Vita da pecora

12.06.2019

 

Nel passato di ognuno ci sono personaggi di una serie televisiva o di un cartone che hanno allietato le nostre giornate, compagni fidati di lunghi pomeriggi. Personalmente ho chiuso la stanza dei ricordi dell'infanzia da parecchio, ma il mio terzogenito mi ha fatto scoprire il piacere di qualche cartone animato attuale, per niente banale. Non nascondo che alcuni sono particolarmente interessanti, oltre che belli da vedere. Evito di fare un elenco, lasciando a ciascuno i suoi preferiti; mi limito a quello i cui personaggi mi hanno spinto a delle riflessioni. Di certo chi ha bambini, si sarà imbattuto almeno una volta in Shaun, vita da pecora (Shaun the Sheep), una serie animata che racconta delle avventure del gregge e degli animali da cortile in una piccola fattoria. Qui, nella campagna inglese, il fattore (The Farmer) ha un cane da pastore Bitzer, che in sua assenza dovrebbe mantenere l’ordine e che invece finisce coinvolto nelle avventure ideate dalla pecora Shaun.

 

Questo spaccato agreste può raffigurare una realtà ecclesiale, ove il responsabile/contadino, nella sua tranquilla solitudine, è soddisfatto della sua gestione, ma talmente miope da non rendersi conto dei comportamenti insoliti e fuori dell’ordinario dei suoi catecumeni/animali. Di certo non fa onore a nessun ministro dell’Evangelo essere assomigliato al fattore inglese, però la miopia è un difetto abbastanza diffuso. Come non c’è più sordo di chi non vuol sentire, non c’è più cieco di chi non vuol vedere. Difatti, il contadino non ha alcuna consapevolezza di ciò che accade in casa sua, con o senza di lui. Chi invece allieta la comitiva e anima la “baracca” è Shaun, una pecora fuori dal comune. Rispetto alle altre pecore intente solo a brucare, lei pensa. Ed è per questo che non segue il gregge, ma si distingue dal bestiame e riesce finanche a condizionarne i comportamenti. Le sue iniziative non sempre sono un successo, e alcune volte finisce per cacciarsi nei guai a causa della propria curiosità e intraprendenza. Ogni volta però ne viene fuori grazie a intelligenza e caparbietà per niente ovine.

 

Da sempre i cristiani, essendo Gesù il Buon pastore, sono assomigliati tra l’altro a un gregge. Nel linguaggio neotestamentario il credente è una pecora che si era smarrita, ma è stata ritrovata, recuperata e ricondotta nell’ovile del Signore. Il gregge ha così una dimensione spirituale nella chiesa. Infatti, ogni comunità locale sotto la direzione e responsabilità del pastore è riflesso della fattoria. Shaun è quel credente che senza titoli o incarichi ufficiali si adopera, all’insaputa del responsabile, per il bene della “fattoria”, senza mai cercare gloria personale. Infatti, al di là della fantasia che la contraddistingue, Shaun ha a cuore gli interessi del contadino: mai si ribella o lo contraddice; resta nell’ovile ed è membro della fattoria. Inoltre, se necessario non esita a sostituirsi nella difesa del gregge a Bitzer, che armato di berretto, fischietto e thermos del tè, non riesce in alcun modo ad apparire autoritario; anzi è tollerante e amichevole nei confronti degli animali. L’esercizio dell’autorità è molto più di un titolo o un’etichetta, non bastano berretto e fischietto; ci vuole “carisma”.

 

Altre singolari figure popolano la serie: il Gatto e i Maiali. Il primo vuole tutte le attenzioni dell'allevatore e per questo si inimica tutti gli altri. I secondi vivono a ridosso del campo delle pecore e la loro principale occupazione è creare disordine e recare disturbo alle pecore. Quanta familiarità con l’ambiente chiesa. Immagino ora gli Shaun che si stanno gongolando per questo scritto, mentre i Bitzer digrignano i denti e i Farmer restano inconsapevolmente soddisfatti. Nonostante i limiti di alcuni, Shaun mi dice che la vita da pecora può essere entusiasmante e coinvolgente: basta essere sé stessi.

 

 

Foto IMDB

 

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