Teoria Gender: facciamo chiarezza

27.10.2015

 

La conferenza promossa da Christian House con la collaborazione della Scuola Eden e tenutasi nel complesso evangelico Nuova Pentecoste di Aversa ha riscosso un grande riscontro numerico di partecipazione. Introdotta dal pastore Remo Cristallo e moderata da Alessandro Iovino, ha avuto due perni principali nel prof. Massimo Introvigne (fondatore del Cesnur di Torino) e nel senatore della Repubblica Lucio Malan, tra i quali si sono innestati gli interventi di Antonio Morra, Daniele Di Iorio e Giovanni Tagliaferri. A me sono spettate le conclusioni che qui riporto.

 

Vestendo i panni di Pastore pentecostale (responsabile di anime e di comunità), genitore di 3 bambini e preposto con mia moglie alla loro educazione, cittadino coinvolto in molteplici relazioni sociali, credo profondamente che la ricerca del “bene comune” non sarà mai vana. La criticità sta nell’individuazione del bene che riguarda la collettività o, quantomeno, la maggior parte di essa. Questa ricerca deve restare nel rispetto “alternato” delle opinioni altrui, come in una corrispondenza biunivoca. Stiamo invece assistendo che per dare voce a una “minoranza” si sta imbavagliando la “maggioranza”, spostando l’asse sulla liceità di amarsi come si vuole e di preoccuparsi invece di chi “fa il male”, “pratica la violenza”. Una vera è propria battaglia è stata intrapresa, e ciascuno dei contendenti difende le proprie posizioni: non potrebbe essere altrimenti.

 

Un proverbio orientale, a me molto caro, recita: “se fai piani per un anno, semina grano; se fai piani per un decennio, pianta alberi; se fai piani per la vita, forma e educa persone”. La chiesa prenda coscienza dell’importante ruolo cui è chiamata nel formare e educare, informare e far conoscere. Come pastore e predicatore so quanto stia diventando difficile commentare determinati testi della Scrittura biblica, quando tutto tende all’omosessualità, come ad una moda del momento. Viene da chiedersi ma tutta questa “crociata” è solamente una difesa di diritti? Perché se così fosse, ce ne sono tanti altri totalmente ignorati. Parlare di “lotta ad ogni tipo di discriminazione”, come fa il MIUR nella nota 1972 del 15/09/2015 fa un certo ribrezzo a chi, in particolar modo come i pentecostali, è sempre stato discriminato ed ancora oggi è costretto a combattere per la propria libertà religiosa. Un dato oggettivo è che ad una comunità di fede ancorata a una lettura “ortodossa” dei brani biblici andrà viva via contrapponendosi un diffondersi di “Chiese inclusive”  o addirittura a tema di genere, come già accaduto in altre parti del pianeta.

 

Alla rimbombante sollecitazione che è diritto di tutti essere padre o madre, tra le risposte possibile che la domanda “Chi pensa ai diritti dei bambini?” Per me un figlio/a resta, così come la Bibbia presenta, il frutto dell’amore tra un uomo e una donna, e se non vogliamo essere romantici, il frutto di un “rapporto sessuale”. Purtroppo per sessualità si intende ogni forma di “depravazione”, stortura della creazione originaria “dell’uomo e della donna che saranno una sola carne”. Ahimè, per non essere discriminanti, in nome dell’eguaglianza e dell’universale diritto all’amore stiamo andando contro Natura, in nome del progresso scientifico, o del regresso etico?

 

Qualche esegeta e predicatore ha attualizzato un versetto del libro di Geremia, ricorrente tre volte nelle parole del profeta «Io farò cessare nelle città di Giuda e nelle vie di Gerusalemme le grida di gioia e la voce dell’allegria, la voce dello sposo e della sposa, poiché il paese sarà ridotto a un deserto» (7:34). Anche se forse, sarebbe più attinente Matteo 18:5-6 «E chiunque riceve un piccolo fanciullo come questo in nome mio, riceve me. Ma chi avrà scandalizzato uno di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse legata una macina d'asino al collo e che fosse sommerso nel fondo del mare».

Abbiamo davanti a noi una grande sfida. Il tema affrontato è parso a tutti più grande e vasto di quanto si sia riuscito ad esplorare, ma tutti abbiamo intravisto un orizzonte alquanto fosco. Nonostante lo sforzo sociologico, politico, educativo e in parte teologico, è mancata la parte medico scientifica, secondo me necessaria per poter aver una maggior e più completa comprensione del tema. In questi ambiti sta sviluppandosi un filone di studio sulla “idiosincrasia di genere”. Questo vuole essere un punto di inizio.

 

Alle istituzione giunga il nostro appello di non dare niente per scontato o determinato, bensì di trovare modi e tempi per accogliere tutte le istanze sulla materia e metterle anche a confronto. Tutto quanto condiviso assieme questa sera possa rappresentare la nascita di un’agorà in cui tornare a incontrarci per ascoltare e riflettere assieme. Raccogliamo l’invito alla preghiera, ma in questa battaglia non basta solo pregare.

 

 

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