Ricostruire le mura

05.02.2014

Quella di Neemia è la storia di un giudeo deportato sotto la dominazione persiana del re Artaserse, presso la cui corte ricopriva il compito di coppiere. Durante questo esilio, Neemia venne informato della condizione in cui si trovava la città di Gerusalemme, ormai depredata e diroccata. La notizia non lo lasciò indifferente perché, nonostante vivesse lontano dalla città santa, aveva custodito la fede e conservato le tradizioni del suo popolo. Dinanzi ad una simile situazione digiunò e pregò Dio affinché potesse ricevere indicazioni sul da farsi. Quest’uomo è l’esempio di colui che dinanzi ad eventi tragici non volge le sue spalle lasciando ad altri il peso e la responsabilità dell’azione, anzi li affronta prodigandosi alla ricerca di una soluzione. Il suo atteggiamento svela una verità che accompagna il libro: “se Dio pone nel cuore di una persona un desiderio, un peso per una situazione, farà anche in modo di poterla realizzare, aprendo le porte apparentemente più inaccessibili”.

Neemia, infatti, sopraffatto dal dolore per la situazione in cui era caduta Gerusalemme e il suo popolo, non esitò ad esporre al re tutto il suo rammarico e la sua sofferenza. Inaspettatamente (per lui e per noi!), il re Artaserse gli concesse di tornare a Gerusalemme; non solo, ma gli fornì anche il materiale e gli strumenti per la ricostruzione. Giunto a Gerusalemme la ispezionò. Quanto è importante prima di mettersi all’opera avere un quadro chiaro della situazione da affrontare. Dopo il racconto ricevuto da altri occorre sempre avere una personale visione dello stato delle cose. Neemia aprì il suo cuore alle persone importanti che vi vivevano, raccontando loro il suo desiderio, dopo di che li invitò a levarsi ed a mettersi a costruire. Le sue parole riscossero la reazione positiva di quelli che lo avevano udito.

 

Si rivela, così, un’altra fondamentale verità. Quando si è mossi dal cuore (sospinti dallo Spirito) si troveranno altri cuori che condividono la visione e la missione. Una persona che ha nel cuore di adoperarsi per il bene di tutti non si ritroverà solo, ma troverà il supporto, la vicinanza e la collaborazione di altri che hanno lo stesso suo sentimento e lo stesso desiderio e ai quali, probabilmente, mancava quel pizzico di coraggio per cominciare, quella forza di iniziativa, che trovano nell’esempio di uno.

Però se da un lato vi è qualcuno che si prodiga a costruire vi sarà, di contro, sempre chi si adopera a demolire! Se da una parte vi è chi si affanna per tirare fuori qualcosa di buono ci sarà sempre chi scoverà tutti i difetti! E ciò vale tanto nel campo sociale quanto in quello ecclesiale. Neemia incontrò l’ostilità di personaggi come Tobia e Samballat, i quali turbati dall’arrivo e dalle intenzioni dell’uomo di Dio, schernirono e scoraggiarono il suo lavoro e quello degli altri uomini, apostrofandoli come “rammolliti”.

Fin quando siamo portatori di rovina, distruzione e guai troviamo consensi, approvazione, e in alcuni contesti anche il plauso e la fama. Quando invece decidiamo di cambiare modo di vivere, di adoperarci, innanzitutto, per ricostruire le rovine della nostra vita, per tappare i buchi che altri hanno causato, per sanare le ferite che i torti le azioni degli altri hanno recato alla nostra casa o alla nostra famiglia il giudizio nei nostri confronti sarà, quasi sempre, come quello espresso verso Neemia e quelli che erano con lui, ossia che siamo dei rammolliti!

 

Ritengo questo un controsenso, perché i rammolliti sono quelli che se ne stanno con le mani in mano, che non hanno alcuna iniziativa o reazione. Eppure molti (di certo, i più deboli) si lasciano condizionare dai pareri negativi di chi li circonda piuttosto che dare vita ad un’opera di cambiamento o continuarla seguendo la scia di altri. Il cammino cristiano è messo alla prova anche in questo modo; molti ci scoraggiano o stanno lì a guardare quanto possa durare il nostro zelo e la nostra onestà. Io posso testimoniare per me e per tanti che è durata finora e durerà parecchio, perché “quanto a me e alla mia casa serviremo l’Eterno”.

 

Neemia non si scoraggiò, anzi procedette con la costruzione e riuscì in poco tempo a ricostruire metà delle mura ed il popolo stesso prese a cuore il lavoro collaborando attivamente. I primi risultati alimentano le iniziative e infervorano i più tiepidi. Ricorda che il Signore è Colui che quando ha iniziato un’opera la porta a compimento, se non eleviamo alcuna resistenza. Lo stesso accade a te, quando ti accorgi che la fede sbocciata nel tuo cuore non solo ti fa stare bene, ma sta trasformando la tua vita, rendendola diversa in meglio. Giungi così a maturare il desiderio di proseguire e portare a termine il lavoro cominciato. Noterai, così, che in tutto quel che farai ci metterai il cuore: intendendo per questo non i sentimenti bensì, secondo il significato ebraico, la tua stessa vita, anima, corpo e mente.

Resta indispensabile ricordare che al di là del nostro impegno ci saranno sempre quelli che cercheranno di congiurare ed attaccare la città per creare disordini. Gli attacchi ci sono e ci saranno sempre, ci sarà sempre chi vorrà attaccare la Gerusalemme della tua vita.

Come Neemia anche noi chiederemo l’intervento di Dio a nostra difesa, ma nello stesso tempo dobbiamo attivarci in azioni che si concretizzano in scelte di vita. È di fondamentale importanza comprendere che non basta chiedere l’intervento del Signore, il quale sappiamo che provvederà aiutandoci. Non è sufficiente. Insieme all’invocazione con fede ci deve essere la nostra scelta di vita!Con una parte continueremo ad affidarci al Signore, ma con l’altra dobbiamo tenere gli occhi aperti per essere in grado, nel momento in cui l’avversario scaglierà i suoi dardi, di saperli evitare rimando pronti e svegli. Difatti Neemia ed i suoi uomini con una mano costruivano le mura e con l’altra impugnavano la spada a difesa della loro vita e del loro lavoro. In questo modo, nonostante tutte le difficoltà incontrate, Neemia ed i suoi uomini riuscirono in meno di due mesi a ricostruire le mura della città. Come per le mura, per le quali ci volle un tempo anche se breve di ricostruzione, così è successo per le nostre vite. Non c’è vita che Dio trasforma da un giorno all’altro, possiamo si decidere di dedicare la nostra esistenza al Signore ma ci vorranno dei giorni per andare a staccare tutti i legami, settimane per rompere tutti i compromessi o per dire agli amici sbagliati che si è cambiato strada. Tutto questo per poter poi iniziare e terminare la ricostruzione delle mura della nostra Gerusalemme, la quale altro non è che la nostra vita, l’edificio, il tempio nel quale Dio vuole dimorare.A lavori terminati, tutti saranno felici tranne quelli che ci hanno contrastato. A costoro il Signore ci chiama a donare amore, tenendo presente sempre di non fare agli altri ciò che non vorremmo essere fatto a noi. Un tale atteggiamento farà ricredere anche il più acerrimo dei nostri nemici.La storia di Neemia vide la città ricostruita. La nostra vita è stata ricostruita! Quanti nella condizione in cui eravamo nel guardarci avrebbero detto che tutto sarebbe stato da buttare, questo perché è sempre più facile demolire che ricostruire. Dio, invece, non ha demolito le mura di nessuno di noi, ci ha presi con le nostre macerie, con i nostri muri diroccati e, con tanto amore, ha riparato la nostra vita, ci ha ricostruiti ed ha amorevolmente ricoperto le rovine della nostra esistenza con la Sua gloria.

 

Eravamo vasi di terra, oggi siamo vasi ad onore ed a gloria del Suo nome, vasi ripieni della Sua presenza. Per tanti eravamo da buttare, quando una sola cosa andava, invece, buttata: il peccato che signoreggiava sopra e dentro di noi. Il Signore ci ha presi come delle bacinelle piene di acqua sporca, ha buttato l’acqua e ha conservato il contenitore. Lo ha rilavato, ripulito, riparato. Poi non ci ha deposto, ma ha riversato in noi lo Spirito, la caparra, la gloria della Sua presenza e i Suoi doni. Che meraviglia: piccoli agli occhi umani, ma grandi nelle mani di Dio!

 

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