• Elpidio Pezzella

Dio fa grandi cose


Siamo troppo condizionati nel dare una misura all’azione di Dio da metterla in relazione con ciò che i nostri occhi vedono. Così come Samuele fu ripreso a non soffermarsi all’esteriore, altrettanto noi siamo invitati ad elevare i nostri pensieri quanto più vicino a quelli del Signore. Ecco allora che la dimensione dell’edificio di una chiesa non potrà mai essere la misura della portata del potere divino né tanto meno il metro di un ministero. Il Signore fa grandi cose a prescindere della grandezza dei locali, delle chiese e soprattutto degli uomini e dei loro sforzi. Per questo vorrei incoraggiare tanti servitori a concentrarsi piuttosto su quello che Lui vuole e può fare attraverso la loro comunità.

Per focalizzare l’obiettivo di Dio fondamentale è innanzitutto porsi delle domande, del tipo: “Il modo di pensare della chiesa è sano? Sto insegnando il Vangelo? Ho una visione e una passione per raggiungere le persone? Sono trasformate le vite di coloro che frequentano?” Se le risposte sono positive, allora si sta costruendo su fondamenta solide. Il desiderio dei conduttori è vedere che le chiese crescano, non tanto per vanagloriarsi, ma per gioire del numero dei salvati. Comunque sia, il Signore resta il padrone del campo e quindi la dimensione è questione Sua. Il nostro compito è esclusivamente di servire con impegno, condurre bene, con tutto il cuore e lasciare il resto a Lui. Non possiamo ignorare però che sono molteplici le lotte e le difficoltà del ministero, quindi è facile, e quantomeno umano, scoraggiarsi. Mai arrendersi però. Ecco il perché di alcune indicazioni che potrebbero essere di aiuto, se ci lavoriamo assieme.

Un primo passo potrebbe essere comprendere cosa ha favorito e favorisce la partecipazione delle persone alla propria comunità rispetto ad altre. I motivi potrebbero essere vari, oscillando dalla portata ministeriale all’offerta cultuale: la tipologia delle riunioni, l’accoglienza amorevole e compassionevole riservata, il carisma ministeriale del responsabile o dei collaboratori. Non si escluda anche la ricettività della struttura e gli spazi disponibili, parcheggio in primis. Personalmente sono restio alla creazione di attività come diversivi per attirare le persone, offrendo ricreazione e divertimento piuttosto che lavorare sulla spiritualità e implementare la passione per le anime. Ritengo che siamo chiamati a sviluppare quello che abbiamo ricevuto dal Signore e che Egli ha notato in noi prima di altri, muovendoci sempre e solamente su un asse spirituale, pur unendo ad essa solidarietà e socialità. Non per questo dobbiamo lasciare al caso ogni realtà oggettiva, aspettando che le cose accadano in maniera imprevista, ma scoprire modi e opportunità per sfruttare e trafficare al meglio i talenti affidatici.

Avere come obiettivo principale la realizzazione di grandi edifici ecclesiali per ospitare tante persone rischia di porre in secondo piano l’opera di redenzione e salvezza. Resta netta la differenza tra il partecipare ad una comunità e il riconoscersi salvato dalla grazia divina. Non sono contrario alle mega chiesa. Preferisco la comunità che si riempie più volte nell’arco della stessa giornata, perché quel che conta non è la riunione ma le persone. Per quanto affascinante possa apparire, i grandi numeri sono all’origine di non poche perplessità e grattacapi per chi è chiamato a gestire e per gli stessi credenti. Per questo molti optano per una piccola comunità, con un numero di fedeli più contenuto, dove le decisioni sono più veloci e si risponde più rapidamente alle aspettative delle persone, le quali si sentono per questo maggiormente curate e soddisfatte. In questi contesti lo sperimentare l’agire di Dio diventa molto più personale e a portata di mano, e l’approccio al ministero richiede un tempo più breve. Lo si avverte più vicino e questo fa sentire le persone a casa. Chi fa da guida deve avere la sensibilità di mantenere in equilibrio l’intimità di coloro che sono membri, con la possibilità di allargare la comunità a nuove persone, accogliendole e facendole sentire a casa. In questo va sempre incoraggiata la comunità ad essere aperta ad ospitare e fare amicizia. Ciò che intendo sottolineare è che le persone devono essere attirate non dai grandi eventi o dalle serate speciali, ma dal messaggio del Vangelo e dal suo riflesso nel nostro stile di vita.

Un secondo elemento che spinge alla crescita del ministero è quando questo si prodiga con amore e passione a piantare semi che portano frutto duraturo come l’amore, la gentilezza, la compassione ma anche la generosità e l’incoraggiamento. Un altro seme che non può mancare è discepolare una nuova generazione di guide spirituali (leader), prepararli al ministero e alla missione. Questo sviluppo, questa crescita progressiva non riguarda solo le chiese di una certa dimensione, perché il Signore non fa favoritismi. Egli cerca solo umiltà e disponibilità a raggiungere le persone spiritualmente bisognose, innalzando il nome di Gesù. Il Signore vuole benedire la Sua chiesa, qualunque sia la sua grandezza, ma il Suo favore non è un qualcosa che arriva su richiesta. Esso è un tocco divino che porta il soprannaturale nel naturale, cambia vite e porta tra i fedeli il Suo regno.

Un altro suggerimento per quanti sono già guide è incrementare tre capacità che possono essere un valido sostegno: efficacia, efficienza e eccellenza. Per essere maggiormente efficaci è fondamentale avere chiaro in mente il risultato che si vuole raggiungere. Qualunque sia l’area d’azione è necessario avere un obiettivo. L’efficienza cresce se si stanno raggiungendo gli obiettivi usando meno tempo, meno energia e meno risorse. Deve essere un percorso in crescendo nell’impegno e lo zelo così da raggiungere l’eccellenza, ossia il massimo della perfezione possibile. Quando la Regina di Seba visitò il re Salomone (1 Re 10) l’eccellenza del Regno di Israele ebbe su di lei un forte impatto. Noi dovremmo avere lo stesso effetto sulle nostre comunità e sulle persone a noi affidate. Il mio sincero impegno punta con tutta umiltà a ripiantare in quanti già mi circondano e in chi incontrerò la passione, il desiderio, l’amore e la coerenza. Spero tu ti unisca a me e ti adoperi in tal senso, così da formare e sviluppare collaboratori potenti nello Spirito e sani nella dottrina.

___

Foto di Benis Arapovic, www.freemages.com

#leadership #chiesa #fede #it

101 views