Settimana 10/2017 - Occhi che hanno perso la luce

04.03.2017

«Giunsero così a Gerico. E come egli usciva da Gerico con i suoi discepoli e con una grande folla, un certo figlio di Timeo, Bartimeo il cieco, sedeva lungo la strada mendicando».
Marco 10:46
 
Nel dirigersi a Gerusalemme per la Pasqua, Gesù passa da Gerico, ove, lungo la strada, incontra Bartimeo, il cui nome significa «figlio di Timeo». Timeo invece significa “onore” o “onorabile”. Nel Vangelo di Marco il cieco Bartimeo occupa un ruolo importante, è l’ultimo ad essere guarito prima della passione di Gesù. Non a caso un cieco, una persona i cui occhi hanno perso la luce. La condizione di cecità rappresenta chi ha bisogno della luce di Dio, la luce della fede, per conoscere veramente la realtà. Bartimeo è un modello. Non è cieco dalla nascita, ma ha perso la vista. Come l’uomo che ha perso la luce, ma non la speranza, sa cogliere la possibilità di incontro con Gesù e si affida a Lui per essere guarito. Infatti, quando sente che il Maestro passa sulla sua strada, lo chiama con forza. E quando Gesù gli chiede cosa vuole, risponde: «Che io veda di nuovo». Chi riconosce la propria condizione e grida al Signore, riacquista la luce perduta, e con essa la pienezza della propria dignità: si rialza in piedi e riprende il cammino sotto la guida di Gesù. Marco non ci dirà più nulla di Bartimeo, ma in lui ci presenta un discepolo: colui che, con la luce della fede, segue Gesù lungo la strada. Il vangelo di Giovanni ribadirà a più riprese che Gesù è la luce del mondo, e come il cieco guarito chi lo incontra può esclamare: “Ora ci vedo”.
 
Bartimeo secondo Agostino
Il vescovo di Ippona in un suo scritto (Il consenso degli evangelisti), riflette sulla figura di Bartimeo osservando che Marco riporta il nome della persona guarita, ma anche del padre, giungendo alla conclusione che «Bartimeo, figlio di Timeo, era un personaggio decaduto da prosperità molto grande, e la sua condizione di miseria doveva essere universalmente nota e di pubblico dominio in quanto non era soltanto cieco ma un mendicante che sedeva lungo la strada. Per questo motivo Marco volle ricordare lui solo, perché l’avere egli ricuperato la vista conferì al miracolo tanta risonanza quanto era grande la fama della sventura capitata al cieco». L’interpretazione di Agostino ci invita a riflettere sul fatto che ci sono ricchezze che possiamo perdere, come la luce della fede, perdendo così un orientamento sicuro e solido e divenendo mendicanti del senso dell’esistenza.
 
L’8 marzo
Nella Giornata internazionale della donna, rendiamo grazie a Dio per ogni donna, nonna, mamma o figlia; servente o credente; impegnata o meno nell’opera. Ognuna un fiore prezioso.
L’8 marzo del 1856 nasceva Giovanni Luzzi, pastore e teologo svizzero, noto per la sua traduzione della Bibbia.
 
Lettura della Bibbia
06 marzo        Giosuè 3-5; Filippesi 3-4
07 marzo        Giosuè 3-5; Filippesi 3-4
08 marzo        Giosuè 6-8; Colossesi 1-2
09 marzo        Giosuè 9-11; Colossesi 3-4
10 marzo        Giosuè 12-14; 1 Tessalonicesi 1-2
11 marzo        Giosuè 15-17; 1 Tessalonicesi 3-4
12 marzo        Giosuè 18-20; 1 Tessalonicesi 5; 2 Tessalonicesi 1

 

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