Settimana 51 - Una scelta difficile

12.12.2015

«Da quel momento molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui. Perciò Gesù disse ai dodici: “Volete andarvene anche voi?”».

Giovanni 6:66, 67

 

Prima di rispondere i discepoli ebbero un attimo di imbarazzo. Poi si levò il sempre pronto Simon Pietro: «Signore, da chi ce ne andremo? Tu hai parole di vita eterna. E noi abbiamo creduto e abbiamo conosciuto che tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (Giovanni 6:68, 69). Desidero per il momento soffermarmi sulla domanda di Gesù. Leggendo l’intero capitolo 6 di Giovanni, noteremo tutta una serie di eventi che inducono il maestro a rivolgersi in questo modo ai discepoli. Il Maestro, il cui sguardo andava oltre le apparenze e le cui parole mettevano a nudo la vita delle persone, evidenziò loro quanto segue:

- Lo cercavano perché erano stati saziati di quei pani (v. 26);

- non credevano in Colui che lo aveva mandato (vv. 29 e 41);

- non intendevano le Sue parole (v. 52);

- non avevano comunione e vita con Lui (v. 53).

“Questo parlare è duro”: fu il giudizio di molti discepoli. La risposta di Gesù che seguì: “Le parole che vi ragiono sono spirito e vita”. Oggi viviamo la stessa realtà spirituale. Molti vogliono un Evangelo fatto di apparenze, allungato, pieno di tante inutilità, o come direbbe il pastore Remo Cristallo “all’acqua di rose”. Tutti vogliamo seguire Gesù. Tutti vogliamo il pane e il pesce. Solo in pochi riescono però a soddisfare le aspettative del Signore. Le nostre parole, i nostri desideri, tutte le nostre buone intenzioni non riescono a coprire l’evidenza delle nostre azioni.

(Elpidio Pezzella, Cuori che palpitano, 2015, pp. 31-32)

 

Un rito scacciacrisi

Il Natale si approssima e l’attesa si propaga. La complessa e affamata macchina commerciale ci tempesta di messaggini, spot e lanci promozionali al punto da perseguitarci ad effettuare gli acquisti per la festa con largo anticipo. Senza accorgercene abbiamo l’ansia del regalo. Nonostante tutte le sollecitazioni all'acquisto, per tanti non ci saranno regali, perché devono continuare a fare i salti per sbarcare il lunario, per onorare impegni assunti o addirittura per vivere alla giornata. Eppure almeno a Natale vorremmo un mondo migliore, famiglie felici, ospedali vuoti, chiese stracolme, bambini felici con i loro giocattoli, tavole imbandite da nord a sud e da ovest a est. Per questo quel che conta è un rito scacciacrisi, mettere un segno visibile dietro il vetro per dire alla “malasorte” di andarsene altrove, e che almeno per qualche giorno lasci tutti in pace per godersi la famiglia e mangiare secondo la tradizione. Per qualcuno di casa Cupiello il presepe è intoccabile, perché ricorda Colui che dovrebbe essere il festeggiato del Natale, anche se nelle spoglie del bambinello. Albero o presepe, credo che il cuore credente brami un incontro con Dio e che per tanti la tradizione diventi un modo per riaccendere il fuoco della speranza, mancando la fede alimentata dalla conoscenza delle Scritture.

 

Lettura della Bibbia

14 dicembre  Michea 7; Nahum 1; 1 Giovanni 1-2

15 dicembre  Nahum 2-3; 1 Giovanni 3-4

16 dicembre  Habacuc 1-2; 1 Giovanni 5; 2 Giovanni 1

17 dicembre  Habacuc 3; Sofonia 1; 3 Giovanni 1; Giuda 1

18 dicembre  Sofonia 2-3; Apocalisse 1-2

19 dicembre  Aggeo 1-2; Apocalisse 3-4

20 dicembre  Zaccaria 1-2; Apocalisse 5-6

 

Il 18 dicembre 1707 nasceva Charles Wesley, fondatore del movimento metodista cui si aggiungeranno prima suo fratello John e poi George Whitefield. Nel corso della sua vita Charles pubblicò oltre 5.500 inni. Per ricordare questa sua grande opera ho scelto le parole di “Would Jesus Have a Sinner Die?”.

Oh, che il Tuo amore vincoli il mio cuore,

Tuo amor, che affranca ogni peccatore,

possa ogni umana anima caduta

gustar la grazia che trovo oltre me stesso;

possa con me l'umanità provare

il Tuo sovrano, sempiterno amore.

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