• Elpidio Pezzella

La preghiera per il nuovo anno


Sul finire di ogni anno ci troviamo puntualmente a fare i conti con quanto fatto e a raccogliere i desideri, le speranze e le aspirazioni lasciate per strada per farle confluire e scorrere verso il nuovo anno. Qui fa immancabilmente capolino un interrogativo comune: Quali aspettative hai per la tua vita familiare, lavorativa o ministeriale? Probabilmente saranno le stesse che avevi pensato lo scorso anno e che non hai visto realizzarsi. Magari altre che sono rimaste solo dei buoni propositi, nonostante l’entusiasmo, l’impegno profuso e, per qualcuna, anche il coraggio mostrato. Altre ancora che saranno state accantonate per delle resistenze incontrate. Tra tutte però vi sono due attività personali che finiscono, ahimè, sempre fuori dai programmi: leggere la bibbia e pregare. Questa è la più grande contraddizione di un cristiano. Anche se si parte determinati, bastano pochi giorni per archiviare le migliori risoluzioni. Si ritiene che il libro della bibbia più letto a gennaio sia proprio la Genesi, proprio perché tutti iniziano. Eppure siamo consapevoli che senza l’aiuto del Signore i nostri progetti non avranno esito positivo, o quantomeno non produrranno nulla di significativo. La prima determinazione che voglio impormi è di presentarmi costantemente alla Sua presenza. Eviterò di aggiungere progetti senza passare prima dalla stanza della preghiera, perché probabilmente ciò che può cambiare tutto è cambiare prima me stesso. Per questo il prossimo anno intendo imparare a dipendere ancor di più dal Signore, a vedere e sentire come Lui vede e sente: “Apri i miei occhi, e contemplerò le meraviglie della tua legge” (Salmo 119:18). So che ci saranno momenti in cui non si muoverà una foglia; altri in cui la freddezza e l’indifferenza appariranno montagne invalicabili. Arriveranno voci di sconforto e desolazione. Sentirò lamentele di chi attende cambiamenti improcrastinabili mentre crescerà il desiderio di fuga. Voglio riuscire a discernere le situazioni e a comprendere quel che Egli vuole da e per me, nella speranza di vedere compiersi quel che non ho visto adempiersi finora. Vorrei chiarire cosa intendo per “preghiera”. Innanzitutto non credo si riduca a un rituale mattutino o si tratti di un esercizio mnemonico. Mi riferisco invece ad un’attitudine del mio essere a ricercare la guida del Signore in ogni momento, a condurre la mia persona nella Sua ombra, a zittire tutte le voci esterne e porre attenzione al dolce sussurro della Sua amorevole voce. Devo inoltre riconoscere che qualche volta ho amato quel che conoscevo su Dio più di Dio stesso, ecco perché la mia vita rimaneva essenzialmente la stessa. Imparavo sempre di più, ma non cambiavo mai. Posso così affermare di aver veramente conosciuto Dio quando quel che ho compreso ha cambiato radicalmente il mio cuore e la mia struttura mentale. Sono consapevole di dover ogni giorno di più scavare nella Sua parola per conoscere Dio e le Sue vie. Quanto poco so di Lui... e l’ignoranza di Dio resta l’arma più subdola nelle mani del diavolo. L’ignoranza e la presunzione di sapere possono recare danni irreparabili. Voglio allora ogni giorno ricordare a me stesso di non sapere mai abbastanza e allontanare ogni forma di orgoglio, perché “la conoscenza gonfia, ma l’amore edifica. Se qualcuno pensa di conoscere qualcosa, non sa ancora come si deve conoscere; ma se qualcuno ama Dio, è conosciuto da lui” (1 Corinzi 8:1b-3). Solo la preghiera mi aiuterà a spostare lo sguardo dalla mia persona a Dio. Voglio come il battista “che egli cresca, e che io diminuisca” (Giovanni 3:30). Al di là di ogni mio sforzo nel portare avanti impegni e progetti vari, è indiscutibile che “Colui che viene dall’alto è sopra tutti; colui che viene dalla terra è della terra e parla come uno che è della terra; colui che vien dal cielo è sopra tutti” (Giovanni 3:31). Io resto uno che viene dalla terra, e su questa polvere spero e prego che nel nuovo anno si levi ancora il mio Redentore.

Foto di Ashley Platell, https://freeimages.com/

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