La donna l’8 marzo

06.03.2015

Chi può nasconderne la ricchezza o negarne il valore? La donna è punto fermo per la chiesa, la famiglia, la società in generale e per ogni singolo uomo. Le celebrazioni dell’8 marzo non devono essere il ripiego di quanto il sesso “debole” durante l’anno subisce. I dati sulla violenza femminile, la considerazione negli ambienti lavorativi e in ruoli di leadership e infine il variegato concetto “biblico-cristiano” sarebbero punti di partenza per una riflessione, che merita maggior spazio anche negli ambiti ecclesiali.

L’8 marzo 1908, a New York, nel corso di uno sciopero delle operaie per rivendicare migliori condizioni di lavoro e diritti dei quali non beneficiavano, il proprietario dell'industria tessile Cotton bloccò le porte e incendiò la fabbrica. Centoventinove operaie morirono, avvolte dalle fiamme. Nel 1921 la Seconda Conferenza Internazionale delle donne comuniste decise di adottare l'8 marzo come Giornata Internazionale della donna operaia in ricordo della tragedia. In Italia è diventata una celebrazione regolare solo dal 1946. Furono le donne italiane ad associarvi la mimosa, che alcuni vorrebbero nata sul luogo della tragedia americana. La mimosa si insedia per prima su terreni di recente formazione o terreni in cui la vegetazione sia stata distrutta da incendi. Essendo molto resistente e adattandosi a terreni poveri di sostanze nutritive rappresenta bene il genere femminile.

Triste è assistere a proposte della giornata con cene allietate da spogliarellisti e che hanno ridotto la ricorrenza in una cosa ridicola: un barattare il riconoscimento dei diritti, la fine della discriminazione e la partecipazione attiva nella vita sociale e civile con un po’ di baldoria. Lascio ad altri il compito di esaminare questo fenomeno. Da lettore biblico sono ben consapevole di quanto Gesù sia stato “rivoluzionario” a favore della donna, come testimoniano i redattori evangelici. Troviamo comunque esempi in tale direzione anche nei racconti veterotestamentari, basta ricordare Raab, la meretrice. Nonostante il terremoto culturale portato da Gesù vi sono ancora posti ove la donna è reputata inferiore agli uomini, e alcune chiese vi sono incluse.

Le esigenze di “sopravvivenza” che molte famiglie delle mie parti affrontano quotidianamente hanno costretto tante mamme e mogli a vestirsi da uomini e farsi carico di tante responsabilità, dimostrando maggior capacità ad affrontare situazioni difficili. Senza tali donne queste famiglie si sarebbero dissolte. Dimenarsi tra lavoro, casa, figli, coniuge e tutto il contorno sono impresa tutto femminile. Il tempo della donna con il grembiule da cucina e il biberon in mano è più che superato. La struttura familiare ha subito modifiche a secondo degli impegni lavorativi dell’uno o dell’altro coniuge, e la gestione familiare varia di casa in casa.

Nelle chiese le donne da sempre coinvolte in attività ludico ricreative per i bambini, ricoprono incarichi di formazione e di insegnamento nelle varie fasce della Scuola Domenicale (e in alcuni contesti anche in ambito comunitario), assistenza e supporto ai neofiti, visita e assistenza ammalati, a testimonianza di un immenso supporto al ruolo ministeriale “maschile”. Cambiamenti sono in corso, e resistenze potranno tenere ancora poco. Le donne sono dappertutto, e meno male. La chiesa è chiamata ad una sfida su più piani. Da una parte a costruire una reale parità tra i sessi provando a valorizzare in maniera concreta i doni e le diversità di ciascuno e ciascuna; dall’altra al costante impegno a difesa delle donne tra le mura domestiche, attraverso un maggiore ascolto delle lacrime silenziose che ancora versano in tante in un’indifferenza a volte spettrale e che lascia basiti nel momento in cui si palesa in tragedia.

Non mi soffermo sul gentile gesto dell’omaggio delle mimose, e consiglio ai “maschietti” di non aspettare questo giorno, anche se più donne penseranno: “Cominciamo almeno da questo”. Resta comunque misero e deplorevole qualsiasi gesto, quando compiuto dalla stessa mano che non sa porgere carezze. Auguro a tutti di essere rispettosi e sostenitori della donna al proprio fianco, sia moglie o fidanzata, mamma o figlia, sorella o amica, con una citazione dal Talmud, portata alla ribalta da Benigni: “State molto attenti a non far piangere una donna: che poi Dio conta le sue lacrime! La donna è uscita dalla costola dell'uomo, non dai suoi piedi perché debba essere pestata, né dalla testa per essere superiore, ma dal fianco per essere uguale, un po' più in basso del braccio per essere protetta e dal lato del cuore per essere amata”.

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