Giorni di esami

17.06.2015

 

In questi giorni di metà giugno le scuole tornano a ripopolarsi per gli esami di fine corso. Il mio secondogenito Elia è alle prese con quelli di terza media. Alla sua età questo è il primo banco di prova nel mondo dei grandi. Sì, perché superato questo scoglio, si aprono le porte delle superiori, quelle che lo condurranno alla maturità. I suoi occhi carichi di tensione, il volto teso al punto da limitare il consueto sorriso di saluto. La trepidazione si percepisce nelle sue reazioni e l’ansia dei quesiti lo ha privato della consueta spensieratezza. Fin troppo concentrato ad ottenere il massimo. A poco è servito lo sforzo di distrarlo e di fargli capire che sarebbe stata poca cosa. Ben presto ho dovuto constatare che le mie parole erano quelle di chi parlava con il senno di poi e con qualche decennio di esperienze in più sulle spalle: un carattere formato e temprato dai tanti esami affrontati, cercati e incontrati, e ancora non finiti. Nell’osservarlo non ho potuto non ripensare ai miei esami di terza media. Quanto tempo è passato. Quante cose sono cambiate da allora.

 

La soglia dei tredici anni segna l’ingresso nella giovinezza; quando si lascia la scuola media non si è più “bambini”. Volgendo lo sguardo al mondo della Bibbia, per gli ebrei è l’età della maturità: a 13 anni e un giorno il ragazzo diventa Bar mitzvah (figlio del comandamento, per le ragazze a 12 anni e un giorno). Questo è il momento in cui un bambino diventa responsabile nei confronti della Halakhah, la legge ebraica, inizia a partecipare alla vita della comunità al pari degli adulti, a osservare la ritualità, i precetti, la tradizione e l’etica ebraica. Alla responsabilità morale delle proprie azioni corrisponde la possibilità di essere chiamato a leggere la Torah e condurre o partecipare alla preghiera pubblica. Tutto un percorso di preparazione precede questo evento, e oltre allo studio e alla preparazione offerta dalla sinagoga e dalle scuole ebraiche, le famiglie possono assumere specifiche persone - i tutori Bar Mitzvah - per preparare il figlio nello studio della lingua ebraica, della cantillazione della Torah e dei concetti ebraici di base.

 

Forse questo parallelismo potrebbe apparire inappropriato, ma intendo stimolare un confronto al trattamento dei nostri figli. Non è casuale coincidenza la pratica sacramentale nel mondo cattolico della prima comunione proprio a questa età. Vuol dire che al di là di ciò che pensiamo dei nostri figli, essi sono pronti per entrare nel mondo della spiritualità e della fede e ad assumersi delle responsabilità nei confronti della comunità e di Dio stesso. Il libro dei Proverbi ammonisce: «Inculca al fanciullo la condotta che deve tenere; anche quando sarà vecchio non se ne dipartirà» (22:6). Un comportamento genitoriale volto a tenerli eternamente bambini non favorirà il loro sviluppo, neanche in termini di fede. Preferiamo spesso tenerli sotto il nostro occhio, lasciandoli per ore rinchiusi davanti ad una consolle, ma con l’opzione di connessione internet e quindi di avere relazioni con non so chi. Ci adoperiamo affinché ogni loro desiderio sia esaudito senza preoccuparci di viziarli, purché siano felici. Gli spazi di casa vengono lasciati al loro dominio, senza alcun tentativo di spiegar loro la condivisione e la cura per un più duraturo uso di tali beni. A tavola poi, quasi sempre serviti su ordinazione. Se questo è lo stato delle cose in casa tua, temo che occorrano rimedi immediati.

 

Mentre loro affrontano gli esami scolastici, come genitori siamo sfidati ogni giorno a più di un esame in quella che è la responsabilità di prepararli al mondo degli adulti. Forse sarà la nostra insoddisfazione per il mondo costruito e mai migliorato o l’aver conosciuto le insidie e le “schifezze” che la società (da noi composta!) è pronta a regalare che in fondo al nostro cuore li vorremmo tenere nell’isola che non c’è, costruire una stanza di favole e sogni dove un Peter Pan viene a farli volare. Ahimè, la vita è un’altra cosa, lì pronta ad assalirli. È pur vero che abbiamo conosciuto la “vita abbondante” donata da Gesù. Grazie ad essa, che continuiamo a difenderli e a proteggerli. Dio ci aiuti a prepararli per le sfide che li aspettano.

 

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