Settimana 12 - Padre per eccellenza

14.03.2015

«Ma mentre aveva queste cose nell'animo, un angelo del Signore gli apparve in sogno, dicendo: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua moglie; perché ciò che in lei è generato, viene dallo Spirito Santo. Ella partorirà un figlio, e tu gli porrai nome Gesù, perché è lui che salverà il suo popolo dai loro peccati”».

Matteo 1:20-21

 

Giuseppe, saputo della gravidanza “inattesa” di Maria, voleva lasciarla, se non fosse stato per un’apparizione angelica che lo condusse a pii atteggiamenti. Nei Vangeli non abbiamo molto a suo riguardo e nessuno degli apostoli farà menzione di lui. Nei secoli assurge agli altari come il “padre per eccellenza”. Come è accaduto?

Il 17 marzo nell’Impero si celebravano le Baccanali, feste in onore del dio Bacco, durante le quali si immolava un capro. Inizialmente erano celebrate dalle donne, senza la presenza di uomini, duravano tre giorni. Tra loro le Matrone si creavano Sacerdotesse, e la festa non aveva del “vituperevole”. Paculla Minia Campana fatta sacerdotessa introdusse la presenza degli uomini, portò le cerimonie di notte e i giorni a cinque per ciascun mese. La mescolanza di donne e uomini e “la comodità della notte” favorirono l’immoralità. I consoli Spurio Postumio Albino e Q. Marzio Filippo abolirono questa festa nel 568. A questi costumi la chiesa cercò di porre rimedio con un richiamo ad una festa di rigore e morale. Quale santo allora più adatto di Giuseppe, padre di Gesù? Come per tutte le altre operazioni simili (natale, carnevale, quaresima, etc.) ne venne fuori il solito miscuglio: cristianesimo diluito con paganesimo e paganesimo tinto di cristianesimo. Resta la difficoltà di distinguere ciò che “viene dallo Spirito” dalle umane intenzioni.

 

La festa del papà

L’usanza di dedicare un’intera giornata alla celebrazione dell’amore paterno proviene dagli Stati Uniti. La prima volta documentata della festa sembra però essere il 5 luglio 1908 a Fairmont in West Virginia, presso la chiesa metodista locale. Altri la collegano alla signora Sonora Smart Dodd, che ispirata dal sermone ascoltato in chiesa in occasione della festa della mamma, decise di organizzare una festa in onore di suo padre, veterano della guerra di secessione americana, in occasione del suo compleanno, il 19 giugno del 1910. Da allora la festa del papà si è diffusa in tutto il mondo, anche se il giorno della sua celebrazione varia da nazione a nazione: molti paesi hanno mantenuto la terza domenica di giugno, mentre nei paesi di tradizione cattolica viene fatta coincidere con il 19 marzo, giorno di San Giuseppe. Ed è per questo che in Italia, come per la maggioranza delle feste, i credenti evangelici vivono il dilemma: “Se festeggio mica venero il santo del giorno?”.

 

Contro la Discriminazione Razziale

Ho scelto la storia di William Wilberforce perché il 21 marzo è la Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale. Deputato del Parlamento inglese a ventuno anni, William non era un aristocratico, ma un giovane animato nella fede cristiana, un affamato di Dio. Lo era a tal punto che dopo la sua elezione visse una crisi esistenziale, dubitando di poter rimanere credente in ambito politico. Il giovane aveva un amico, Isaac Milner, anch’egli animato dal Signore, e durante un viaggio questi trasferì a William il significato dell’essere nati di nuovo e cosa volesse dire “Cristo in me speranza di gloria”. L’Inghilterra basava la sua ricchezza sulle colonie, dove uomini di colore venivano costretti a lavorare in schiavitù. John Newton, figlio di un mercante di schiavi, aveva speso la sua giovinezza sulle navi mercantili, fin quando conobbe l’Evangelo e capì che quel traffico umiliava il Salvatore, poiché ogni essere umano deve poter vedere Cristo nel proprio simile e trattarlo come sé stesso: scese dalle navi e divenne un pastore anglicano. Quando conobbe William gli fece da mentore, incoraggiandolo a proseguire il percorso politico per combattere per l’abolizione della schiavitù. Tale battaglia nel 1807 vide l’abolizione della tratta degli schiavi. Dai diari di Wilberforce sappiamo che pregava Dio prima di andare in Parlamento: aveva a cuore di rendere un servizio per la nazione. Egli combatté non solo per l’abolizione della tratta, ma anche contro l’assoggettamento di questi uomini ai loro padroni. Combatté una battaglia che durò ventisei anni e che portò, nel 1833, alla promulgazione di una legge contro la schiavitù valevole per tutto il regno. Tre giorni dopo William morì, come a dirci che quella battaglia aveva visto la vittoria, quel seme poteva morire perché la gloria di Dio si era manifestata.

 

Lettura della Bibbia

 

16 marzo        Giudici 18-20;Tito 3; Filemone 1

17 marzo        Giudici 21; Ruth 1-2; Ebrei 1-2

18 marzo        Ruth 3-4; 1Samuele 1; Ebrei 3-4

19 marzo        1Samuele 2-4; Ebrei 5-6

20 marzo        1Samuele 5-7; Ebrei 8-8

21 marzo        1Samuele 8-10; Ebrei 9-10

22 marzo        1Samuele 11-13; Ebrei 11-12

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