Si puó essere discepoli

17.05.2017

 

Il termine “discepolo” usato e, per certi versi abusato, sta perdendo il suo reale significato. Si tende ad uniformarlo a colui che viene definito “credente”, ma l’essere discepolo è molto di più: è colui che ha trovato il senso della vita nel Signore e si è lasciato conquistare. Serve e segue l’Eterno, costi quel che costi, per la durata della sua esistenza, accettando il proprio cammino, perché con certezza egli sa che Dio è la sua avanguardia e la sua retroguardia. Sono sempre stata molto autocritica, ma da quando ho conosciuto il Signore, questa mia caratteristica ha preso il sopravvento nella sua accezione positiva. Ritengo sempre di non fare mai abbastanza per Lui, probabilmente perché sono conscia di non poter ripagare totalmente il Suo amore, il Suo glorioso sacrificio, la Sua immensa misericordia che ha avuto e che ancora oggi ha per me. 


Prima di conoscere la fede investivo tutto il tempo a disposizione per crearmi una brillante carriera e, quello che la parola di Dio definisce, un tesoro su questa terra. Studiare è sempre stata la mia passione, la legge il mio ramo preferito; sognavo di diventare un giudice esperto con una grande reputazione. Quando però ho sperimentato l’amore di Dio, ho compreso che tutto il tempo che avrei potuto dedicare alle ambizioni potevo spenderlo per Lui. Non è stato facile rinunciare alle mie aspirazioni; non è stato semplice nemmeno spiegarlo ai miei genitori; credo anzi non abbiano mai accettato questo mio cambiamento di vita. Loro non hanno ancora fatto un’esperienza di fede, quindi non riescono a comprendere. Ho deciso di dedicare tutta la mia vita a Dio ricercando innanzitutto “le cose del cielo”, riservando il minor tempo possibile alle cose di questa terra. Il mio obiettivo adesso è concentrato verso una “carriera spirituale”; oggi posso dire con certezza di desiderare la veste regale e non la toga. Abramo, grande esempio di uomo di fede, per amore e per timore di Dio, sacrificò suo figlio Isacco, mentre nel mio piccolo riscopro di aver difficoltà a rinunciare anche solo ad un bel vestito. Fin quando non ho avuto un’esperienza personale con Gesù non comprendevo il valore delle cose e tutto ciò che desideravo lo ottenevo. Ancora oggi non posso dire di essere perfetta dinanzi a Dio, ma chi lo è? Per fede so che ogni “legame”, ogni attaccamento verrà sciolto, perché Egli mi ha resa libera da ogni vincolo e, allo stesso tempo, mi ha donato tutto.


Sono dell’opinione che non puoi amare qualcuno se non lo conosci fino in fondo. Così anche non puoi amare completamente Dio se non conosci appieno le Sue opere, i Suoi miracoli, i Suoi discorsi e i Suoi precetti. Sì, oggi posso dire che la Bibbia è il fondamento della mia fede, ed è la mia forza. Quando il Signore bussò alla porta del mio cuore, non lo aprii così facilmente, ma so con certezza che Egli, quel giorno, ascoltò queste mie parole: “Se tu, Dio, esisti davvero, io voglio conoscerti, ma non mediante qualcuno, perché non lo ascolterei, ma deve avvenire leggendo la Tua parola”. Attraverso la lettura, oggi posso affermare di aver conosciuto intimamente il Signore. Amo la Parola è meravigliosa, inaspettatamente infinita, è la mia forza e leggerla costituisce ormai il mio momento di pace. Credo che la conoscenza della Scrittura sia fondamentale. Mi chiedo spesso: se non la si conosce a cosa si ubbidisce? A parole uscite dalla bocca di qualche uomo? Ognuno di noi deve avere cognizione diretta e personale della verità, deve essere in grado di discernere la sana dottrina dalla falsa; solo studiandola si può arrivare a tale risultato. Gesù stesso disse: “Se perseverate nella mia Parola, siete veramente miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Giovanni 8:31). 


Sostanzialmente ho sempre avuto una predisposizione verso gli altri e compassione per i più bisognosi, questo però non significava che li amassi. Umanamente è impossibile ed illogico! Oggi invece, lo Spirito Santo ha messo in me un amore inaspettato, e allo stesso tempo naturale e fuori dal comune per la mia famiglia nella fede e per tutti quelli che mi circondano e sono nel bisogno. Da quando ho dato la mia vita completamente al Signore, ho lasciato ogni mio problema, ogni mio peso, ogni mio progetto nelle Sue mani. Capita, qualche volta, che passi per delle situazioni oltremodo difficili e sono tentata ad agire seguendo il mio istinto, per ricercare una strada più facile o veloce. Succede così che non considero che i miei pensieri non sono quelli di Dio, né i miei progetti i Suoi, tanto meno i tempi. Sulla base di questa presa di coscienza della Sua superiorità, posso dire con certezza che mi darà tutto ciò di cui necessito: un lavoro, mi aiuterà a gettare le basi per il mio matrimonio, si farà conoscere nella mia casa; se ciò non è accaduto è solo perché non sono ancora maturi i tempi. Non è automatico prendere coscienza di questa prospettiva, soprattutto per me che non sono una persona paziente.


Chi non ha bisogno di nessuno? Chi crede di potercela fare da solo? Nel mio cammino di fede ho compreso come noi tutti abbiamo bisogno gli uni degli altri; di un fratello che ti abbraccia quando ne hai bisogno, di una parola nel momento giusto, di una pacca sulla spalla. Nessuno è così forte da potercela fare da solo, anzi credo proprio che quando pensiamo di farcela con le sole nostre forze è proprio quello il momento in cui abbiamo più bisogno degli altri. “Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri”…” (Giovanni 15:17) è un comandamento ben preciso. Delle volte mi rendo conto che devo sforzarmi di più per amare certe persone, soprattutto dopo aver subito da loro un torto; non è semplice, anzi risulta difficile e faticoso. Ma la potenza dello Spirito Santo è più forte di qualsiasi sentimento negativo. Un cantico dice: “Il sangue di Abele gridava vendetta, il sangue di Gesù grida Amore”. Amiamoci più che possiamo, e saremo riconosciuti come seguaci dell’Eterno, aiutiamoci e saremo ricompensati: “In verità vi dico che in quanto lo avete fatto a uno di questi miei minimi fratelli, l’avete fatto a me” (Matteo 25:40).


I miei più acerrimi nemici vivono sotto il mio stesso tetto, sono i miei genitori. Mia madre che ha trovato la sua pace (se così si può dire) in un bicchiere di vino, mio padre che difficilmente riesce anche semplicemente a dirti “ti voglio bene”. Pensate sia semplice? Nessuno ha mai detto che lo sarebbe stato. Al principio tutto ciò mi metteva pressione, tristezza, amarezza, voglia di andare via. Il Signore, però, mi ha fatto comprendere che questo è il mio tempo; è il momento adatto per far luce in casa mia, è il tempo di dare la mia testimonianza. Ognuno ha la sua “spina nel fianco”, ma io so con certezza che la preghiera rialza lo stanco, fortifica, e muove la mano di Dio. Non nego che quando però la prova inasprisce facilmente dimentico tutto questo. Per questo ho il mio aiutante, lo Spirito Santo, il quale mi rammemora di ogni cosa. Oggi posso dire che seguo Cristo, ma non nascondo che desidero volere di più, perché c’è di più!
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Carla Castaldo: Nata a Napoli, laureata in giurisprudenza nel 2015 e specializzata nel diritto di famiglia. La sua più grande passione è la lettura; ama immergersi nei libri, nelle storie che raccontano, quasi come se fosse lei la protagonista. Adora il diritto, la legge e tutto ciò che riguarda la giustizia.

 

Foto di Igor Stevanovic


 

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