• Elpidio Pezzella

Le mani del Padre


Tuttavia, o Eterno, tu sei nostro padre; noi siamo l’argilla e tu colui che ci formi; noi tutti siamo opera delle tue mani.

Isaia 64:8

Isaia si sofferma a demarcare alcuni aspetti riguardanti il popolo di Israele, reduce da ben due esili, e che versava in una condizione di profonda desolazione e bisognoso dell’intervento divino. Il profeta è tristemente conscio che nessuno invoca il Suo nome, e per questo è lui stesso a pregare. Quando si è in balia dell’iniquità non si riesce più a percepire la voce di Dio, ma dal fondo delle nostre macerie si leva una flebile voce a Dio: “Scendi, non ricordarti delle nostre iniquità!” (v. 9).

Il profeta dopo aver implorato afferma: «Tuttavia, Signore, tu sei nostro padre…» presentando Dio come un Padre e noi tutti come figli. In questo Isaia si fa precursore del Cristo, facendo scaturire l’aiuto di Dio non da opere compiute bensì dall’amore che Egli ha quale padre verso i suoi figli, come il padre amorevole della parabola di Luca. Quel semplice avverbio “tuttavia” racchiude la rivelazione data già ai profeti che è Dio, quale Padre, ad avvicinarsi e non viceversa. Noi siamo l’argilla e Lui il vasaio, nonostante la fragilità del nostro essere, siamo terra nelle Sue mani. Egli è colui che può dare forma alla nostra vita perfezionandola, migliorandola con nuove possibilità.

Il profeta Geremia (18:1-6) narra di aver assistito all’opera di modellamento del vasaio, osservando come l’argilla si spacca e si rompe nelle sue mani e di come questi non la butti via, ma la ricollochi sulla ruota e daccapo ne faccia un vaso nuovo. Quella visione apre il cuore di Geremia alla visione dell’Eterno che, proprio come il vasaio fa con quell’opera, fa con i suoi figli. Mentre il grido di Isaia era un richiamo ad un intervento da parte di Dio, che sembrava lontano e che avesse abbandonato il Suo popolo; in Geremia lo stesso messaggio proviene dall’altra parte. È Dio ad affermare di essere un vasaio e noi argilla nelle Sue mani, conscio che il lavoro che ci si pone di fare non sempre arriva a compimento in maniera spedita e senza rotture e crepe. Se pur ci fossero crepe il Signore non butta via l’argilla, anche perché spesso le crepe sono altri e non Lui ad averle causate. Egli, però, con pazienza ed amore bagna l’impasto con lo Spirito ammorbidendolo, per poi rimetterlo sulla ruota per crearne un’opera nuova, un vaso nuovo. In questo vaso, poi, deposita il Suo Spirito e la Sua parola.

Nel Suo agire il Signore applica delle “variabili”: se c’è pentimento potrebbe lasciare quel vaso rotto ed in altri fare un’opera nuova, un vaso nuovo. Altre volte, poi, pur avendo deciso di piantare ed edificare potrebbe fermare l’opera. Dinanzi al Suo agire viene spontaneo fare delle domande, ma in quanto Dio ha l’ultima parola, mentre noi restiamo argilla nelle Sue mani. Siamo chiamati ad avere la stessa consapevolezza di Isaia, quando affermava che Colui che ha le Sue mani su noi è nostro Padre ed è grande in benignità e misericordia. Ci viene richiesto di maturare nella fede che ci relaziona a Dio, affinché nelle situazioni di desolazione possiamo essere in grado di assumerci le responsabilità derivanti dalle nostre azioni, che sono tali perché frutto del nostro peccato. Se non riusciamo più a vederLo o sentirLo non è perché si è allontanato da noi, non potrebbe e mai lo farebbe, Egli è il Padre! Sia che Dio decida demolire, abbattere o distruggere sia di piantare ed edificare, tutte le azioni hanno in comune la Sua mano. Se le mani del Padre sono sull’argilla anche nell’attività di distruzione o abbattimento possiamo essere certi che nessuno si perderà! Il nostro unico compito sarà dire: “Signore, sono come argilla nelle Tue mani, modellami poiché tu sai cosa è buono per la mia vita”.

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Devotional 8/2020

Piano di lettura settimanale della Bibbia

17 febbraio Levitico 21-22; Matteo 28

18 febbraio Levitico 23-24; Marco 1:1-22

19 febbraio Levitico 25; Marco 1:23-45

20 febbraio Levitico 26-27; Marco 2

21 febbraio Numeri 1-2; Marco 3:1-19

22 febbraio Numeri 3-4; Marco 3:20-35

23 febbraio Numeri 5-6; Marco 4:1-20

Foto di Mario Alberto Magallanes Trejo, https://freeimages.com

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