• Elpidio Pezzella

Non abbandonate la comune adunanza


Costretto all'isolamento, lasciato all'evolversi della malattia, "impuro, impuro” si gridava al lebbroso dai tempi del levitico. Ai nostri i giorni stiamo vivendo qualcosa di storico, mai conosciuto prima, almeno per la maggior parte di noi. Siamo lontani dall’ultimo conflitto bellico, e di pandemia non avevamo mai sentito parlare se non in qualche ricordo dei più anziani. Purtroppo, e senza alcuna possibilità di esserne esentati, stiamo facendo i conti con un problema che sta impattando tremendamente la nostra dimensione ecclesiale, stravolgendo calendari e attività, interne e esterne. Quando si sono manifestati i primi contagi e alcune regioni hanno decretato la chiusura dei luoghi pubblici, il rimanente della famiglia spirituale si è fatto carico di intercedere e sostenere quelli colpiti. Ora che invece i provvedimenti stanno riguardando tutti, mi domando: "Chi sostiene chi? E come?"

Alla luce delle ultime indicazioni del Governo, alcune grandi realtà evangeliche hanno ordinato la chiusura preventiva dei locali di culto, e nelle ultime ore molte si stanno accodando. Altre hanno sospeso le attività dedicate ai bambini e consigliato agli anziani di astenersi dal recarsi in chiesa. Chi apre e prosegue deve garantire oltre la sanificazione dei locali e attrezzarsi di detergenti e igienizzanti, ma gli spazi minimi di sicurezza richiesti si stanno rivelando una vera sfida. Il luogo dove ci si stringe in preghiera, dove i credenti si raccolgono per vivere la comunione fraterna e condividere la Parola di Dio, deve essere trasformato in un’area con tante zone di microisolamento: ogni posto deve avere almeno un metro di distanza tutto intorno. Considerato che durante la lode le persone alzano e allargano le braccia bisognerà raddoppiarlo lateralmente.

La comunità cristiana è svuotata così delle sue peculiarità di accoglienza, condivisione e fraternità. Pur comprendendo lo spirito delle precauzioni, che senso ha andare in chiesa e non potersi salutare, sedersi ma tutti come dei “lebbrosi”, perché non si sa mai… Non ragionare così! Indubbiamente, la salute prima di ogni cosa. Proclamiamo responsabilità e attenzione dai pulpiti, ma Dio resta sovrano e nulla dovrebbe impedirci di testimoniare la fede biblica: “anche se berranno qualche veleno (in latino VIRUS), non ne avranno alcun male” (Marco 16:18).

Da quando è scoppiato il caso e sono state applicate le prime restrizioni, ho percepito che ci saremmo ritrovati a vivere una situazione peggiore della persecuzione. Quando sei perseguitato, riesci a riconoscere e identificare il nemico, puoi avvalerti dell’aiuto e della vicinanza di chi condivide la fede. Sai pro e contro chi pregare. Qui ora le cose stanno purtroppo diversamente. Non vedi da chi fuggi e non puoi andare da nessuno, perché potresti essere inconsapevolmente tu stesso “contagioso”. Allora lontano da tutti e vicino a nessuno.

In tutto questo percepisco un altro grande pericolo. La quasi totalità delle chiese evangeliche è in locali in affitto e si autosostiene, spaccando il centesimo per onorare tutti gli impegni mensili. Questo vuol dire che se le persone per ragioni di età, limitazioni di spazio, timore ed ansia comprensibili non andranno in chiesa, non potranno espletare il loro gesto contributivo verso l’opera, alcune comunità dovranno fare i conti anche con le difficoltà economiche. Allora mi sento di gridare a molti, a quelli più sensibili: “Non abbandonate la comune adunanza”. Anche se non possiamo riunirci insieme, anche se i locali dovessero essere chiusi, non abbandoniamo la nostra chiesa, dimenticando di sostenerla e provvedere secondo liberalità.

Manteniamo ferma la confessione della nostra speranza, senza vacillare; perché fedele è colui che ha fatto le promesse. Facciamo attenzione gli uni agli altri per incitarci all'amore e alle buone opere, non abbandonando la nostra comune adunanza come alcuni sono soliti fare, ma esortandoci a vicenda; tanto più che vedete avvicinarsi il giorno”. Ebrei 10:23-25 (Nuova Riveduta)

Vorrei ribadire e chiarire che comprendo qualunque sia la posizione adottata da ogni singola chiesa, e non intendo minimamente suscitare polemiche pro o contro alcuno. Di certo i pastori e i corpi ministeriali hanno serie difficoltà nell'optare per la soluzione più giusta. Sicuramente sarà loro richiesto uno sforzo particolare per non far mancare la cura pastorale a tutto il gregge, trovando modo e opportunità di essere vicino a tutti. Dal mio piccolo e modesto pulpito, esorto (al pari dello scrittore agli Ebrei) quelli a me più vicini e tutti i lettori a "incitarci all'amore e alle buone opere", affinché la fede di nessuno abbia a spegnersi, perché "fedele è colui che ha fatto le promesse". Nessuna ansia o paura abbia a diffondersi, perché Cristo resta al timone della nostra barca, e seppur dorme è con noi.

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Alcune norme precauzionali

da applicare in modo prudenziale e per tutelare tutti, non solo le fasce più deboli.

Innanzitutto limitare l'afflusso dei bambini, suggerendo ai genitori di alternarsi nella partecipazione alle riunioni.

Consigliare agli anziani di non uscire e quindi di limitare la loro partecipazione.

Procedere alla sanificazione dei locali di culto.

Installare un dispenser con igienizzante all'ingresso. Data la difficoltà a reperirli, in alternativa consigliare ai credenti di igienizzarsi le mani all’ingresso con detergenti personali o utilizzando i bagni muniti di saponi e rotoloni.

Evitare di salutarsi con il bacio. Distanziare i fedeli nella seduta, alternando i posti nei locali. Sedendo quindi a scacchiera.

Ove i locali non lo consentono si potrebbe valutare di avere più riunioni con una minor partecipazione, così da consentire a quanti lo desiderano di condividere il culto, sempre con il massimo delle precauzioni e nel rispetto delle disposizioni in materia.

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