Settimana 3/2016 - La casa del Padre

09.01.2016

«Disse ancora: Un uomo aveva due figli. Il più giovane di loro disse al padre: "Padre, dammi la parte dei beni che mi spetta". E il padre divise fra loro i beni».

Luca 15:11-12

 

Così comincia una delle parabole di Luca più conosciute e amate, quella del “figliol prodigo”. Nonostante l’attenzione del lettore tende, a secondo della propria condizione, a focalizzare il figlio minore o il padre amorevole, tutti i personaggi, incluso il figlio maggiore, possono rappresentare tre tappe del cammino cristiano: da ribelli e fuori della grazia (il figlio minore che si allontana), al ritorno a casa o al permanere del figlio maggiore, fino a vestire i panni del padre (colui che attende il ritorno di figli). Un bellissimo testo di H.M. Nouwen, L’abbraccio benedicente, riesce con cristiana sensibilità a far immedesimare nei vari ruoli. Sulla casa del padre ho fondato un corso di discepolato, perché in essa rilevo un’importante idea di nucleo piramidale (padre, figlio maggiore, figlio minore) interconnesso che può di certo aiutare tutti a crescere, ma anche ad evitare gli errori indotti dagli slanci di zelo, senza controllo e guida alcuna. La casa è così sinonimo della comunità, della chiesa: luogo di gioia, di accoglienza. In essa Dio (padre e padrone della casa) lascia a noi le scelte, senza imporci nulla. Come il padre di questo giovane, ci chiede: Cosa vuoi che io ti dia? Ecco fanne quello che vuoi. Egli non ci lega alla sua casa, ma una volta partiti, dobbiamo essere pronti a fare i conti con la possibilità di dover riconoscere di aver compiuto scelte errate. In tal caso, trovare sempre il coraggio di dire: “Torno a casa”, perché lì c’è una porta aperta, un Padre che attende con braccia protese per accogliere, proteggere.

 

Si può ancora pregare

Se siamo stati raggiunti dalla grazia di Dio, non si può fare a meno di pregare di fronte alle Sue braccia aperte, pronte ad accogliere e far sentire l’amore, la consolazione, il perdono che il cuore necessita. Nella presentazione della settimana di preghiera, Thomas Bucher (Segretario Generale dell’EEA, Alleanza Evangelica Europea) segnala il bisogno in alcune chiese di “meno predicazione e più preghiera, con un ascolto più attento delle persone, nonché di Dio, e maggiore adorazione”, sottolineando poi che “un rinnovamento spirituale nelle nostre nazioni e, in particolare, nella chiesa, esso non può avvenire senza il rinnovamento di una vita di preghiera, gioiosa e profonda, come parte delle numerose sfaccettature della nostra esistenza e interazione con Dio. Non è un segreto che, da parte di molti cristiani, la preghiera sia maggiormente vista come un obbligo e un dovere (cioè, qualcosa che un buon cristiano dovrebbe fare, ma per cui di solito non trova il tempo necessario...) e, di conseguenza, crescono i sensi di colpa. Siamo prigionieri di molti concetti su come si prega e come non si prega. Osserviamo i leader della chiesa e il modo meraviglioso in cui pregano, mentre noi non troviamo mai le parole giuste! La preghiera pubblica sta scomparendo dai culti e corriamo il rischio di inaridirci a causa di tutto il duro lavoro e le attività che non si basano sulla preghiera e sul frutto dello Spirito – la gioia tranquilla di una semplice passeggiata quotidiana con Dio e la certezza della Sua presenza”. Si torni allora a scoprire la preghiera come colloquio con Dio, non per presentare solo richieste, ma - come avrebbe detto Oscar Cullmann – “per la gioia di parlare con Lui, sapendo che Egli ci ascolta”.

 

Settimana di preghiera: Il ritorno dei figli perduti

A partire dal 1861, l’Alleanza promuove una Settimana di Preghiera a metà del mese di gennaio: quest’anno dal  10 al 17 gennaio 2016.  All’inizio fu qualcosa di rivoluzionario, perché i suoi ideatori erano convinti che, senza dover rinunciare alla propria specifica identità, fosse possibile a credenti di diverse chiese, uniti dalla stessa fede nel Gesù presentato nelle Scritture, fraternizzare attraverso la preghiera. Si trattava, non di pregare per ritrovare un’unità perduta, ma piuttosto di rallegrarsi perché si era uniti in Cristo, nonostante diversità secondarie. Quest'anno il tema è "Il ritorno dei figli perduti". http://alleanzaevangelica.org/attualita/2015-32-SMP2016.pdf

 

Lettura della Bibbia

11 gennaio     Genesi 43-45; Marco 15-16; Luca 1

12 gennaio     Genesi 46-48; Luca 2-4

13 gennaio     Genesi 49-50; Esodo 1; Luca 5-7

14 gennaio     Esodo 2-4; Luca 8-10

15 gennaio     Esodo 5-7; Luca 11-13

16 gennaio     Esodo 8-10; Luca 14-16

17 gennaio     Esodo 11-13; Luca 17-19

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