• Elpidio Pezzella

Non ho alcun piacere

Aggiornato il: mar 8

Ma ricordati del tuo Creatore nei giorni della tua giovinezza, prima che vengano i giorni cattivi e giungano gli anni dei quali dirai: «Non ho in essi alcun piacere».

Ecclesiaste 12:1

Siamo ormai ad un anno dallo scoppio della pandemia che ha stravolto il vivere generale, costringendoci a nuove abitudini e modificando il nostro relazionarci, anche nella condivisione della fede e della comunione spirituale. Probabilmente in diversi abbiamo fatto l’esperienza di far nostre le parole del verso condiviso, abbiamo assaporato l’amaro constatare che non c’è più gioia e desiderio di fare molte cose. Questa incapacità di provare piacere può essere un’esperienza diffusa, anche se limitata a qualche ambito delle nostre relazioni, e spingere a decisione non ponderate. Nel caso dell’Ecclesiaste, siamo di fronte all’incapacità di godere dei piccoli e grandi piaceri della vita, in proiezione della terza età quando una serie di problemi fisici iniziano a comparire all’orizzonte, come suggerito da qualche studioso: “il sole, la luce, la luna, le stelle si oscurano … quelli che guardano dalle finestre si oscurano” (perdita della vista), “i guardiani della casa tremano” (artrosi o morbo di Parkinson), “le macinatrici smettono di lavorare perché rimaste in poche” (la caduta dei denti), “le porte sulla strada si chiudono” (perdita dell’udito), “quando uno ha paura delle altezze e di spaventi per la strada” (difficoltà motorie). Un quadro dalle tinte fosche che dovrebbe provocare smarrimento e disperazione, e quindi la perdita del piacere. Le parole dell’Ecclesiaste però non sono rivolte all’anziano, ma al giovane che reputa lontano il momento di pensare a Dio, e la cui unica preoccupazione è vivere nella spensieratezza.


Rallegrati pure, o giovane, nella tua giovinezza e gioisca il tuo cuore nei giorni della tua giovinezza; segui pure le vie del tuo cuore e la visione dei tuoi occhi, ma sappi che per tutte queste cose Dio ti chiamerà in giudizio. Elimina dal tuo cuore la tristezza e allontana dal tuo corpo il dolore, perché la giovinezza e l'adolescenza sono vanità” (Ecclesiaste 11:9-10). Questi consigli ironicamente rivolti ai giovani, sono la descrizione del naturale modo di vivere della maggior parte di noi. Chi vorrebbe privarsi della gioia, conservare la tristezza e tenersi stretto il dolore? Solo un folle masochista. Alcuni, seppur non più giovani, pensano poi che la vita sia solo un mezzo per godersela, e a tutto il resto poi si penserà, tanto ci sarà il tempo (?!). Probabilmente ciò sarà dovuto ed enfatizzato per quanto tutti stiamo vivendo da un anno a questa parte, e quindi un modo per reagire quasi esorcizzando le paure. Ma chi riesce ad essere lungimirante sa invece che l’adolescenza e la giovinezza costituiscono il tempo prezioso in cui la vita si forma e si gettano basi per il futuro, nonostante questo appaia sempre più precario. Resta ferma la verità scritturale che Dio non è contrario al godimento della vita: la Bibbia non condanna la gioia e il divertimento, basti pensare alla festa che il padre della parabola di Luca organizza per il figliol prodigo quando torna a casa, pentito della scelta fatta di allontanarsi.


Ricordati. Forse a qualcuno parrà impossibile, ma possiamo e dobbiamo vivere rallegrandoci, ma ricordandoci del nostro Creatore. Il problema dell’uomo è che vuole gioire, rallegrarsi e divertirsi, ma senza ricordarsi del Signore. Vuole essere il padrone della propria esistenza escludendo Chi gli ha donato la vita. La pandemia avrebbe dovuto favorire la riflessione e il cambiamento, ma siamo qui a constatare che l’essere umano resta volutamente dimentichevole. Per aiutarci a rientrare in noi stessi, proprio come il figliol prodigo, la Scrittura ci esorta a considerare la vanità della nostra vita e a tener mente ai giorni tenebrosi che sono dietro l’angolo, senza dimenticare che dovremo comparire davanti a Dio. La saggezza sta nel farlo OGGI, senza più rimandare. Questo è il senso di quel “prima” che ricorre per sei volte, perché se viene meno la forza fisica, mentale e spirituale sarà difficile poi darsi pensiero di Dio. L’Ecclesiaste ci parla di come sia importante il tempo di cui disponiamo e che passa in fretta. “Chi bada al vento non seminerà, e chi sta a guardare alle nuvole non mieterà” (11:4). Mettiamo da parte ogni condizionamento e torniamo a rallegrarci nel Signore per quanto fin qui ci ha provveduto.



Piano di lettura settimanale

della Bibbia n. 11

08 marzo Deut. 4-6; Marco 11:1-18

09 marzo Deut. 7-9; Marco 11:19-33

10 marzo Deut. 10-12; Marco 12:1-27

11 marzo Deut. 13-15; Marco 12:28-44

12 marzo Deut. 16-18; Marco 13:1-20

13 marzo Deut. 19-21; Marco 13:21-37

14 marzo Deut. 22-24; Marco 14:1-26


Deut. = Deuteronomio


L’8 marzo

Nella Giornata internazionale della donna, rendiamo grazie a Dio per ogni donna, nonna, mamma o figlia; servente o credente; impegnata o meno nell’opera. Ognuna un fiore prezioso.


L’8 marzo del 1856 nasceva Giovanni Luzzi, pastore e teologo svizzero, noto per la sua traduzione della Bibbia.


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Foto di Magda Zych, www.freeimages.com


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