Il cristiano e la rete: Quali connessioni nella generazione digitale?

05.02.2014

Nell’ultimo ventennio abbiamo vissuto una rivoluzione digitale che ha stravolto il nostro vivere, modificando molte delle nostre abitudini. Il linguaggio influenzato dalla rete (social network, video, chat, telefonia, mss, wapp) è il primo testimone che oramai siamo immersi nell’era digitale, al punto di affermare che viviamo una “generazione digitale”. In questo contesto nessuno di noi può essere un semplice ricettore, o un utente che fa self-service dalle infinite risorse del web. Tanto più quando cerchiamo di navigare questo vasto oceano sulla barchetta della fede cristiana.Il Web è divenuto «un “luogo antropologico”, in cui si esprime un’identità, si coltivano relazioni, si ricompone la frammentazione e si contrasta l’accelerazione», per dirla con le parole di monsignor Pompili. La Rete però non dovrebbe diventare luogo di proselitismo e marketing della fede, vetrina di promozione di tale realtà piuttosto che di un’altra chiesa; essa dovrebbe essere innanzitutto un luogo di ascolto. Tutto attorno a noi ha subito un’accelerazione, e tali e tante sono le trasformazioni che ci coinvolgono che, come cristiani, non possiamo stare alla finestra a guardare. Il nostro primario impegno, come comunità e come singoli credenti, resta in primis essere coerenti con il Vangelo, e nel farlo siamo chiamati a rendere la Rete un luogo in cui far risuonare la buona notizia e testimoniare la speranza che ci abita.

 

Non siamo in pochi

Dati statistici affermano che sono oltre 4 miliardi gli utenti di telefonia mobile, anche nei posti più poveri della terra.Milioni di siti, miliardi di pagine, migliaia di tecnologie diverse, un ecosistema oceanico in cui dobbiamo cercare visibilità. Come in altri campi del nostro vivere la fede, non si può procedere con sufficienza e superficialità, non possiamo perdere di vista l’equazione:

 

Cellulari + computer + internet =rivoluzione comunicativa.

 

Internet oggi si configura come proiezione nella Rete della condizione umana. Per i ventenni di oggi non c’è conoscenza antecedente a Internet e al World Wide Web (www). Per essi c’è sempre stato e sarebbe inimmaginabile una vita senza. Internet è il non luogo, dove l’individuo perde tutte le sue caratteristiche e i ruoli personali per continuare a esistere solo ed esclusivamente come cliente o fruitore di immagini e parole, attraverso siti di presentazione o vetrina, siti di generazione contatti e di servizio, siti editoriali e di informazione, e poi le chat e i social network. Un vero groviglio di incroci interminabili.Fino a qualche anno fa era il pc a catalizzare le nostre attenzioni, senza però mai diventare parte di noi. Solo il cellulare, più correttamente lo smartphone, è diventato un’estensione del corpo umano: basta guardarsi attorno per strada, per scorgere mani che impugnano apparecchi di dimensioni varie e dai molteplici colori fruendo di musica, video, messaggi, telefonate, attraverso il miracolo della connessione alla Rete. Oramai i cellulari sono estensione dei nostri sensi, fino ad alterare la percezione del mondo. Il sociologo canadese Herbert Marshall McLuhan è stato il primo a riconoscere che i media non sono canali neutrali: essi trasformano la nostra esperienza in un ambiente vitale, che diventa messaggio e si trasforma in un massaggio anestetizzante, fino a renderci degli “idioti tecnologici” talmente immersi nell’ambiente mediale da non riuscire a coglierne le logiche di funzionamento.Nuovo e anticoAllora disse loro: «Per questo, ogni scriba che diventa un discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa il quale tira fuori dal suo tesoro cose nuove e cose vecchie».Il testo biblico di Matteo 13:52 riesce a suggerirci quanto è a nostra disposizione e quale dovrebbe essere il nostro atteggiamento. Quanto stiamo vivendo non può essere relegato solo a un confronto tra generazioni che si succedono, bensì si tratta della nascita ed evolversi di nuovi linguaggi, di nuovi percorsi e nuove opportunità. La nostra esperienza di credenti nella Rete può essere vissuta come una magna novitas. Non commettiamo l’errore di ignorare, ma prendiamo piuttosto consapevolezza che la comunicazione cambia e occorre parlare la lingua del tempo corrente.Qualunque cosa vogliamo compiere nella Rete dobbiamo tener conto degli interessi e delle abitudini degli altri. Non possiamo pretendere di avere seguito se non mostriamo un minimo di disposizione a adeguarci agli usi e costumi altrui.

 

Scrivere e leggere nei social network

L'effetto più evidente che i social media hanno avuto è farci comunicare come non mai, al punto che quello che non viene condiviso sembra non essere stato vissuto. Tutti ci sentiamo autorizzati a scrivere (lasciamo stare la sintassi!), a tramutare in post o tweet tutto ciò che viviamo. Infatti, il 32% di chi naviga da mobile lo fa per il social networking, il 31% per interrogare motori di ricerca, il 26% per servizi meteo ed il 25% per le news. Il bisogno primario è far sapere di sé stessi.Il testo dell’apostolo Paolo di Efesi 4:14, “affinché non siamo più come bambini sballottati e portati qua e là da ogni vento di dottrina per la frode degli uomini, per l'astuzia loro nelle arti seduttrici dell'errore”, si può applicare proprio a questa realtà. Abbiamo la responsabilità di non restare a guardare, ma di adoperarci affinché i credenti non siano sballottati dalla Rete, invischiati in venti di dottrina circolanti su tanti siti. Una buona conoscenza dell’ambiente della Rete, dei meccanismi che lo regolano, dei suoi utenti e delle sue potenzialità sono elementi fondamentali per ideare progetti che siano in grado di raggiungere gli obiettivi e districarsi tra le tante pagine. La Rete fa sì che vi sia spazio per il bene e per il male senza distinzione, rimandando alla maturità del navigatore la scelta di accostarsi a siti diversi.Che dire dei rischi?Il più “banale” sito/portale con posta elettronica collegato pone innanzi una molteplicità di vetrine, ove non mancano mai pettegolezzi, notizie hot, foto accattivanti etc. Poi il pericolo del furto di identità sempre in agguato. Per i più piccoli adescamenti. Ma anche dipendenza, così la medicina comincia a praticare cure riabilitative a soggetti con incapacità a relazionarsi, mentre nelle chiese cominciano ad arrivare casi di matrimoni rovinati dagli amori virtuali. Volendo sollevare dei veli, senza neanche citare la pornografia e tutto ciò che riguarda la sessualità “illecita”, comincia a diffondersi anche tra i credenti il gioco online, non i videogame, ma il gioco d’azzardo: tanto nessuno mi vede, è l’inganno del diavolo. Attenti a che la Rete non diventi una rete, intesa come laccio, trappola, inganno.Internet una straordinaria opportunità?La Rete resta come la terra di Canaan davanti alle spie inviate da Mosè nel racconto di Numeri 13. I grandi pericoli viaggiano spesso assieme alle straordinarie opportunità ed è per questo che s’impone l’esigenza di esserci nei modi giusti, per testimoniare e affermare anche nella Rete il bene comune. La nostra presenza non dovrebbe mai tramutarsi in una “mercificazione” di noi stessi. La nostra identità dentro e fuori la rete non dovrebbe presentare differenze, perché dalla stessa fonte non può uscire acqua buona e acqua amara (Giacomo 3:11). Non si può apparire per quello che non si è, né al contrario nascondere nella Rete quello che fuori ci sforziamo di essere. Se siamo credenti, la nostra fede nel Signore deve condizionare positivamente la nostra presenza nella Rete così come nella società.Per evitare che la Rete diventi un idolo periodicamente quantifica il tempo dedicato, prova a farne a meno e vedi se avverti la mancanza, e per finire fai attenzione a quale sia l'ultimo o il primo pensiero della tua giornata. La fede cristiana impone che usiamo la mente e abbiamo il controllo delle nostre azioni, perché la Verità che abbiamo conosciuti ci ha reso liberi, e nulla potrà e dovrà renderci nuovamente prigionieri.

 

La sfida

L’evidente declino del contatto personale, al punto che molti stanno perdendo la capacità di relazionarsi, spinge la Chiesa, il ministero, ciascuno di noi ad ascoltare i bisogni della gente e trovare il modo di incontrarli. Seppur partendo da una comunicazione mediata, occorre giungere a un contatto fisico. Come Chiesa non possiamo perdere la visione di insieme, nasconderci nelle nostre segrete stanze, perché così non abbiamo fastidi, è più facile e sicuro a distanza, occorre meno concentrazione e meno tempo, e ci pare di avere su tutto un maggior controllo.Se vogliamo tramutare la nostra in Chiesa in un luogo di incontro virtuale non occorre molto: ma allora sarà virtuale anche la nostra fede! Se da una parte internet può rivelarsi benefico per chi impossibilitato a vivere una comunità riesce a godere di un culto in diretta, ascoltare delle meditazioni, leggere materiale biblico, e addirittura in taluni casi uno strumento di consulenza pastorale senza barriere (tempo, luogo, etc), questo deve restare come un “parere” a distanza; come per la medicina, poi occorre un consulto di persona. Ed è per questo che siamo chiamati ad esercitare un’azione educativa sugli utenti, promuovendo responsabilità e fiducia. Altrimenti nel giro di qualche anno assisteremo alla diffusione delle chiese cibernetiche, dove le persone vivono la preghiera “comunitaria” restando a casa propria, alimenteranno il proprio credere cibandosi in un self-service sulle tante tavole imbandite nella Rete, senza guide e ministri di riferimento. O tutto questo sta già accadendo?Nessuno mette vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo fa scoppiare gli otri, il vino si spande, e gli otri vanno perduti (Luca 5:37).La Scrittura ci ricorda che personalmente non possiamo mettere il “nuovo” nel vecchio, altrimenti scoppia. Eppure Antico e Nuovo possono stare assieme. Come?La ricetta che propongo è Equilibrio e Discernimento.

Sono profondamente consapevole che questo non è che un piccolo seme, rispetto a un vasto campo di riflessione che ci attende.

 

VIDEO

Please reload