La celebrazione dell'amore paterno

19.03.2019

 

Negli Annali di Roma si legge che il 17 marzo (e il 21 novembre) nell’Impero si celebravano le Baccanali, o Liberali, feste in onore del dio Bacco, durante le quali si immolava un capro e si facevano libazioni di mele. Queste feste istituite da Melampo, figlio di Amiteone furono portate dall’Egitto in Grecia, dalla Grecia in Toscana e dalla Toscana a Roma, ove cagionarono infiniti danni alla pudicizia. Inizialmente erano celebrate dalle Donne, senza la presenza di uomini, duravano tre giorni e sul pomeriggio si eseguivano le cerimonie. Tra loro le Matrone si creavano Sacerdotesse, e la festa non aveva del “vituperevole”. Paculla Minia Campana fatta sacerdotessa cambiò tutto: introdusse la presenza degli uomini, portò le cerimonie di notte e i giorni da tre a cinque per ciascun mese. La mescolanza di donne e uomini e “la comodità della notte” favorirono l’immoralità. I consoli Spurio Postumio Albino e Q. Marzio Filippo abolirono questa festa nel 568. A questi costumi la chiesa cercò di porre rimedio con un richiamo ad una festa di rigore e morale, attraverso la figura di Giuseppe, padre di Gesù. 

 

L’usanza di dedicare un’intera giornata alla celebrazione dell’amore paterno proviene dagli Stati Uniti. La prima volta documentata della festa sembra però essere il 5 luglio 1908 a Fairmont in West Virginia, presso la chiesa metodista locale. Altri la collegano alla signora Sonora Smart Dodd, che ispirata dal sermone ascoltato in chiesa in occasione della festa della mamma, decise di organizzare una festa in onore di suo padre, veterano della guerra di secessione americana, in occasione del suo compleanno, il 19 giugno del 1910. Da allora la festa del papà si è diffusa in tutto il mondo, anche se il giorno della sua celebrazione può variare da nazione a nazione: molti paesi hanno mantenuto la terza domenica di giugno, mentre nei paesi di tradizione cattolica viene fatta coincidere con il 19 marzo, giorno di San Giuseppe. In nome della laicità e nel rispetto delle altre fedi presenti nel nostro Paese, ma anche per ragioni più delicate, alcune scuole hanno bandito la festa già dal 2013. In una scuola materna di Roma, infatti, su consiglio di una psicologa del Comune le maestre la cancellarono per la presenza di un bimbo che a casa non aveva il papà ma due "mamme": quella naturale e la sua compagna. Probabilmente se il bimbo avesse avuto due padri, la questione sarebbe sorta successivamente per la festa della mamma. 

 

Vorrei per questo porre all'attenzione che a causa della diffusione del pensiero "gender" e dietro lo sventolio di un inesistente spettro omofobico stiamo subendo in silenzio un nascondere il principio naturale che ogni bambino è nato dall’unione di una mamma e un papà. Mentre insegnare che, secondo la Bibbia, una famiglia è quella che ha inizio con un uomo e una donna si può ledere la percezione soggettiva di qualcuno e finire sotto un procedimento penale o nella gogna mediatica come purtroppo già accaduto ad alcuni. Nel commentare l'episodio di Roma lo psichiatra Bruno Renzi dichiarava al quotidiano Avvenire: «Viviamo in una società in cui le minoranze culturali hanno una supremazia su quella che è la storia, la cultura, la tradizione di un popolo. È grave che una scuola materna dimostri una così ridotta capacità di attenzione a quei bambini che hanno una famiglia composta da un padre e una madre, secondo natura, e alla realtà della famiglia in cui crescono. Inoltre al bimbo senza padre negano una visione d’insieme. Ormai è un teatro dell’assurdo». Allora seppure resta il rischio di una venerazione religiosa che non appartiene a tutti i cristiani, noi abbiamo il dovere di continuare a insegnare i principi in cui crediamo, difendendo la famiglia e il ruolo dei genitori. Rendiamo conto che c'è chi sta togliendo dal cuore e dalla mente delle nuove generazioni il Creatore del genere umano, il Padre celeste, il Padre nostro.

 

 

Foto di stoll, www.freeimages.com

 

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