• Carla Castaldo

Alzo le mani


Dopo aver vissuto quattrocento anni di schiavitù il popolo d’Israele fu condotto fuori dall’Egitto per opera di Mosè. Dio li aveva liberati per condurli nella terra promessa di Canaan, e una delle prime battaglie che dovettero affrontare fu quella contro Amalec, nipote di Esaù, il quale era intenzionato a fermare il piano che Dio aveva per loro (Esodo 17:8-15). Questa vicenda è esplicativa perché ci fa comprendere come il nemico delle nostre anime si serve di espedienti e/o di persone per intralciare il progetto che il Signore ha delineato per la nostra esistenza. Suo unico scopo è di provocare scoraggiamento, afflizione, ansia, paura, indifferenza e incredulità. Ciò che ci necessita è comprendere che Colui che vive in noi è più forte! Molto spesso, invece, ci limitiamo a combattere le nostre “guerre” con le armi della carne; cerchiamo in tutti i modi di trovare una soluzione, la via più semplice affinché ogni problema possa risolversi. Ma dall’evento narrato ricaviamo una lezione importante, quella che la vittoria sta nel non cessare mai di pregare: “E quando Mosè teneva le mani alzate, Israele vinceva; e quando le abbassava, vinceva Amalec” (v. 11). È una vera scoperta la rivelazione racchiusa in questo verso, perché si comprende come ogni dubbio, ogni perché fosse racchiuso in una sola parola: pregare. Pregare in ogni tempo, in ogni condizione e in ogni circostanza. Ed è proprio questo che fece Mosè quando si ritrovò a combattere contro Amalec; egli alzò le mani verso il trono della grazia, in segno di sottomissione e dipendenza verso Dio, cercando il Suo favore, perché sapeva che molto probabilmente senza quell’intercessione il popolo d’Israele sarebbe stato sterminato.

La difficoltà che Mosè, Aaronne, Cur e l’intero popolo d’Israele dovettero affrontare era legata alla loro sopravvivenza. Dinanzi ad un problema, anche di gran luna più piccolo, tendiamo a perdere le forze, ci scoraggiamo, smarriamo la visione di Dio, dimenticando che Egli tutto può e a Lui niente è impossibile. Questa vicenda ci vuole proprio far comprendere che anche nelle situazioni più disastrose, Egli è dalla nostra parte, perché ascolta il grido dei propri figli, e corre in loro soccorso. La preghiera è un’arma potente, e se fatta con fede arriva al cielo sconvolgendo ogni condizione. Infatti, quando Mosè abbassava le mani, Amalec vinceva. Il nemico non aspetta altro che una nostra arresa di fronte alle difficoltà; gioisce nel momento in cui perdiamo la comunione con Dio, e si rallegra quando quella “cameretta”, dove troviamo la massima intimità con Lui, diventa solo un luogo di passaggio. La Sua parola però ci ricorda: “Pregate in ogni tempo, per mezzo dello Spirito, con ogni preghiera e supplica; vegliate a questo scopo con ogni perseveranza” (Efesini 6:18). La preghiera dovrebbe essere continua e non sporadica; un’abitudine e non un atto isolato, unitamente a suppliche, umiliazioni, ringraziamenti, lode e adorazione.

Ma le mani di Mosè si facevano pesanti” (v. 12a). Questo è quello che accade durante le tribolazioni. Siamo umani e il più delle volte lo scoraggiamento e la paura di non farcela prendono possesso di noi. Ma “Aaronne e Cur gli tenevano le mani alzate, uno da una parte e l’altro dall’altra. Così le sue mani rimasero ferme fino al tramonto del sole. E Giosuè sconfisse Amalec e la sua gente passandoli a fil di spada” (vv. 12-13). Che fantastica squadra! Immaginate la scena? Mosè intercedeva con le mani alzate, Aaronne e Cur lo aiutavano sostenendo le sue braccia e Giosuè sferrando colpi di spada sconfisse Amalec. Tre persone diverse, ma un unico scopo. Quasi sicuramente se non ci fosse stata questa unione ci sarebbe stata la sconfitta del popolo di Israele. Molti soccombono sotto gli attacchi del nemico perché vogliono fare tutto da soli, pensano di farcela, ma il racconto di questa battaglia giunge fino a noi oggi, proprio perché anche in campo spirituale l’unione fa la forza: “Portate i pesi gli uni degli altri e adempirete così la legge di Cristo” (Galati 6:2). Ed è proprio con la preghiera che si adempie tale comando; tutti dovremmo sentirci intercessori pregando gli uni per gli altri, pregando anche e soprattutto per la chiesa del Signore, affinché anche noi possiamo essere sostenuti nelle nostre difficoltà dalle mani di Aaronne e Cur.

Scriverne e parlarne può sembrare facile, mentre metterlo in atto è diverso. La battaglia condotta in preghiera è contro forze spirituali; va fatta senza sosta anche quando sembra che nulla cambi. La nostra perseveranza smuove il mondo spirituale, perché nella preghiera c’è potenza e al tempo stabilito da Dio si vedrà manifestata la Sua giustizia. Per ciò che mi riguarda, se volessi scoraggiarmi e parlare da perdente dovrei dire che non vedrò mai la soluzione alle mie battaglie. Invece so che quando inizia un’opera la porta a compimento e che porta ad esaudimento le Sue promesse. Ciò che ci è richiesto è confidare nelle Sue promesse perché Egli è fedele. Le dobbiamo stringere con forza, come Mosè stringeva il bastone di Dio in mano, perché sicuramente la vittoria arriverà.

Foto di Shirley B, www.freeimages.com

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