• Elpidio Pezzella

Nudi come il re


Alla chiesa di Laodicea sono indirizzate delle espressioni tremende e, nello stesso tempo, le è chiesto di mettere a nudo una condizione nascosta o ignorata: «Poiché tu dici: "Io sono ricco, mi sono arricchito e non ho bisogno di nulla"; e non sai invece di essere disgraziato, miserabile, povero, cieco e nudo» (Apocalisse 3:17). Queste parole mi ricordano la favola del re nudo. La conosci?

In un paese molto lontano c’era un re che amava tanto avere bellissimi vestiti, usava tutti i suoi soldi per vestirsi elegantemente, senza curarsi né dei suoi soldati né del popolo. Amava andare in giro per sfoggiare abiti nuovi. Nel suo regno, un giorno arrivarono due imbroglioni, che si dicevano abili tessitori e asserivano di possedere un nuovo e formidabile tessuto, sottile, leggero come “tela di ragno” e meraviglioso, ma soprattutto invisibile agli uomini che non erano all’altezza della loro carica e a quelli stupidi. Convinto che con un vestito del genere avrebbe potuto scoprire chi nel suo regno non era all’altezza dell’incarico ricoperto e anche discernere fra gli stupidi e gli intelligenti, l’imperatore decise che quella stoffa dovesse essere tessuta per lui. Elargì ai due truffatori molti soldi, affinché potessero cominciare a lavorare subito. Assalito, ben presto, dalla curiosità di conoscere l’andamento dei lavori, ma anche un po’ inquieto al pensiero che gli stupidi o chi non era adatto al suo incarico non potessero vedere la stoffa, pur non temendo per se stesso, preferì affidare quest’incombenza a un altro.

Toccò al suo primo ministro, uomo di buonsenso e certamente capace di fare il proprio lavoro, andare a verificare come stesse venendo il vestito. Entrato, però, nel salone dove i due truffatori si affannavano intorno a un telaio vuoto, non riuscì a vedere nulla; ovviamente non lo disse; anzi, esclamò: “È splendida! Bellissima! Che disegni e che colori! Sì, sì, dirò all’imperatore che mi piacciono moltissimo”. Ciò consentì ai truffatori di chiedere altri soldi, seta e oro, necessari a loro dire per tessere, ma che si misero in tasca, senza che sul telaio giungesse mai nulla. Lo stesso accadde con un altro cortigiano inviato dall’imperatore. Poiché tutti in città avevano saputo dello straordinario potere della stoffa ed erano ansiosi di scoprire quanto stupido o incompetente fosse il loro vicino, l’imperatore volle vederla personalmente mentre era ancora in lavorazione.

I due truffatori si esibirono anche con lui nell’ignobile pantomima: “Come sarebbe!” pensò tra sé e sé l’imperatore: “Io non vedo nulla! È terribile! sono forse stupido? O non sono degno di essere imperatore? È la cosa più terribile che mi possa capitare”, ma subito proruppe: “Oh, è bellissima! Avete la mia piena approvazione”. Ammirò, osservandolo soddisfatto, il telaio vuoto. Il suo seguito guardò con attenzione, e non scoprì niente di più; tutti, però, si mostrarono entusiasti e gli consigliarono di farsi un vestito con quella nuova meravigliosa stoffa e di indossarlo per la prima volta al corteo che doveva avvenire tra breve. L’imperatore fu d’accordo e consegnò ai truffatori la Croce di Cavaliere e il titolo di Nobili Tessitori.

Tutta la notte che precedette il corteo i due restarono alzati con sedici candele accese, così che la gente potesse vedere quanto si dessero da fare per preparare il nuovo vestito dell’imperatore: finsero di togliere la stoffa dal telaio, tagliarono l’aria con grosse forbici e cucirono con ago senza filo, infine annunciarono che il vestito era pronto. Inutile dire che l’imperatore sfilò senza vestiti per le vie della città, di fronte a una folla di cittadini i quali applaudiva e ne lodavano a gran voce l’eleganza, pur non vedendo alcunché nemmeno essi e sentendosi segretamente colpevoli di inconfessate indegnità. Fu un bimbo a spezzare l’incantesimo, gridando con innocenza: “Il re è nudo!” Ciononostante, il sovrano continuò imperterrito a sfilare come se nulla fosse successo.

Sarà pure una favola, ma la storia è emblematica. Quanti truffatori avrai incontrato lungo il viale della tua esistenza. Forse qualcuno ha provato ed è riuscito a vestirti con il malaffare. Chissà, potresti essere uno che si è vestito con droga, alcool o prostituzione. Molto più probabile che tu stesso abbia tessuto abiti di falsità e menzogna. La verità è che, seppur vestiti, il peccato spoglia di tutto. Non lo vediamo, o forse come il re e i suoi sudditi fingiamo di vedere ciò che non è. Vuoi mica essere trattato come il re? Personalmente sono qui, proprio come quel bambino senza remore, a gridarti: “Sveglia, sei nudo”, e se lo faccio è perché ti amo. Lasciati rivestire dall’amore di Dio, alla stregua del figliol prodigo, riabbracciato dal padre che lo reputava perduto. Anche se siamo denudati e derubati abbiamo un Padre che non esita a venirci incontro, pronto a rivestirci totalmente. Come il padre della parabola è disposto a rivestirci con abiti nuovi e ridarci quella dignità di cui il peccato e i suoi molteplici raggiri ci hanno privato. Anche ora Egli è Colui che dice: “Ecco, io sto alla porta e busso; se qualcuno ode la mia voce ed apre la porta, io entrerò da lui, e cenerò con lui ed egli con me. A chi vince concederò di sedere con me sul mio trono, come anch'io ho vinto e mi sono posto a sedere col Padre mio sul suo trono” (Apocalisse 3:20-21).

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Foto di Thomas Picard, www.freeimages.com

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