Settimana 11 - Una fede viva

08.03.2015

«Per questa ragione ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te…».

2 Timoteo 1:6

 

La fede è come un pianta da curare, è un dono che deve essere ravvivato. Ciò, però, va fatto non dal Signore. Spesse volte le nostre preghiere sono sbagliate in tal senso, difatti Paolo dice che dobbiamo ravvivare il dono che Dio ci ha fatto, ovvero la Sua grazia, la Sua chiamata al servizio. A coloro che sono salvati, che sono Suoi discepoli, Egli ha fatto dono di talenti, ma è loro responsabilità farli prosperare e crescere o, per lo meno, di tenerli vivi. Una fede viva, difatti, guarderà e toccherà un Dio vivo, mentre una fede morta avrà un Dio morto. Una fede viva si muove, non può essere fredda e morta! Non si può esortare gli altri a cercare Dio per risolvere i problemi, mentre nel proprio intimo non si crede che Dio possa risolvere i propri. Non si può indossare una maschera verso gli altri, fare gli ipocriti ed esortare il prossimo e non credere in ciò che si afferma. La fede deve essere autentica, quello che è dentro deve essere ciò che esce e gli altri vedono. Nel caso in cui la fede sembra volersi spegnere, il rimedio consiste nel ravvivarla. Come? Preghiera, meditazione ed azione, ovvero mettere in pratica e mettere alla prova il Signore; difatti Egli stesso esortava dicendo: “Mettimi alla prova”.

 

L'importanza di esercitarsi

Vorrei poter insegnare a quanti desiderano servire il Signore che la loro vita sarà piena di ardore e gioia. Bisogna invece che imparino a fare i conti con timori, sofferenze e lacrime. Servire Cristo resta però entusiasmante e travolgente. A chi è nel campo e a chi aspira farne parte dedico questa storia perché un buon insegnante non dovrebbe mai demolire gli sforzi del discepolo, piuttosto correggerli e semmai guidarlo.

Un imperatore giapponese si reca da un famoso pittore per chiedergli di dipingere l'ideogramma del suo casato. Il pittore ringrazia per l'offerta, ma precisa che per ottenere un buon risultato ha bisogno di due anni. L'imperatore non capisce, insiste per avere prima il lavoro, ma il pittore è irremovibile e l'imperatore così è' costretto a cedere. Dopo circa sei mesi, l'imperatore va dal pittore e gli chiede se l'ideogramma è pronto, ma il pittore sottolinea che non sono ancora passati i due anni. Dopo un anno l'imperatore, nuovamente, si reca dal pittore ma il pittore ribadisce che non è ancora pronto. Allora l'imperatore si rassegna e, allo scadere preciso dei due anni, si reca dal pittore e gli chiede di vedere l'ideogramma. Il pittore prende un foglio, un pennerello e in sua presenza dipinge l'ideogramma. L'imperatore è prima stupito dalla perfezione del disegno e poi con tono alterato chiede al pittore: «Ma non potevi farlo prima?». Il pittore: «No, allora non sarei stato capace». Il pittore invita l'imperatore a seguirlo nel suo atelier e gli mostra 730 prove dello stesso ideogramma, una per ogni giorno dei due anni.

 

Lettura della Bibbia

 

09 marzo        Giosuè 21-23; 2 Tessalonicesi 2-3

10 marzo        Giosuè 24; Giudici 1-2; 1 Timoteo 1-2

11 marzo        Giudici 3-5; 1 Timoteo 3-4

12 marzo        Giudici 6-8; 1 Timoteo 5-6

13 marzo        Giudici 9-11; 2 Timoteo 1-2

14 marzo        Giudici 12-14; 2 Timoteo 3-4

15 marzo        Giudici 15-17; Tito 1-2

 

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