Guardando al nuovo anno

28.12.2018

 

A fine anno mi presento a voi come fatto finora, non con auspici o auguri, ma con un testo della Scrittura nella speranza e con la preghiera che possa illuminare il nostro cammino cristiano nel nuovo ormai sopraggiunto. Ho scelto quindi il testo di Marco 6:45-56 successivo alla moltiplicazione dei pani e dei pesci, dedicandovi le parole di Gesù: «Fatevi animo, sono io, non temete!» (v. 50b).

 

Al declinare di una giornata programmata per un tempo di riposo e che per la miracolosa moltiplicazione si era tramutata nell’impegno della distribuzione dei pani e dei pesci, Gesù, congedata la folla, chiede ai discepoli di raggiungere Betsaida in barca mentre Lui sale sul monte a pregare. Il “segreto” dei segni compiuti da Gesù è un’intima e curata relazione con il Padre: dopo un’intensa giornata non cerca riposo, ma prende del tempo per sé. Questo dovrebbe valere anche per noi, ovvero prenderci cura della propria anima. Non si può solo spezzare pane per poi remare da un luogo all’altro, è necessario un tempo per alimentare il proprio spirito. Gesù lo faceva, manifestando in questo tutta la Sua umanità. Nel frattempo i discepoli imbarcati incontrano un vento contrario, non una tempesta, che li trattiene per diverse ore. Infatti, Gesù li raggiunge successivamente camminando sulle acque. Marco scrive che li voleva oltrepassare, probabilmente per mettersi dinanzi a loro ed incoraggiarli. Quelli che remavano, però, stando di spalle, non riuscivano a guardare avanti; potevano farlo quelli che indicavano la rotta. Questi ultimi nel vedere Gesù camminare sulle acque si spaventarono pensando che fosse un fantasma, ma Egli cercò di rincuorarli e di calmarli. L’azione di Dio nei nostri confronti è sempre di quiete e mai di spavento o di ansietà.

 

Avere vento contrario è una situazione comune. Tutti abbiamo una barca da condurre in porto, e di conseguenza la possibilità di navigare sulle acque controvento. Quando le braccia cominciano ad essere stanche non agitiamoci, non perdiamo la lucidità, ma spalanchiamo bene gli occhi per vedere il Signore e ascoltiamo: “Fatti animo, sono io. Non temere”. Non esiste espressione più rassicurante di questa. Il Maestro ci parla, sale sulla nostra barca e tutto si acqueta, come fece con i discepoli, i quali rimasero stupefatti. Quando gli affidiamo la nostra vita, lasciandogliela condurre, questa torna a navigare serenamente. I discepoli erano diretti a Betsaida, ma quando Gesù prese il controllo li condusse a Gennesaret, dove, dopo una notte insonne, si presentarono file di malati e bisognosi che necessitavano essere guariti. Nei racconti relativi alle guarigioni ricorre un desiderio di contatto, come a ribadire che per essere sanati bisogna toccarlo. Un’azione di fede quindi è indispensabile: decidere di toccarlo andandogli incontro. Attraverso la Scrittura cresce in noi la fede che può e deve agire. Fede è andare verso di Lui, ma è anche lasciarLo salire sulla nostra barca.

 

Per il nuovo anno, amico/a, fratello/sorella, caro/a nel Signore ricevi dal profondo del mio cuore, da questo umile pulpito “virtuale”, l’incoraggiamento a lasciar salire Gesù sulla tua barca. Qualunque sia la difficoltà che stai attraversando o incontrerai nei giorni a venire prego affinché echeggino nell’anima tua le parole: “Fatti animo, sono io. Non temere”. Per questo il mio impegno continua nel proporti momenti di riflessione, offrirti meditazioni e spunti di lettura della Sua parola. In questo modo sono certo che sarà un anno buono per la grazia e la misericordia divina sulla tua vita.

 

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Una meditazione audio sul tema: Fatevi animo

 

Foto di John Nyberg, ww.freeimages.com

 

 

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