Che bel funerale!

24.04.2014

Funerale o evangelizzazione? È la domanda che si pone chi si ritrova a partecipare a un funerale evangelico. Questo è quanto accaduto anche stamane, per la dipartita della sorella Angela, mamma di un caro conservo nel Signore. Il termine “funerale” indica la cerimonia di accompagnamento della salma al cimitero, e si estende anche al rito di commiato celebrato. Il funereo, funebre rimanda a qualcosa di mesto, triste, finanche cupo. In questo senso, la dipartita di un proprio è sempre un momento di dolore e sofferenza.

 

In alcuni funerali si assiste a scene di pianto e esternazioni del dolore che rasentano la disperazione. Tutte le volte, invece, che mi trovo a partecipare al funerale di un credente assisto a un commiato che ha tutto altro sapore. Pur con cuori mesti e occhi bagnati dalle lacrime, lo spirito dei credenti riesce sulla certezza della fede ad elevarsi sulla ali della vittoria sulla morte riportata da Gesù e donata ai suoi. L’aria è intrisa di una consolazione che trascende l’umana comprensione, come un velo avvolge tutti i presenti, credenti e non. Alcuni si sentono spiazzati nell’assistere a una cerimonia che piuttosto concentrarsi sulla vita del defunto, si sofferma sulla sua fede e ne esalta il capo e compitore Cristo Gesù. Il ricordo della fede vissuta e delle sofferenze affrontate e superate per mezzo della fede ravvivano l'immagine del caro dipartito e ne lasciano un’immagine a molti nota e altri sconosciuta.

 

Chiunque ha vissuto questi momenti sa che la tristezza non manca, un groppo alla gola strozza ogni possibile desiderio di dire qualcosa. L’apporto musicale però soccorre e le parole del canto “Io so che in ciel mi porterà Gesù …” infondono la speranza e rincuorano l’afflitto. Le parole del canto diventano per i presenti una dichiarazione personale, che rispecchia anche chi al momento ha lasciato il terrestre albergo e si è addormentato nel Signore. Chi non conosce le Scritture, pur percependo qualcosa di nuovo e diverso, fa fatica a credere, a volgere lo sguardo al trascendente. Ecco allora che la lettura di alcuni versi della Scrittura sulla Nuova Gerusalemme vista da Giovanni prova a rompere lo scetticismo del cuore freddo e che si sta sforzando di restare indifferente. Ti accorgi allora che nel momento in cui agli uomini mancano le parole, la parola di Dio echeggia e scuote le vite assopite, distratte dal vivere odierno, e al cospetto della morte qualcuno comincia a interrogarsi.

 

“Non ci sarà più la morte, né pianto, né dolore”, risuona dall'Apocalisse. Ma oggi ci confrontiamo con essa, la affrontiamo senza indietreggiare per la forza che viene dalla fede nel Signore. Il saluto del fratello o della sorella addormentatasi dice ai credenti presenti che quella è l'immagine di ciò che attende ciascuno. Quanto è importante penserci con la certezza delle parole di un altro inno: “Vò incontrarti nel mattino …”. La vita del credente non può prescindere da quel giorno, anzi andrebbe vissuta nella proiezione dell’eternità con Dio e i redenti. Solo una tale attitudine può rendere comprensibili parole come “Non siate mesti”. Può donarci la forza di affrontare il dolore per la dipartita di un caro con la dignità di chi sa di aver combattuto il buon combattimento e che una corona di gloria lo attende. Accade di più, quello dichiarato nel Salmo 34: loderò l’Eterno in ogni tempo. La tristezza svanisce, il groppo alla gola si scioglie, mentre le lacrime rigano il volto, le mani si alzano al cielo e dal cuore si eleva un canto di lode.Come buon seme nella terra muore per portare frutto, anche questa volta ho visto morire il seme di una vita che si tramuta in un qualcosa di glorioso: un lascito di testimonianza diventa evangelizzazione, annuncio della buona notizia che Gesù è morto, è risorto ed è il Signore della nostra vita.

Quando questo accade, udrai tra i saluti dei partecipanti, un commento: Che bel funerale!

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