Non sei solo

28.02.2014

Dolore e sconforto incontriamo ogni tanto lungo il sentiero dei nostri giorni, e chissà proprio ora stai vivendo momenti pieni di dolore e sconforto, come quelli ultimi del profeta Elia. Riguardando proprio al rapporto tra il profeta e Eliseo, suo successore, nell’approssimarsi del rapimento di Elia, possiamo scorgerci un esempio del cammino dell’umanità in generale, e della chiesa nello specifico. Nel leggere il testo di 2 Re 2:1-6 la mia attenzione è stata attirata dall’espressione “così proseguirono assieme” (2 Re 2:6). Un cammino il loro, che non comincia da questo verso, ma è testimoniato già in precedenza. Il giovane discepolo aveva avuto delle resistenze tali da apparire quasi disobbediente al suo maestro che per ben due volte gli aveva ordinato: “Fermati qui!”. La risposta di Eliseo era stata: “Come è vero che l'Eterno vive e che tu stesso vivi, io non ti lascerò”; in forma ridotta “l’Eterno vive e tu vivi, io non ti lascerò”.

 

Siamo soliti concentrarci su un’opera che Dio deve compiere sulla nostra vita, eppure quando il Signore comincia un’opera in noi, questa è riconoscibile se c’è una relazione con il nostro prossimo. Ciò che Dio dall’alto versa sulla nostra vita, che qualcuno chiama relazione verticale (Dio e gli uomini, dall’alto in basso), si deve manifestare in orizzontale, ossia da essere umano ad essere umano. Nella storia di Elia ed Eliseo non importa che siano due profeti o che uno sia maestro e l’altro discepolo, quello che interessa è il dramma di Elia, che è anche il dramma della maggior parte degli esseri umani. Se avvolgiamo il nastro della sua storia, e ci focalizziamo sul suo dramma, cosa ricordiamo? Perché Elia aveva cominciato una fuga? Perché Dio lo aveva ripreso sul monte Horeb? La sua spiegazione pronunciata per ben due volte sul monte era stata: “Sono stato mosso da una grande gelosia per l’Eterno, per il Dio degli eserciti, perché i figli d’Israele hanno abbandonato il tuo patto, hanno demolito i tuoi altari e hanno ucciso con la spada i tuoi profeti. Sono rimasto io solo, ed essi cercano di togliermi la vita…” (1 Re 19:10).

 

La disperazione più profonda che un essere umano può raggiungere è quella di concepire che, in un particolare momento della sua esistenza, è rimasto solo, senza nessuno a cui aggrapparsi. In questo frangente non è messo in discussione il rapporto tra Dio e l’uomo, perché Elia parlava con il Signore e sapeva che Egli era con lui. Il profeta aveva visto scendere il fuoco divino sul suo sacrificio, aveva sentito la presenza al suo fianco e sapeva che se avesse chiesto qualcosa Lui sarebbe intervenuto. Nonostante sapesse che il Signore era dalla sua parte, Elia era un uomo solo! Allo stesso modo vi è chi, pur toccando il cielo con le mani, avvertendo la benedizione della Sua presenza, constatando l’assistenza, la misericordia e la provvidenza di Dio manifestarsi nella quotidianità, si ritrova a dire a sé stesso “Mi sento solo”. Quando ci sono progetti non condivisi, quando si hanno visioni, che per altri sono brutti incubi, quando si hanno iniziative che non trovano consenso, ci si guarda intorno e si dichiara: “Sono solo!”. Ciò vale per le cose spirituali e altrettanto per quelle materiali; vale nella vita familiare ed in quella lavorativa. Il dramma più profondo dell’essere umano, prima di essere senza Dio è quello di scoprirsi (o reputarsi) da solo.

 

Quando Dio creò l’uomo, dopo averlo formato e posto a dominio della creazione, considerò che non era bene che fosse da solo. L’essere umano è un individuo che ha bisogno di relazionarsi, che ha bisogno di un’altra presenza, non per schiavizzarla né per dominarla, bensì per relazionarsi poiché è nell’altro che è possibile vedere Dio! Prima di vedere il Signore in noi dobbiamo imparare a vederLo negli altri, perché Dio è un altro da noi, Dio è diverso da noi, è di fronte a noi. Se il Signore rimane dentro di noi corriamo il rischio di divenire dei superuomini, sentendoci al di sopra di tutto e tutti. Elia potrebbe essere visto come un supereroe, basti pensare al fuoco che invocò e scese dal cielo sul sacrificio o alla pioggia che, altresì, chiamò e puntualmente arrivò.

 

Il testo proposto ci dice che con lui vi era un discepolo, un giovane profeta che si era scelto su indicazione divina. Eliseo lo seguiva fedelmente e per ben tre volte gli aveva assicurato: “Io non ti lascerò …”. Quando un individuo si sente solo, non vi è ricchezza più grande di quella di ritrovarsi qualcuno al suo fianco che gli assicura di essere al proprio fianco. Quando si vive il dramma di una malattia o di un lutto avere una persona accanto, su cui poter poggiare il capo, un amico che poggia la mano sulla tua spalla in senso di conforto o vicinanza, chi stringe la tua mano per comunicare che comprende la difficoltà del momento e per questo è lì vicino a te, non ha valore quantificabile.

 

Eliseo era circondato da tanti altri giovani discepoli e profeti, i quali gli dicevano che Elia in quello stesso giorno sarebbe andato via e lui sarebbe diventato il successore, il punto di riferimento. Chi ama non soggioga l’amico, né si imposessa del suo letto, del suo lavoro, ma condivide, sentendosi parte della stessa visione e dello stesso progetto. La reazione di Eliseo a quelle subdole parole fu: “Sì lo so; tacete!”.Espressione di chi è consapevole dei fatti ma non si da’ per vinto. Quando Elia lo aveva incontrato e gli aveva gettato addosso il mantello, lo aveva reso parte del suo ministerio e della sua visione. Eliseo stava arando il campo di sua proprietà, difatti possedeva un campo e dei buoi, questo a dimostrare che fosse in un benestante per quei tempi. Nonostante ciò il profeta salutò i genitori, prese due dei suoi buoi, li sacrificò e si spogliò di tutto scegliendo di entrare a far parte dell’opera di Elia, condividendone il ministero. L’espressione “Come è vero che l’Eterno vive e tu vivi…” sembra dichiarare che per lui non poteva morire e che per nulla al mondo non lo avrebbe lasciato!

 

Quanto è importante sapere che vi è qualcuno che condivide il nostro cammino. Potremmo soffermarci sulla nostra vita individuale, e di certo non mancherebbero gli spunti. Preferisco che tu lo possa fare personalmente. Nell’opera del Signore ci saranno sempre degli Elia da seguire, i quali avranno bisogno di persone come Eliseo. Vi sono, quindi, delle guide, delle persone che tracciano un pensiero, che iniziano delle visioni a cui poi si uniscono altri. Per chi si trova davanti è necessario che si senta dire, da chi li segue stando dietro: “Io non ti lascio, io sto con te non ti sentire solo poiché Dio è con te e perché anche io sono con te”. La chiesa ha bisogno di incoraggiarsi e di incoraggiare i conduttori in tal senso. Nello stesso tempo però ai ministri non deve sfuggire che chi segue ed è parte della visione ha continuamente bisogno di sentirsi dire “Io non ti lascerò”. In questa reciprocità il ministero serve la comunità e da essa è sostenuto, la chiesa curata saprà essere di sostegno al ministero, concretizzando quel “proseguirono il cammino assieme”.

 

Non c’è la chiesa dei ministri e quella dei credenti; vi è la comunità fatta di credenti, di discepoli e di ministri; tutti assieme chiamati a proseguire il cammino che il Signore ha posto davanti. Tale sforzo è necessario perché all’improvviso il carro di fuoco potrà portarci via chi si era preso cura di noi e dal quale dipendevamo. Prima o poi accadrà per segnare la fine di un percorso. Dopo il momento di dolore e disperazione, Eliseo senza il maestro rifà il viaggio a ritroso. Ma cambia qualcosa. Elia aveva solo Eliseo. Questi istituisce scuole di discepoli proprio per non rimanere solo, allargando così la visione. Siamo chiamati ad allargare la visione, perché c’è tanta gente che si sente sola ed abbandonata da tutto e tutti. Noi siamo chiamati a recuperarli ed a testimoniare che Dio non si è dimenticato di loro. La famiglia dei santi è formata da uomini e donne con tanti difetti, di imperfezione ve ne è tanta, ma è in questa che si manifesta la perfezione di Dio. Se il Signore ha scelto dei vasi imperfetti come noi, nessuno può reputarsi migliore dell’altro, ma nel guardare il vaso rotto l’atteggiamento dovrà essere quello di curarlo e pregare Dio affinché intervenga in nostro aiuto.

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