• Elpidio Pezzella

Il leader e la consapevolezza di sé


Risulta ancora complicato proporre il tema della leadership in contesti spirituali, soprattutto per preconcetti legati ai termini più che alla sostanza. Così resta per molti ancora un tabù quando nella pratica potrebbe essere anche stimolante e piacevole. In ambito lavorativo chi ne ha fatto il suo pane quotidiano ha scoperto come sia possibile raggiungere posizioni, che non aveva mai pensato di poter gestire, e traguardi, che non aveva mai sognato di tagliare. È anche vero che se alcuni sono leader naturali, che si elevano dalla massa in modo spontaneo e senza alcuna formazione specifica, tutti gli altri potrebbero migliorarsi. Suggerisco agli scettici di leggere, se preferiscono, “leader” con guida o responsabile, e di intenderlo come “trascinatore” senza confonderlo con chi esercita un potere e basta.


Devo ammettere che in ambito ecclesiale, un nutrito numero di persone si fregia del titolo di “leader” senza conoscerne il pieno significato e/o dedicare un minimo di tempo per incarnarlo. Questo certamente non favorisce nessuno, anzi aumenta il senso di repulsione e non incoraggia quelli che vengono a ruota. Personalmente, anche se non sono ancora esaurientemente esperto, ho visto alcuni uomini carismatici spingere comunità e folle nei sentieri del cristianesimo senza mai arrogare alcuna pretesa. Sul piano opposto ho dovuto riconoscere che i leader più inefficaci sono quelli che pongono maggiormente l’enfasi sui loro titoli o su una presunta autorità divina. Guardando ad entrambi mi studio continuamente di allargare i miei orizzonti.


Concordo con chi sostiene che il problema più diffuso dell’attuale leadership mondiale è la mancanza di autoconsapevolezza, ossia la conoscenza delle proprie capacità e dei propri limiti. Infatti, la chiave principale della leadership è l’essere coscienti di sé stessi e il sapersi valutare onestamente. Tutti possiamo argomentare, ma anche sbagliare. Se non si riconosce questo non si possono tenere ben in mente le proprie debolezze e schivarle. Senza la consapevolezza di sé non si possono prendere le decisioni migliori per affrontare e risolvere nel modo ottimale l’eventuale problema con il quale si è chiamati a confrontarsi. Siccome nessun leader potrà mai essere perfetto, la consapevolezza dei propri limiti dovrebbe imporre, o almeno suggerire, di non fare corsa solitaria, ma di avvalersi delle capacità altrui e fare quindi squadra. Alcuni segni possono essere rivelatori di un atteggiamento errato e meritevoli di azioni correttive, volte al miglioramento di sé stessi e del servizio cui si è preposti o chiamati per vocazione.


Non raggiungi gli obiettivi

Se è un dato di fatto che ognuno fallisce, ossia non sempre si raggiungono tutti gli obiettivi prefissati, per il leader funziona diversamente. Dato che “un cieco non può condurre un altro cieco”, quelli che falliscono in modo consistente e continuamente non possono essere leader. Se hai un incarico ecclesiale con precisi obiettivi (o li hai ricevuto da chi ti ha incaricato o li hai posto tu quando hai cominciato) e anno dopo anno non riesci a raggiungerli, sarà il caso di fermarsi, guardarsi allo specchio e porsi qualche domanda. O sono da rivedere gli obiettivi o probabilmente non sei il leader che pensi di essere.


La tua squadra cambia continuamente

Le attività da svolgere non richiedono sempre del talento e parte di esse potrebbero essere demandate a coloro che compongono la nostra squadra. Se nel mondo degli affari i dirigenti vanno e vengono, solitamente i migliori leader si circondano di altri leader: persone che si ispirano a lui e che hanno quel che a lui manca. Un buon leader è in grado di riunire intorno a sé una squadra per portare avanti i progetti. Se guardi alla tua vita da leader e scopri che sei l’unico a destra e a sinistra, che attorno a te non hai nessuno, allora c'è qualcosa che non va. Non c'è niente di sbagliato nell’aggiungere nuove persone alla squadra, ma se l’opera che curi è una porta girevole da cui i collaboratori entrano ed escono, probabilmente non sei il leader che pensi di essere.


Non sei focalizzato sull’azione

Se pensi che la leadership (essere alla guida) sia solo una visione da contemplare e guardare da lontano sei fuori strada. Se ti concentri a guardare al futuro, a quello che potrebbe essere, e ti dimentichi i passi necessari che devi compiere per arrivarci, allora le tue capacità sono discutibili. Un leader non sta fermo a guardare, non solo compie i passi necessari ma fa sì che la visione si concretizzi attraverso gli altri: inizia, mostra agli altri cosa e come procedere, poi lascia continuare gli altri sovraintendendo. Quindi se hai grandi idee, ma non riesci a trasformarle in realtà, allora non sei il leader che pensi di essere.


Ti ritiri nella tua posizione

Un leader sa quanto sia indispensabile la motivazione. Se non riesci a motivare la tua squadra a lavorare sodo, la tua opera lotterà per sopravvivere. Quando si inizia a dire cose del tipo: “Faccio tutto io, perché nessuno è capace”; “Faccio quello che voglio, perché io sono il capo” oppure “Dovete fare quello che ti dico io”, sei già sconfitto. Questa mentalità unita ad un atteggiamento pressante – quasi ossessivo - potrebbe funzionare nel breve periodo, ma a lungo andare non riuscirai a trattenere le persone migliori e ti ritroverai così da solo e veramente a dover fare tutto tu. Se nessuno vuole lavorare con te, forse stai usando il tuo titolo di pastore o responsabile per influenzare e condizionare gli altri. Probabilmente devi ammettere che non sei il leader che pensi di essere.


Cerchi solo il “sì” delle persone

Non serve sempre parlare. A volte è meglio osservare e ascoltare. Un leader che non ascolta sarà circondato da persone che non hanno nulla da dire. Se ti stai circondando di persone che guardano, pensano e agiscono come te, è probabile che tu non farai mai nulla di significativo. Molti non sanno nemmeno che stanno facendo questo, ma quando la gomma incontra la strada non vogliono essere sfidati. Se il tuo stile di leadership è “Si fa quello che dico io e come dico io”, pochissime persone di talento rimarranno nel tuo raggio d’azione. Una guida è abbastanza sicura per ascoltare opinioni contrastanti o quantomeno diverse dalla sua, può avere intense discussioni sull’organizzazione senza mai perdere il controllo. Se hai paura degli altri punti di vista, allora non sei il leader che pensi di essere.


Se qualcuna di queste descrizioni rispecchia delle situazioni con cui ti stai confrontando ultimamente, sarà il caso di correre ai ripari. Essere davanti richiede saper riconoscere eventuali errori e da essi trarre suggerimenti per migliorare il proprio servizio.



Foto di cristica cascais, www.freeimages.com


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