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  • Elpidio Pezzella

Gesù mette in mezzo

Ed egli disse all’uomo che aveva la mano secca: «Alzati in mezzo a tutti!».

Marco 3:3

L’evangelista ci offre un chiaro quadro di quanto sta accadendo: “Poi egli entrò di nuovo nella sinagoga, e là c’era un uomo che aveva una mano secca. Ed essi lo stavano ad osservare per vedere se lo avesse guarito in giorno di sabato, per poi accusarlo” (vv. 1-2). Anche Matteo (12:9-14) e Luca (6:6-11) scrivono che all’interno della sinagoga di Capernaum c’è un uomo con un serio problema fisico. I presenti vedendo entrare Gesù sono certi che non resterà indifferente nonostante sia giorno di sabato. Ed infatti non sbagliano. Il Maestro non resiste, anzi è indignato dal loro atteggiamento da provocarli pubblicamente. Prima si rivolge al “malato” chiedendogli di alzarsi, di collocarsi al centro della gente, così che tutti lo possano vedere. Gesù cerca poi di spostare l’attenzione sul soggetto che ha bisogno di aiuto chiedendo ai suoi interlocutori: “È lecito in giorno di sabato fare del bene o del male, salvare una vita o annientarla?” (v. 4). Non c’è risposta, perché fare del male non era lecito in nessun giorno, mentre sempre andava fatto del bene e salvata una vita. Quella domanda ha un significato anche per noi, che siamo sempre condizionati dal pensiero del tempo in cui viviamo. Marco dice che quelli tacevano, non sapevano cosa rispondere. Il loro silenzio prendeva in considerazione addirittura la sua eliminazione fisica perché se la predicazione di Gesù fosse proseguita, avrebbero perso il loro prestigio e il loro potere sul popolo. Per la serie “morte sua, vita nostra”.


Fa male al cuore constatare come nel luogo adibito all’incontro con Dio non si tenga conto di chi soffre o necessiti di essere accolto. La sinagoga del racconto può essere assimilata ai nostri luoghi di culto, mentre i farisei a coloro che vi entrano per giudicare, sindacare e finanche condannare l’agire divino. Gesù ribalta tutto, ancora una volta. E meno male! Demolisce gli schemi e punta il sofferente, dalla mano secca, ossia paralizzata. La terminologia greca non consente di determinare la natura della malattia né quando abbia avuto inizio. Di certo l’uomo è un malato incurabile e la malattia, forse non sanata con decisione al suo nascere, si era col tempo acutizzata, tanto da divenire cronica. Possiamo supporre che questa sua condizione di inabilità lo induca ad isolarsi, a porsi ai margini della società, nell’ombra della sinagoga, perché in imbarazzo. Si sentiva “diverso”. Per il suo popolo la malattia era sinonimo di peccato, sarà stato messo da parte e considerato impuro (lontano da Dio) e impossibilitato a vivere (mano paralizzata). Poi arriva Gesù e lo invita a mettersi al centro, e quindi ad uscire dal suo isolamento. Di conseguenza quelli che erano lì per Dio devono vederlo e interrogarsi. Senza aspettare una risposta degli “accusatori”, che mai sarebbe arrivata, comanda all’uomo di stendere la sua mano e lo guarisce. “E i farisei, usciti, tennero subito consiglio con gli erodiani contro di lui, come farlo morire” (v. 6).


Differentemente da altri miracolati, abbiamo di fronte un uomo che non chiede nulla, anzi neanche si esprime. La sua condizione parla per lui. La sua mano dice che non può lavorare, non può gestire la propria vita pienamente e deve dipendere da altri come un paralitico, quello della piscina di Betesda o quello calato dal tetto. In questo caso è Gesù a prendere l’iniziativa. Le sue parole sono un’esortazione a reagire, ad alzarsi prima, come a resuscitare, a prendere consapevolezza della vita. Poi, a stendere la mano, quella che nascondeva, proprio quella. E nel momento in cui “Egli la stese e la sua mano fu risanata come l’altra” (v. 5). Se quell’uomo non dice niente, non ringrazia Gesù, e ritorna nuovamente nell’ombra della storia, ha però il merito di aver obbedito alle parole del Maestro. L’agire di Gesù invece parla ancora oggi e reclama il nostro coraggio a vivere la fede senza alcun timore, senza condizionamenti, a riportare “le sinagoghe” ad essere luogo di accoglienza e soccorso. Echeggino, inducendoci a riflettere le Sue parole: “Questo popolo si accosta a me con la bocca e mi onora con le labbra; ma il loro cuore è lontano da me” (Matteo 15:8).


 

Piano di lettura settimanale

della Bibbia n. 05

23 gennaio Esodo 7-8; Matteo 15:1-20

24 gennaio Esodo 9-11; Matteo 15:21-39

25 gennaio Esodo 12-13; Matteo 16

26 gennaio Esodo 14-15; Matteo 17

27 gennaio Esodo 16-18; Matteo 18:1-20

28 gennaio Esodo 19-20; Matteo 18:21-35

29 gennaio Esodo 21-22; Matteo 19



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