RECENSIONI

Il testo di Elpidio Pezzella sulle Dieci Parole (dieci comandamenti) è apprezzabile soprattutto per una cosa: lo sforzo di calare nella riflessione comunitaria più ampia la profondità di questo testo biblico che può essere considerato uno dei testi fondamentali dell'umanità. Le riflessioni di carattere pastorale

(con inevitabili risvolti di carattere morale) sono alla portata veramente di ogni lettore, senza rinunciare ad avere come punto di partenza un'analisi corretta e fondata del testo come dimostra la bibliografia essenziale che sostiene il saggio; la sua lettura scorre piacevolmente e non manca di suscitare qualche utile riflessione per affermazioni a volte anche un po' provocatorie.

 

Carmine Napolitano
Preside Facoltà Pentecostale di Scienze Religiose 

Infinite parole, milioni di testi si sono succeduti nei secoli  per descrivere e raccontare la preziosità che

si racchiude nei 10 comandamenti, il testo del pastore Elpidio Pezzella non si promana d’esser uno fra i tanti, ma semplicemente fra quei tanti ha scelto un pubblico non specialista, nessun dotto, semplicemente “per tutti”. Nonostante si sia parlato davvero tanto sui 10 comandamenti, rimane la consapevolezza che ancora essi racchiudono una infinità immensa per noi essere finiti, spesso ci si è limitati ad impartire alle nuove generazioni una conoscenza mnemonica di essi. Questa conoscenza,
seppur discutibile, si sta lentamente e inesorabilmente perdendo, eludendo la consapevolezza che su queste dieci pietre miliari dovrebbe fondarsi la società contemporanea. Il testo che vi troverete davanti ha deciso di esser scorrevole, termini diretti e semplici di uno scrittore che ha deciso di non pavoneggiare conoscenza, bensì il desiderio profondo di condividere un tesoro prezioso con
la collettività, quasi come un esploratore che scopre una miniera ed è consapevole che per scavarla ha bisogno di aiuto, di condividere senza avidità quella magnifica scoperta. Suonano attuali le frasi di Cicerone che guardando dentro la sua epoca storica afferma: “Oh mores o tempora”, riferendosi ai tempi malvagi in cui viveva, dove gli antichi e sacri costumi dei padri si erano sporcati, quanto antico tanto attuale il pensiero del più grande oratore che sia mai vissuto. I Dieci Comandamenti rappresentano la soluzione a questa corruzione, affinchè la società odierna possa affermare riguardando ai figli di Dio cosi come disse Ramesse: “Il loro dio….  è Dio”.


Ismaele La Vardera
Esperto in comunicazione, ha collaborato con diversi giornali come il Giornale
di Sicilia, Siciliaonpress.com, Trinacrianews24.it e tanti altri

Nessuno si senta escluso. L'ultima fatica letteraria di Elpidio Pezzella non è un testo per specialisti ma per il grande pubblico. E' stato concepito e pensato per essere un libro divulgativo. Lo scandisce ripetutamente l'Autore nell'introduzione a "Le Dieci Parole per tutti. I comandamenti di Dio a Mosè". Un testo privo di preziosismi linguistici e stilistici, ma ricco di contenuti spirituali e, come si sarebbe detto un tempo tra ferventi pentecostali, pieno di spunti dottrinali. Una forma sobria, ma capace di cogliere l'attenzione del lettore su un argomento tanto discusso quanto poco, ahimè, conosciuto nel suo vero significato: i Dieci Comandamenti. Il valore storico delle Dieci Parole date a Mosè è ben conosciuto: film, libri, letteratura  e rappresentazioni hanno contribuito a diffonderne la fama. Ma questo passo biblico è prima di tutto Parola di Dio che parla al cuore degli uomini.

Tutti, quindi, ne parlano ma l'Autore, citando lo scrittore Georges Andrè, giustamente ci fa riflettere su un punto: ""Bisogna porsi davanti ai dieci comandamenti e chiedersi, seriamente e lealmente, se, l'uno dopo l'altro, è possibile osservarli".

Ecco, credo che l'Autore abbia risposto a questo interrogativo in questo libro. Ci ha ricordato e dimostrato che i Dieci Comandamenti sono attuali, ancora validi per un cristiano. Lo ha fatto con il supporto della Bibbia, senza troppi giri di parole, ma con il classico "metodo pentecostale": lettura ed analisi del testo, e ne sono certo, il tutto accompagnato dalla preghiera. Sì, perché ho trovato questo libro edificante. I Dieci Comandamenti non sono antiquati, passati o tramontati. Meritano da parte di un credente studio e meditazione. Questo libro è un buon modo per iniziare a farlo e, come nel mio caso, rifarlo. Non però per limitarsi solo a questo, ma anche per osservarli.

Elpidio Pezzella, come ha già manifestato nella conduzione del programma televisivo in onda su Teleoltre "Studiando la Parola", ha confermato la sua abilità nel commentare chiaramente la Sacra Bibbia, con un metodo espositivo che riesce a catturare l'attenzione dei più. Questa volta lo ha fatto non sullo schermo, ma offrendoci questo volume. Condivido, infine, quando l'Autore nel testo "denuncia" una spettacolarizzazione della fede e della spiritualità. Un fenomeno che dev'essere ridimensionato. L'antidoto per combattere questa secolarizzazione delle chiese e dei credenti è un ritorno alla radici. Pezzella, con questo libro, ci ha dimostrato come ritornare a ripercorrere "sentieri antichi".


Alessandro Iovino

 

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“Le dieci parole per tutti: i comandamenti di Dio a Mosè” è l’ultimo libro che ho letto. Del fratello, amico e pastore Elpidio Pezzella. L’ho letto, dicevo ed ho pregato anche grazie a questo testo, accompagnato ovviamente dalla mia inseparabile Bibbia.

Lo consiglio a tutti perchè affronta un argomento che tanti considerano difficile, obsoleto, o che, peggio ancora, non avrebbe nulla da dire ad un cristiano, perchè, dicono tanti, troppi, oggi, “il cristiano ha il Vangelo e questo basta”, oppure “il cristiano deve amare e basta”.

Affermazioni infondate, più che assurde. Come se l’eredità di Israele non esistesse, come se Gesù non facesse parte, come uomo, del popolo dell’antica alleanza.

Come se Gesù non avesse detto “neanche uno iota di questo libro perirà”, costantemente richiamando all’osservanza delle dieci parole pronunciate da Dio ed affidate a Mosè ed al popolo di Israele, e come se fosse possibile ‘amare e basta’ senza che questo ‘amore’ non si debba concretizzare in gesti, comportamenti, norme, leggi e quant’altro coerenti con le originarie “dieci parole per tutti”.

La cosa che più mi è piaciuta di questo libro è la semplicità argomentativa che non diventa mai però, passatemi il neologismo, “semplicioneria”, che rende sempre e comunque a profondità del testo biblico, che rimanda e spinge all’approfondimento delle ‘parole’, che suggerisce nuove piste per la lettura.

La Bibbia si spiega con la Bibbia e con la fede di chi scrive e di chi legge e prega.

Si vede che il libro è scritto da un pastore, da un uomo, per dirla con una celebrità dei nostri tempi “che profuma di pecora”, ma più ancora, dico io, da un uomo che si sforza di portare il profumo di Cristo ai suoi fratelli ed alle sue sorelle, che l’Eterno gli ha affidato.

Con questo scritto, ma anche con il suo parlare (visto che ho avuto l’occasione e la fortuna di conoscerlo e di ascoltarlo al Convegno dell’IFED dello scorso settembre) vi assicuro che Elpidio ci riesce benissimo!

Luca Zacchi

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