Dubbio e fede

31.01.2017

Chi non ha mai avuto dubbi faccia un passo avanti. Sono certo che in tanti hanno trascorso almeno una notte cercando di sciogliere o allontanare dubbi che attanagliavano la propria mente. Credo infatti che sia umano e normale avere incertezze o dilemmi su cose e/o persone. Ma in tema di fede?

 

Il termine dubbio significa incerto, non sicuro; che non è possibile determinare o definire con precisione. Avendo come radice “due” rimanda al bivio, ossia al vedere due sentieri senza sapere quale scegliere. Davanti a questi non ci si può fermare né tornare indietro, ma occorre fare una scelta. Si pensi al dubbio insinuato dal serpente nell’Eden in Eva. La donna non aveva certezza dell’ammonimento che avrebbe ricevuto come conseguenza al mangiare il frutto proibito, avrebbe dovuto credere alla parola dell’Eterno. Solo dopo aver mangiato fece la scoperta che da allora la sua vita avrebbe conosciuto fatica, dolore prima e morte poi. Allo stesso modo i discepoli faticavano a credere la resurrezione del Cristo non avendo alcuna conoscenza in merito. Ciò recava loro turbamento. Infatti, Gesù mostrandosi chiederà loro: «Perché siete turbati? E perché nei vostri cuori sorgono dei dubbi? Guardate le mie mani e i miei piedi, perché sono io. Toccatemi e guardate, perché uno spirito non ha carne e ossa, come vedete che ho io» (Luca 24:38-39). 

 

Comunemente si ritiene che il dubbio sia l’opposto della fede, e che se uno ha fede non ha dubbi mentre chi ha dubbi non ha fede. Ma è proprio così? Credo di no, perché l’opposto della fede è l’incredulità, mentre l’opposto del dubbio è il sapere. Infatti, chi sa come stanno le cose non ha dubbi, e quindi non ha bisogno neanche di fede. Pertanto chi non giunge a sapere dell’esistenza di Dio avrà seria difficoltà a credere in Lui e su altro, ad esempio sul senso di questa vita, al concetto di anima, alla vita dopo la morte. Eppure anche senza il sapere davanti a queste questioni ci si schiera per il “si” o per il “no”, fondando tale scelta sul dubbio di non sapere con certezza. Come non comprendere la difficoltà di fare i conti con situazioni complicate, come una malattia o la morte di un congiunto? Qui diventa fondamentale il rifugio nella “fede senza dubitare, perché chi dubita è simile all’onda del mare, agitata dal vento e spinta qua e là” (Giacomo 1:6). Se hai fede non puoi lasciarti paralizzare. La donna dal flusso di sangue palesa una determinazione pregna di certezza: “Se solo tocco le sue vesti sarò guarita” (Marco 5:28). Il padre del ragazzo che aveva uno spirito maligno invece dichiara: “Signore, io credo, ma vieni incontro alla mia incredulità” (Marco 9:24). 

 

La fede non fonda sul sapere e sulla conoscenza, ma è un atto di arresa alla vita e al bene. Chi crede in Dio non ha in mente un chiaro soggetto fisico, ma crede nell’esistenza di una realtà da cui proviene il tutto e verso il Quale va la vita. Ecco allora che credere in Dio “significa credere che la vita proviene dal bene e procede verso il bene, e che per questo agire bene è la modalità migliore di vivere” (Vito Mancuso). Noi amiamo parlare di fede biblica riferendoci a un credere che fonda sulle verità espresse e contenute nella Scrittura. Ogni volta che dubitiamo a loro riguardo è come dichiarare Dio bugiardo. La fede è così lo strumento per superare il dubbio. Quando manca la conoscenza, il sapere certo, “la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono” (Ebrei 11:1). Abbiamo comunque sempre da imparare e anche il percorso della conoscenza biblica si alimenta del dubbio che spinge alla ricerca e allo studio. Chi crede di sapere tutto smetterà di conoscere. Chi davanti al dubbio si lascia paralizzare è perché non ha l’umiltà di mettere in discussione il proprio sapere e di investigare. Ecco allora che ci si ferma alle apparenze, che quasi sempre ingannano. Una bambina teneva due mele con entrambi le mani, quando la mamma si avvicina e le chiede di dargliene una. La bimba rapidamente morde l’una e poi l’altra. La mamma delusa cerca di trattenere la sua reazione e stenta un sorriso. A quel punto la bambina le porge una delle due mele e dice: “Tieni, mamma, questa è quella più dolce”. La figlia sapeva quel che la mamma neanche aveva pensato. 

 

Allo stesso modo chi ha assaporato la fede potrà proporla al dubbioso (colui che non sa) con delle certezze in più. Harvey Cox nel libro La città secolare ha ripreso un apologo di Kierkegaard, che narra di un circo colpito da un incendio. Quando scoppiò l’incendio il direttore mandò il clown, già preparato per la recita, a chiedere aiuto nel villaggio vicino. C’era anche il pericolo che il fuoco attraverso i campi secchi s’appiccasse al villaggio. Mentre il clown supplicava gli abitanti di accorrere al circo per aiutare a spegnere l’incendio, questi presero le sue grida per un trucco del mestiere, volto ad attirare persone alla rappresentazione. Così invece di aiutarlo lo applaudivano, ridendo sino alle lacrime. Il pagliaccio tentava inutilmente di convincerli che non si trattava di una finzione, ma di una amara realtà. Il suo pianto però intensificava le risate, fino a quando il fuoco raggiunse il villaggio che finì distrutto dalle fiamme come il circo. Per questo, al di là delle vesti da pagliaccio, nessuno può dare certezze agli altri e nell’incredulità resta l’inquietudine del “forse però è vero”. Così fede e dubbio coesistono, e chiunque è alla ricerca della verità dell’esistenza non potrà sfuggire al dubbio e nemmeno alla fede, come ci ricorda l’apostolo Paolo “senza alcun dubbio, grande è il mistero della pietà: Dio è stato manifestato in carne, è stato giustificato nello Spirito, è apparso agli angeli, è stato predicato tra i gentili, è stato creduto nel mondo, è stato elevato in gloria” (1 Timoteo 3:16).

 

 

Foto di Ove Tøpfer, www.freeimages.com
 

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