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  • Immagine del redattoreElpidio Pezzella

Edificati sulla pietra angolare

Siete stati edificati sul fondamento degli apostoli e dei profeti, essendo Cristo Gesù stesso la pietra angolare, sulla quale l’edificio intero, ben collegato insieme, si va innalzando per essere un tempio santo nel Signore.

Efesini 2:20-21

La lettera agli Efesini è una di quelle scritte durante la prigionia dall’apostolo Paolo, il quale presenta il ruolo della chiesa come luogo di Dio, attingendo al mondo delle costruzioni e rappresentandola come un edificio. Di fronte al rischio di costruzioni sempre più accentrate sul ruolo di qualche ministero umano, lasciamo che la Scrittura sia lampada sul nostro sentiero. Non solo, per mezzo di lui, secondo Efesi, ebrei e gentili trovano la giusta collocazione. Infatti, l’opera riconciliatrice di Cristo ha portato ebrei e gentili nella famiglia di Dio, quali figli di un unico Padre, “concittadini dei santi e membri della famiglia di Dio”. Per quest’opera, ogni credente, ad ogni latitudine, è posto sulle pareti di questa costruzione. Il testo paolino si presta a una duplice l’interpretazione. La prima è quella classica della pietra angolare come base e fondamento della Chiesa. Gli orientali consideravano la pietra maestra angolare addirittura più importante delle fondamenta, e per questo era detta “prima pietra”. Nell’edificio di Dio, la pietra angolare, insostituibile e stabile base, rimane Gesù Cristo, sul quale tutto l’edificio, apostoli e profeti inclusi, ben collegato insieme, si va innalzando per mezzo dello Spirito. Si noti una delle essenziali caratteristiche della Chiesa, ossia l’essere «edificata sul fondamento degli apostoli e dei profeti», che fondano a loro volta sulla pietra angolare. Ciò non significa una continua successione di primato e guida come inteso dalla Chiesa cattolica romana, ma che la Chiesa è apostolica in quanto fedele all’insegnamento apostolico del Nuovo Testamento.


La seconda interpretazione vede in Cristo, pietra angolare, la chiave di volta (o pietra del cantone) del nuovo edificio. In questo caso Cristo è colui che unisce tutta la Chiesa, edificata su di Lui, e ne è anche il compimento: “capo e compitore” (Ebrei 12:2). In questa prospettiva, l’insegnamento apostolico rimane la base, mentre Cristo è la chiave di volta, cioè l’apice della fede cristiana, il sostegno unico della Chiesa senza il quale l’edificio spirituale non potrebbe sussistere. Egli è il primo e l’ultimo (Apocalisse 1:17), il principio e il terminale di ogni predicazione biblica. Questo simbolismo il più delle volte è mal compreso, per via di una confusione ricorrente fra la “pietra angolare” e la “pietra” cui si riferisce il testo di Matteo: “Tu sei Pietro, e su questa pietra costruirò la mia Chiesa, e le porte dell’inferno non prevarranno su di essa” (16:18). Non si può confondere Pietro con Cristo stesso, poiché è solo quest’ultimo a essere designato come “pietra angolare”. Allo stesso modo nessuno può prenderne il posto. Cristo è il sostenitore di tutte le cose (Ebrei 1:3), anche se è stata la pietra che gli edificatori hanno rigettato, secondo Salmi 118:22 e ripreso nei Vangeli. Auspico che possiamo porre attenzione affinché non sia rigettato dai nostri culti, dalla nostra devozione, sempre più desiderosa di immagini e rappresentazioni, il cui grande rischio è la deriva di un vitello d’oro. Restiamo nella consapevolezza apostolica che “la pietra che è stata da voi edificatori sprezzata, è divenuta la pietra angolare” (Atti 4:11).


Su questo fondamento poggia l’intera costruzione, l’edificio “ben collegato insieme”, secondo Paolo, e che si innalza per essere un tempio santo. Eppure nello specifico, ciascuno avrebbe da ridire di quanto sia complesso tenere i credenti “ben insieme”, senza urtare l’uno o l’altro. La verità è che le nostre relazioni non possono inficiare l’opera spirituale che lo Spirito sta compiendo nel segreto. Lo stesso che rende possibile la nostra santificazione, anche se parlarne è sempre ostico dato che i credenti sono sempre più propensi ad una fede leggera e senza pressione. Nella Scrittura oltre seicento citazioni parlano in qualche modo di santità, santificazione e santificarsi. Una volta salvati, siamo “edificati” su Cristo, posti ad essere parte dell’edificio. Lo Spirito opera per ben collegarci alle altre parti, trasformandoci nella santità e rendere Cristo visibile nella nostra vita. Questo rende riconoscibile la santità della costruzione spirituale. Lo Spirito ha il compito di mostrare ad ogni credente che non ci può essere comunione tra l’oscurità e la luce, tra ciò che è male e ciò che è bene, generando in lui il desiderio di allontanarsi dal peccato per vivere in modo da piacere a Dio. La Scrittura parla di una santificazione che abbiamo in Cristo davanti a Dio, che ci viene impartita quando andiamo alla croce di Cristo e le vite macchiate dal peccato vengono purificate, le vite condannate vengono perdonate. Poi c’è una santificazione per la quale dobbiamo lottare. “Procacciate la pace con tutti e la santificazione, senza la quale nessuno vedrà il Signore…” (Ebrei 12:14).


 

Piano di lettura settimanale

della Bibbia n. 49

27 novembre Ezechiele 30-32; 1Pietro 4

28 novembre Ezechiele 33-34; 1Pietro 5

29 novembre Ezechiele 35-36; 2Pietro 1

30 novembre Ezechiele 37-39; 2Pietro 2

01 dicembre Ezechiele 40-41; 2Pietro 3

02 dicembre Ezechiele 42-44; 1Giovanni 1

03 dicembre Ezechiele 45-46; 1Giovanni 2


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