Una rosa in due

13.02.2018

 

A metà febbraio nasce l'amore. Almeno lo si credeva fino al Medioevo, quando si riteneva che in questo periodo iniziasse l’accoppiamento degli uccelli. L'origine della festa di san Valentino coincide con il tentativo della Chiesa cattolica di «cristianizzare» il rito pagano per la fertilità. Per gli antichi romani a febbraio iniziava la stagione della rinascita e a metà mese iniziavano le celebrazioni dei Lupercali, per tenere i lupi lontano dai campi coltivati. I sacerdoti di questo ordine entravano nella grotta in cui, secondo la leggenda, la lupa aveva allattato Romolo e Remo, e qui compivano sacrifici propiziatori, mentre per le strade veniva sparso il sangue di alcuni animali. A conclusione del rito, si inserivano in una urna i nomi degli uomini e delle donne che adoravano Lupercus; un bambino estraeva i nomi di alcune coppie che avrebbero vissuto in intimità per un anno. 

 

Per mettere fine a questa pratica, nel 496 d.C. Papa Gelasio annullò la festa pagana di Lupercus e decretò il culto di san Valentino. Nato nell’odierna Terni, nel 176 d.C. e morto a Roma il 14 febbraio 273, Valentino era un vescovo romano finito martire. Consacrato vescovo nel 197 dedicò la vita alla comunità di Terni dove infuriavano le persecuzioni contro i cristiani. Fu scelto come patrono degli innamorati poiché si racconta fu il primo religioso a celebrare l’unione fra un legionario pagano Sabino e la giovane cristiana Serapia: la cerimonia avvenne in fretta, perché la giovane era malata e i due sposi morirono insieme mentre Valentino li benediceva. Si racconta anche che un giorno due fidanzati stavano litigando vicino al suo giardino. Allora gli andò incontro e regalò loro una rosa, pregandoli di riconciliarsi stringendo insieme il gambo della stessa, facendo attenzione a non pungersi e pregando affinché il Signore mantenesse vivo in eterno il loro amore. Qualche tempo dopo la coppia gli chiese la benedizione del loro matrimonio. Quando la storia si diffuse, molti decisero di andare in pellegrinaggio dal vescovo di Terni il 14 di ogni mese, il giorno dedicato alle benedizioni. La data è stata ristretta solo a febbraio, perché in quel giorno del 273 san Valentino morì.

 

Nei secoli ci sono state trasformazioni caratteristiche che hanno spogliato la festa della sua religiosità, finendo poi nel commerciale. Così nei Paesi anglosassoni è stato introdotto lo scambio di «Valentine», bigliettini d’amore con le sagome dei simboli dell’amore romantico (cuori, colomba, Cupido). Con il passare del tempo l'uso dei biglietti amorosi divenne secondario rispetto allo scambio di scatole di cioccolatini, mazzi di fiori o gioielli. Ecco perché l'amore non si accontenta di parole. Oggi la tradizione si assomiglia un po' ovunque, quel che sfugge è l'origine. Quindi anche i non credenti cattolici la celebrano per festeggiare l'amore, un amore che non per forza deve passare per il matrimonio. Cambiano le usanze ma la festa resta. Eppure si nomina (invoca) san Valentino, che qualcuno confonde con il bambino alato e armato di arco e freccia. Chissà quanti veramente sarebbero disposti a stringere tra le mani la sua rosa, pronti a credere che l'amore è per sempre, e ogni giorno va alimentato. Soprattutto credo ancora nell'amore di coppia finalizzato al matrimonio, il cui anniversario rinnova l'impegno duraturo nel tempo. Non mi piace la concentrazione in un giorno comandato dal calendario gregoriano né il totale disinteresse in nome dell'essere cristiani. Purtroppo la festa di san Valentino, come la gran parte, deve la sua popolarità al merchandising e al marketing: cenette, fiori e cioccolatini conditi in tutte le salse sono il business del “ti amo”. Il credente che ha conosciuto la Verità dovrebbe fare attenzione a restare espressione della libertà ricevuta da Dio attraverso il Suo dono di amore e a praticare il sentimento per eccellenza ricordando che la rosa va stretta in due, ed entrambi per il gambo: le spine si condividono mentre assieme si gode il profumo e si contempla la bellezza. A ciascuno le proprie valutazioni.

 

 

Foto di Koen Veldhuizen, www.freeimages.com

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