Il regalo di Natale

18.12.2019

Con l'arrivo di dicembre la complessa e affamata macchina commerciale ci tempesta di messaggini, spot e lanci promozionali al punto da perseguitarci ad effettuare gli acquisti per la festa del Natale con largo anticipo. Senza accorgercene si diffonde l’ansia del regalo. Un tempo non molto lontano ricordo che era tutto concentrato nella settimana del 25. Oggi invece sul mercato globale del web le aziende si fanno concorrenza, giocando sempre più di anticipo e al ribasso. Da qualche anno ha messo piede anche da noi, valicando i confini di internet e raggiungendo diversi negozi il "black friday", usanza americana di vendite al ribasso nella giornata successiva alla festa del Ringraziamento (ultimo giovedì di novembre). Nonostante tutte queste sollecitazioni all'acquisto, per tanti non ci saranno regali nonostante la sbandierata convenienza, perché nel Bel Paese devono continuare a fare i salti per sbarcare il lunario, per onorare impegni assunti o addirittura per vivere alla giornata. Infatti, le statistiche confermano la crescita di coloro che vivono sotto la soglia di povertà e di quelli che scelgono la via del suicidio come fuga.
 

Eppure arriva Natale, e tutti vorremmo almeno per un giorno un mondo migliore, famiglie felici, ospedali vuoti, chiese stracolme, bambini felici con i loro giocattoli, tavole imbandite da nord a sud e da ovest a est. Se il nostro occhio si limita a guardare il privato, sarà triste constatare che non c’è festa comandata che possa cambiare le cose. Non so se sia positivo il fatto che, nonostante siano tanti i negozi ad aver chiuso i battenti anche in questo anno, vanno aumentando le luminarie per le strade cittadine. Dietro a tante finestre (per non parlare dei profili social) si vedono comparire alberelli addobbati e illuminati a intermittenza. Non importa se le palline sono quelle di qualche anno fa, se i nastri sono consumati e non tutte le lampadine si accendono. Penso allora che quel che conta per molti è aderire a un rito scacciacrisi, mettere un segno visibile dietro il vetro per dire alla “malasorte” di andarsene altrove, e che almeno per qualche giorno lasci tutti in pace per godersi la famiglia e mangiare secondo la tradizione. Per qualcun altro invece, lontano parente di Lucariello Cupiello, la tradizione del presepe è intoccabile, perché ricorda Colui che dovrebbe essere il festeggiato del Natale: Gesù, anche se nelle spoglie del bambinello. Eppure anche quest'anno, non mancano polemiche in nome della laicità e della libera espressione. Alle scuole che hanno vietato il presepe, simbolo per eccellenza della fede cattolica insieme al crocifisso, si sono aggiunte le mostre e i film con un Gesù "omosessuale e pedofilo". Se la mia concezione della fede cristiana non necessita di elementi simbolici, perché radicata sul testo biblico, la scelta di eliminare il presepe è stato il primo e semplice tentativo di sradicare quei pochi rudimenti di cristianesimo che albergano nel cuore della maggioranza degli italiani. Poi si aggiungono le deformazioni e ci ritroviamo a Sodoma e Gomorra. Continuo però ad essere ottimista. Dio ha difeso nei secoli la Sua Parola e lo farà anche ai nostri giorni. Credo poi che il cuore credente brami un incontro con Dio e che per tanti la tradizione diventi un modo per riaccendere il fuoco della speranza, mancando la fede alimentata dalla conoscenza delle Scritture. Per la stessa ragione si fanno esplodere botti, perché un tempo si credeva che allontanavano i cattivi spiriti. Ma non ci sono fuochi d’artificio per allontanare incomprensioni, conflitti e malattie, che regnano in tante case.

 

A nessuno sfugga che non c'è festa senza festeggiato. Il dramma è voler celebrare il Natale senza tener conto di Gesù. Questa festa dovrebbe ricordare, celebrare il fatto che Egli un giorno è venuto a dimorare in mezzo a noi, assumendo natura umana nel seno di Maria e venendo alla luce in una umile stalla a Betlemme, per testimoniarci l’amore di Dio per ognuno, talmente immenso da lasciare la Gloria del cielo e farsi come noi con l'intento di renderci partecipi del Cielo, riconciliandoci al Padre mediante la Grazia. La chiesa che frequento ogni anno il 25 dicembre celebra un culto battesimale, ove dei credenti di tutte le età, attraverso il battesimo in acqua, testimoniano l’esperienza di Cristo vivente in loro, raccontano di come hanno trovato la fonte di speranza per affrontare il tortuoso cammino del vivere. Nel presepe dell’esistenza ciascuno di loro è così “una stella” che indica agli smarriti la via del Signore. Ciò però non vuole mettere da parte il dono della famiglia, degli amici e dei parenti, ma esaltarne il valore quando la fede diviene illuminante nelle tenebre diffuse. Amo le feste quando mi consentono di avere una pausa dal mio lavoro e mi concedono del tempo per godere della compagnia dei figli che Dio mi ha donato. Se il presepe francescano pone al centro la "sacra famiglia", il credente con la sua famiglia dovrebbe fare altrettanto, perché in essa scorge l'agire divino nelle varie relazioni tra coniugi, figli, genitori e figli. In quelli che ancora credono nel valore della famiglia, il periodo natalizio fa crescere la sensibilità in questi giorni per chi una famiglia non ha, o da essa è allontanato per ragioni varie. Come non pensare alle case famiglie e di accoglienza, case di detenzione e di cura, il cui paradosso è accogliere solo soggetti separati e/o privati di famiglia.

 

Più volte ho udito che con Gesù è Natale tutti i giorni, se Egli abita nella vita del credente. Se spiritualmente è vero, com'è possibile che si fa fatica tutto l’anno a preservare relazioni sentimentali, familiari e parentali? Se nel cuore è nato il Principe della pace perché ogni minima occasione è buona per far guerra a qualcuno? Colui che ha conosciuto la “nuova nascita” in Cristo dovrebbe invece essere strumento di vita, di pace in terra alle persone di buona volontà come annunciavano gli angeli nella notte di Betlemme? Forse dovremmo modificare il calendario. Questa festa non dovrebbe giungere a fine anno, quasi a dirci: “Ci hai provato per un anno intero senza riuscirci, adesso non ti resta che affidarti a Lui”. In questo modo diventa il palliativo alla nostra umana incapacità. Se invece fosse posta ad inizio anno, ad indicarci che senza Gesù “non possiamo fare nulla”, non ci affaticheremo invano, ma sin da subito affideremo a Lui la direzione della nostra vita. Alla fine o all’inizio, scegli tu! Quel che spero di averti comunicato è che non basta una festa se non c’è il Cristo nella tua vita. Ma se il Cristo vive in te, ovunque tu ti troverai in questi giorni e chiunque ti circonderà negli affetti e nelle relazioni, allora questa festa sia momento per comunicare la preziosità di quei valori che la fede ha accresciuto. Ah, dimenticavo: questo è un mio piccolo regalo per te. Se vuoi condividilo pure.

 

 

foto di weliton slima, www.freeimages.com

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