Settimana 21/2016 - Una chiesa senza peccato

14.05.2016

«Ci sono dunque molte membra, ma c'è un unico corpo;  l'occhio non può dire alla mano: “Non ho bisogno di te”; né il capo può dire ai piedi: «”Non ho bisogno di voi”».
1 Corinzi 12:20-21
 
Frequentando assiduamente una comunità si giunge ad avere familiarità un po’ con tutte le persone che la compongono. Col tempo accade che vengono meno le trasparenti pareti che delimitano il privato dell’uno da quello dell’altro. Si comincia così a sentirsi autorizzati ad entrare nelle faccende altrui, violando e invadendo la riservatezza dell’altro in nome del siamo “fratelli” o “sorelle”. Tale atteggiamento induce alcuni a rifiutare ogni forma di appartenenza comunitaria, il cui vero scopo dovrebbe essere occasione di crescita e edificazione spirituale. Allo stesso modo non basta dire: “Voglio una chiesa senza peccato”, senza poi fare nulla. Occorre insegnare cosa è peccato, predicare la santificazione e sforzarsi a vivere lontani dal peccato, facendo di sé un esempio vivente e dando all’altro possibilità di contare su un valido aiuto. Solo apprezzando la ricchezza dello stare assieme si potranno superare i limiti dell’empatia caratteriale. Provarci è un dovere, rispettare gli altri un obbligo.
 
L'importanza di esercitarsi
Vorrei poter insegnare a quanti desiderano servire il Signore che la loro vita sarà piena di ardore e gioia. Bisogna invece che imparino a fare i conti con timori, sofferenze e lacrime. Servire Cristo resta però entusiasmante e travolgente. A chi è nel campo e a chi aspira farne parte dedico questa storia perché un buon insegnante non dovrebbe mai demolire gli sforzi del discepolo, piuttosto correggerli e semmai guidarlo.
Un imperatore giapponese si reca da un famoso pittore per chiedergli di dipingere l'ideogramma del suo casato. Il pittore ringrazia per l'offerta, ma precisa che per ottenere un buon risultato ha bisogno di due anni. L'imperatore insiste per averlo prima, ma il pittore è irremovibile e così è costretto a cedere. Dopo circa sei mesi, l'imperatore va dal pittore e gli chiede se l'ideogramma è pronto, ma il pittore sottolinea che non sono ancora passati i due anni. Dopo un anno l'imperatore, nuovamente, si reca dal pittore ma questi ribadisce che non è ancora pronto. Allora l'imperatore si rassegna e, allo scadere preciso dei due anni, si reca dal pittore e gli chiede di vedere l'ideogramma. Il pittore prende un foglio, un pennerello e in sua presenza dipinge l'ideogramma. L'imperatore è prima stupito dalla perfezione del disegno e poi con tono alterato chiede al pittore: «Ma non potevi farlo prima?». Il pittore: «No, allora non sarei stato capace». Il pittore invita l'imperatore a seguirlo nel suo atelier e gli mostra 730 prove dello stesso ideogramma, una per ogni giorno dei due anni.
 
Lettura della Bibbia
16 maggio      Neemia 5-7; Giovanni 1-2
17 maggio      Neemia 8-10; Giovanni 3-4
18 maggio      Neemia 11-13; Giovanni 5-6
19 maggio      Ester 1-3; Giovanni 7-8
20 maggio      Ester 4-6; Giovanni 9-10
21 maggio      Ester 7-9; Giovanni 11-12
22 maggio      Ester 10; Giobbe 1-2; Giovanni 13-14

Please reload