Un passato ancora presente

22.03.2017

 

Rivedersi ventisei anni dopo il diploma di maturità fa un certo effetto. L’iniziativa di qualche cuore immenso, favorita dai Social, ha risvegliato emozioni accantonate nella soffitta dei ricordi e per tanto tempo date per smarrite. Durante quelle giornate di compiti e interrogazioni, catturati dal presente, chi avrebbe mai immaginato di ritrovarsi a distanza di così tanto tempo? Purtroppo dopo gli esami le strade si separano, subentrano le preoccupazioni fino ad allora gestite dai genitori, si gettano le basi di un lavoro, si comincia a costruire una qualche relazione stabile. Lentamente si dissolvono i rapporti nati attorno ai banchi e si perdono i contatti con l’ingiallirsi dei libri. Questa l’esperienza vissuta di recente, e che sembrerebbe andare di moda tra gli over quaranta.

 

Ventisei anni sono una vita. Inevitabilmente con qualcuno ci siamo incrociati, ma con la maggior parte ci siamo persi. In questo tempo ho intrapreso un viaggio universitario, interrotto per il primo impiego. Sono stato tra i primi a condurmi all’altare per il matrimonio. Sono passato attraverso diversi lavori fino alla sistemazione attuale. Ho ripreso gli studi conducendoli ad una meta confacente la mia vocazione. Ho gioito, pianto, lottato. Ho vinto qualche volta, ma spesso sono stato perdente. Ma non è questo il momento di tracciare il mio consuntivo, perché come me ognuno ha messo su un bagaglio di esperienze, raccolto amarezze e delusioni, seminato qualche gioia e sfiorato qualche successo. Forse chi si è prodigato per costruire oggi sta raccogliendo le macerie di quanto invece è crollato. Nel peregrinare terreno si tende a evidenziare problemi e affanni, e così facendo non si gode del buono che quotidianamente scende dal Cielo e che passa finanche inosservato.

 

D’improvviso un giorno qualcuno si ingegna e con il fiuto di un setter si mette alla caccia di quei compagni chissà dove finiti, scoprendo che molti sono tanto vicini quanto lontani. Lanciata l’iniziativa, fissato il giorno, scelto la location e il menù, non si può arrivare però impreparati. Parte così la ricerca dei profili su Facebook, si visualizzano quelli di WhatsApp, ma alcuni sono refrattari ai social e altri nascondono l’identità con foto di animali o paesaggi mozzafiato. Gli iniziatori hanno messo in atto un meccanismo che sta recando ansia e trepidazione. Nel gruppo alcuni appaiono ancora affiatati, non si sono persi. Anche se sarà solo una serata tra vecchi amici, occorre essere all’altezza delle attese e quanto meno non apparire perdente e/o inconcludente. Per questo qualcuno sarà tentato a conservare i ricordi della giovinezza così come sono, declinando l’invito per non sottoporsi al giudizio, vuoi per l’aspetto, la professione e la vita privata. Certe volte occorre coraggio per non nascondersi. Mancare sarebbe un’offesa agli altri e un torto a sé stessi.

 

Al giorno fissato, come da manuale il tavolo va riempiendosi alla spicciolata, mentre qualcuno comunica che non ci sarà per sopraggiunti motivi e impedimenti. Cosa pensare di loro? E chi invece ha totalmente ignorato l’invito? In fondo questa sera gli assenti non contano, e comunque hanno sempre torto. Chi sicuramente non sarebbe mancato è volato via molto tempo prima di questo giorno: nessuno lo nomina, ma lui c’è. Qualcun altro è troppo lontano per esserci, e la chat resta silenziosamente aperta. Eccoci, avvolti tra abbracci e baci, travolti dalle emozioni. Volano le prime osservazioni, i commenti si susseguono, e mentre qualche ricordo sfugge l’allegria pervade la sala, avvolgendo il gruppo ben assortito. Piatti e bicchieri sono complementi, anche se mangiare e bere è piacere alquanto apprezzato.

 

Al di là delle chiacchiere e dei ricordi che si susseguono tra vecchi compagni di scuola, c’è la consapevolezza di essere cresciuti, anche se è bello per un po’ viaggiare nel vuoto del passato. Oltre l’emozione di guardarsi indietro la serata probabilmente sta diventando un momento per scoprire quanta strada si è fatto e soprattutto se si è intrapreso la direzione giusta, o quanto meno la più adatta. Per un predicatore o un “racconta parabole” come me, quale occasione più congeniale per portare una presenza che sia segno. Anche se solo in parte, non posso perdere un momento piacevolmente intenso. Intorno a quel tavolo non compio un salto nel passato, ma riscopro un dono di quella stessa vita spesso ingiustamente considerata cattiva e avversa. Dalla mia parte una fede mai nascosta, e che loro hanno conosciuto nel suo zelo iniziale. Oggi che posso annoverare oltre un ventennio di esperienza nel ministero e nella cura delle anime, non mi occorre molto per respirare l’amarezza nascosta con sorrisi e silenzi, ascoltare il grido di lacrime non ancora del tutto asciugate. Con alcuni è tornata a galla la stima e l’affetto sempre nutriti e palesati quando potuto. È bastato quel poco per provare per ciascuno un “bene dell’anima” e sentire la responsabilità di fare qualcosa.

 

Un famoso trio cantava “uno su mille ce la fa”, evidenziando come il cammino di questa esistenza sia angusto e tortuoso, ricco di problemi e difficoltà. Percorrerlo con Dio al nostro fianco però lo rende più agevole. Ci sono sentieri che si toccano o si incrociano, ma per tutti ingresso e uscita coincidono. Senza l’illusione di una fede in grado di rendere i nostri giorni stupendi e gloriosi, vorrei dire a ciascuno che la vita non smette di continuare a stupirci, attraverso stille di grazia e gocce di amore divino che bagnano il volto di ognuno. Il Vangelo non promette che la vita sarà perfetta, ma assicura che nella sua imperfezione possiamo contare sull’aiuto divino, che qualche volta veste i panni di un amico o di un vecchio compagno di scuola in grado di indicare la Via. 

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