, crepati o quasi frantumati rinnovandondoli e rendendoli ad onore e ripieni del Suo Spirito.

La prova ebbe il suo effetto. Dopo dieci giorni l’aspetto dei quattro era più bello di quello degli altri uomini che mangiarono i cibi prescritti dal re. È semplice riconoscere se un credente fa la volontà di Dio, si nota dal volto che è illuminato. Il capo degli eunuchi e Meltsar lo notarono. E quando furono alla presenza del re, anche lui non potè non riconoscerne anche una spiccata sapienza e conoscenza, che noi sappiamo provenir loro da Dio.

Quando ci poniamo nel cuore il desiderio di servire il Signore, Egli riversa su noi la Sua conoscenza ed il Suo intendimento. Quando i quattro furono messi alla prova dal re questi dovette riconoscere che la loro conoscenza era superiore a tutti i maghi e gli astrologi del regno! Oltretutto una tale saggezza e un tale scibile decretava anche la sconfitta della magia, dell’astrologia e di tutte quelle discipline contrarie alla fede biblica. È una decisione del cuore non volersi contaminare, di non voler peccare e di voltare le spalle alla tentazione al fine di evitarla. Per certo Daniele e i suoi amici furono di sostegno e di incoraggiamento l’uno per l’altro. Quando siamo deboli è indispensabile avere accanto qualcuno più forte. Non restare mai da solo, e se dovesse accadere invoca il soccorso del Padre, per mezzo del Figlio nell’opera dello Spirito. Attento dove siedi e con chi siedi. Se abbiamo deciso di seguirLo e di servirLo Egli ci sosterrà donandoci la sapienza e l’intendimento necessario, che saranno poi visibili anche a quelli che ci circondano.

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Una meditazione audio sul tema: Decisero di non contaminarsi

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