Settimana 37 - La Scrittura ci spoglia

05.09.2015

«Gesù, vedendo le folle, salì sul monte e si mise a sedere. I suoi discepoli si accostarono a lui, ed egli, aperta la bocca, insegnava loro dicendo…»

Matteo 5:1-2

 

Il sermone sul monte pone in evidenza tre realtà della nostra vita di relazione con Dio: l’elemosina, la preghiera e il digiuno. Il nostro rapportarci al Signore potrebbe essere paragonato ad un tavolo circolare dove l’elemosina (libera contribuzione), la preghiera (in tutte le sue forme) e il digiuno ne costituiscono le gambe. Un tale testo in un vangelo, per eccellenza ebraico, lancia anche una sfida distinta in due proposte, capisaldi della nostra fede. La prima è non essere ipocriti. L’ipocrisia non è altro che il nascondere quel che è la realtà. L’ipocrita è chi, indossando una maschera, cerca di essere adulato. Gesù invitava a non esser tali sia nella preghiera, che nell’elemosina o nel digiuno, citando l’atteggiamento dei farisei, che rappresentavano le persone ipocrite in assoluto. Nessuno di quelli che hanno conosciuto Dio e hanno gustato il Suo dono può fare a meno di essere sincero. La seconda sfida è riferita al Padre, che Gesù presenta come il “Padre vostro che è nei cieli”. Facilmente può nascere l’erronea convinzione che Dio sia lontano. Dal testo, invece, si deduce il contrario, basti pensare all’espressione “il Signore che vede nel segreto” per comprendere che Egli è vicino. Noi tendiamo a nascondere pensieri, sentimenti e tanto altro, cadendo in atteggiamenti ipocriti. La Scrittura ci spoglia da tale atteggiamento perché nulla è nascosto a Dio. Lui è capace di vedere nel segreto, di conoscere a pieno le motivazioni che spingono a fare l’elemosina, a pregare o digiunare.

 

Pianti silenziosi

Circa un anno fa il drammatico gesto di Robin Williams lasciava perplessi i tanti che lo avevano apprezzato per le sue molteplici interpretazioni e amato al punto di raffigurarsi nei suoi personaggi. Simili gesti purtroppo sono all’ordine del giorno. Come responsabile di anime, ben conosco situazioni individuali o familiari dove la lotta dura da tempo. Come negare l'arrivo di momenti difficili da superare in nome di una fede che non ammette sconfitta? Eppure con l'avanzare dell'età o dopo eventi "traumatici" ecco apparire questo male oscuro, difficile da riconoscere e per questo complicato da combattere. Solo gli eventi tragici ci rendono, troppo tardi, consapevoli della sofferenza che ci ha privati improvvisamente di persone apparentemente sane, forti e spensierate, addirittura vocate ad aiutare gli altri. Sono contrario ad ogni posizione estrema: possessioni e influenze demoniache sono il viatico per non riconoscere umane responsabilità; negare ogni realtà spirituale priva l'individuo del suo essere proiettato all'eternità attraverso la redenzione in Cristo, appunto si parla di male dell'anima. Di certo nei meandri del nostro essere ci sono meccanismi delicati e sensibili, e noi dobbiamo adoperarci a curare anima, mente e corpo, tenendoli in relazione tra loro. Perché fede e medicina devono essere inconciliabili? L'una può rafforzare l'azione dell'altra e assieme possono migliorare la vita in generale. Resta difficile trovare l'equilibrio, e questo non deve frenarci. Riflettiamo e ragioniamone serenamente, per dare il giusto aiuto a chi sta soffrendo nell'indifferenza di chi lo circonda, noi inclusi.

 

Lettura della Bibbia

07 settembre   Isaia 25-26; Marco 7-8

08 settembre   Isaia 27-28; Marco 9-10

09 settembre   Isaia 29-30; Marco 11-12

10 settembre   Isaia 31-32; Marco 13-14

11 settembre   Isaia 33-34; Marco 15-16

12 settembre   Isaia 35-36; Luca 1-2

13 settembre   Isaia 37-38; Luca 3-4

Please reload