Nato per volere di Dio

25.09.2019

 

Vi sono brani della Bibbia che sono parte del bagaglio di fede di ognuno. Uno di questi è il testo che Dio rivolse a Geremia quando era un giovane sacerdote al servizio nel tempio, nel tempo precedente la deportazione del popolo del regno di Giuda sotto l’impero babilonese. È proprio in quel periodo che il Signore si rivolse al profeta (Geremia 1:4-10). In un tempo in cui si moltiplicano le guerre e si alza il livello di persecuzione nei confronti dei cristiani nel mondo, chissà che qualcuno abbia bisogno di queste parole.

 

La parte iniziale «La parola del Signore mi fu rivolta in questi termini …», in una più accurata traduzione sarebbe “la parola dell’Eterno mi cadde addosso”: a dire che ci sono situazioni in cui Dio parla con avvenimenti esterni e non solo al nostro cuore. Geremia ricevette una rivelazione che i più non considerano: «Prima che io ti formassi nel grembo di tua madre ti ho conosciuto». Per molti è scontato pensare di essere figli dei propri genitori, di essere frutto di un loro rapporto, anche se per qualcuno un errore o un “caso”. Il cuore che ha timore di Dio, invece, crede che è il Signore ad averci formati nel grembo di nostra madre. Vi è una volontà al di sopra di due persone, che trascende la sessualità di un uomo e di una donna o di ogni manipolazione da laboratorio, e che la mente umana non può afferrare: il volere di Dio. Dietro una nascita vedo sempre un’opera divina, perché credo che la vita procede da Lui. Coloro scampati ad un aborto, voluto o meno, o frutto di una gravidanza complicata non avranno difficoltà a confermare che dietro una nascita vi è sempre qualcosa di straordinario!

 

Geremia percepisce che è il volere di Dio ad averlo chiamato all’esistenza e che lo ha conosciuto prima della gestazione, avendo stabilito un piano per lui. Se il suo sviluppo fetale non ha conosciuto un aborto, ci sarà una ragione. Il credente non dovrebbe avere difficoltà a dichiarare: “Se vivo è perché Dio mi ha voluto”. Quanto risulta difficile affermare che la nostra vita è legata al volere di Dio. Filosofie e ideologie esaltano un individualismo riassunto nell’affermazione “Sono quel che sono per le mie capacità”. Riconoscere che c’è Qualcuno che ha permesso la esistenza dovrebbe accrescere il rispetto del singolo per il creato e ogni forma di vita.

 

Quale il motivo dell’esistenza? Il giovane profeta poteva ritenere che era svolgere, quale sacerdote, un servizio al tempio, rappresentare le funzioni liturgiche. Non aveva ancora conosciuto il motivo di Dio. La rivelazione che gli “cadde addosso” come una doccia fredda fu: “Io ti ho stabilito profeta delle nazioni”. Il profeta grida di preparare la via al Signore, annuncia che il regno di Dio è venuto a dimorare in mezzo a noi, invita al ravvedimento e alla conversione. Ciò è quanto la chiesa è chiamata ad annunciare. Tutti siamo chiamati ad essere profeti delle nazioni, una voce che rompe il silenzio. Tuttavia dinanzi a simile chiamata, alcuni adducono scuse. Geremia rispose di essere un ragazzo e di non avere capacità per tale vocazione. Le migliori parole faranno sempre fatica a parlare di Dio senza l’intervento dello Spirito che le veicola ai cuori. È necessario riconoscere questa limitazione e piuttosto essere pronti, come Giovanni il battista, a rimetterci la testa. Questi non temette per la sua vita, denunciò il peccato di Erode senza remore. Anche Geremia, da sacerdote e figlio di sacerdote, dovrà denunciare le azioni dei sacerdoti e parlare contro la sua stessa famiglia. Siamo chiamati ad essere voce per Dio in questa nazione.

 

L’Eterno stese la mano sulla bocca di Geremia e depose in lui le Sua parole, sopperendo all’incapacità dell’umano parlare. Il Signore lo fa anche con noi, ma è necessaria la fede per poter credere che la nostra bocca può comunicare la parola di Dio. Di certo dalla stessa fonte non può uscire acqua sporca e acqua pulita. Ecco perché qualcuno si nasconde e dichiara di essere un ragazzo. Chi si vergogna di Lui, rifiutando di mettere la propria bocca per annunciare la parola, un giorno non sarà riconosciuto al cospetto di Dio. Sei consapevole di essere stato raggiunto da Dio, che Egli ha trasformato la tua vita aprendo orizzonti inconcepibili a mente umana? La grazia di Dio ci è piombata addosso come un dono e noi l’abbiamo afferrata. Allora abbiamo anche considerato che il sacrificio di Cristo richiedeva prendere la Sua croce in spalla ogni giorno? A coloro che non erano pronti Gesù chiedeva: “Ve ne volete andare?” Egli non trattiene nessuno. Come Pietro io voglio che dalla mia bocca escano queste parole: “Signore a chi ce ne andremo Tu solo hai parole di vita eterna”.

 

Vi è una chiamata rivolta ad ogni cuore timoroso e timorante di Dio: divellere e sradicare il peccato e tutto ciò che non è degno della Sua presenza. Siamo chiamati a denunciare il peccato e, quando è necessario, abbatterlo e distruggerlo. Per tali azioni è richiesto impegno fisico e tempo per vedere cader muri di oppressione. Solo abbattuto questi si potrà cominciare ad edificare, a seminare e innaffiare annunciando la Sua parola ed essendo Suoi strumenti. Non esiste vocazione tanto speciale quanto questa. La mia speranza è che possiamo levarci e dichiarare: “Signore, ecco le mia mani, la mia bocca e le mie gambe. Fa di me ciò che vuoi, il mio desiderio è essere nel Tuo volere. Sapere che Tu sei Colui che mi conosce fin da prima della mia nascita, mi rende consapevole che la mia vita è nei tuoi piani per essere parte della tua storia”.

 

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Alcune predicazioni sul tema

 

http://youtu.be/wr1snHHNyUo

http://youtu.be/8JZgx7ovZJI

 

 

Foto di Gabriella Fabbri, www.freeimages.com

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