• elpidiopezzella

Settimana 9/2016 - Dio per amico


«Così l'Eterno parlava con Mosè faccia a faccia, come un uomo parla col proprio amico; poi Mosè tornava all'accampamento».

Esodo 33:11a

Nella narrazione delle vicende originarie di Israele come popolo e paese spicca la figura Mosè, colui “salvato dalle acque” (questo il significato del suo nome) che diviene il condottiero per condurre un intero popolo alla salvezza attraverso le acque. Nonostante il Signore «parlava con Mosè faccia a faccia, come un uomo parla col proprio amico», costui non manca mai di rispetto al Santo d'Israele. Le parole udite dal roveto ardente avranno echeggiato nella sua mente ogni giorno lasciando un segno indelebile. Quando il libro dell'Esodo ci rivela questo particolare relazionarsi di Dio con l’uomo con i calzari, costui rivolge la più umile delle richieste: «Or dunque, se ho trovato grazia agli occhi tuoi, ti prego, fammi conoscere le tue vie, affinché io ti conosca e possa trovare grazia agli occhi tuoi» (Esodo 33). Molti di noi dopo la prima parte avremmo "abusato" della sua amicizia, avanzando chissà quali richieste, mossi dalla convinzione che l’amico è colui che deve dire sempre "Sì", o ci saremmo concentrati sul nostro benessere. Mosè non lo fa. Il condottiero di Israele parte dall’assunto di "aver trovato grazia" agli occhi dell’Onnipotente e non chiede altro di avere conoscenza che gli assicuri tale grazia. Il valore della grazia divina non potrà mai essere quantificato, eppure “Ti basta”, “ci basta”.

Vedere Dio

Nel suo speciale rapporto con Dio, Mose non è però l’unico ad averlo visto, seppur di spalle. In una circostanza non era da solo: «Poi Mosè e Aaronne, Nadab e Abiu e settanta degli anziani d'Israele salirono e videro il Dio d'Israele. Sotto i suoi piedi vi era come un pavimento lavorato in trasparente zaffiro, e simile, per limpidezza, al cielo stesso» (Esodo 24:9-10). Dopo di lui ci saranno i profeti ad ascoltare la Sua voce e vedere la Sua gloria. Cosa ha visto Mosè e quelli che erano con lui, appare chiaro dal testo, che più avanti informa che Dio “disse ancora: «Tu non puoi vedere la mia faccia, perché nessun uomo mi può vedere e vivere»” (Esodo 33:20). Il decalogo ci aveva invitato anche a non immaginarlo. Ogni umana raffigurazione è incapace di raggiungere il divino. Di certo l’incontro con Lui trasforma. Per questo credo che non dovremmo mai assumere comportamenti di facciata, per il cosiddetto quieto vivere. Come Paolo, avere la forza di tenere “le nostre spine nella carne”, perché la Sua grazia fa la differenza. Quando riesci a mostrare te stesso per come sei, scoprirai l’incredibile forza della vulnerabilità, perché quando siamo deboli ci scopriamo forti in Lui.

Lettura della Bibbia

22 febbraio Deuteronomio 16-18; Galati 1-2

23 febbraio Deuteronomio 19-21; Galati 3-4

24 febbraio Deuteronomio 22-24; Galati 5-6

25 febbraio Deuteronomio 25-27; Efesi 1-2

26 febbraio Deuteronomio 28-30; Efesi 3-4

27 febbraio Deuteronomio 31-33; Efesi 5-6

28 febbraio Deuteronomio 34; Giosuè 1-2; Filippesi 1-2

#devotional

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