Servire come stile di vita

05.06.2017

 

Il termine “servizio”, richiama alla mente il principio e il proposito della sottomissione verso Colui che è posto in una posizione di supremazia. Qualificare qualcuno “servo”, o ancor più “schiavo”, può risultare umiliante, perché l’espressione rimanda alle civiltà antiche, quale soprattutto quella romana, nelle quali venivano considerati tali coloro che erano asserviti ad un padrone. Questi erano trattati come cose e non persone, non avevano nessun diritto poiché era il padrone ad avere il pieno controllo sulla loro esistenza. Venivano, inoltre, sottoposti a trattamenti disumani senza alcuna possibilità di replica o ribellione. Una tale dolorosa condizione, si è tramandata fino ai giorni nostri ed è proprio per questo che il termine “servo” e l’accezione “schiavo” non compaiono nella nostra Costituzione. Essa riconosce ad ogni individuo diritti inviolabili ed irrinunciabili, quali appunto la libertà.
 
Nonostante la sua rappresentazione negativa e denigratoria, la parola “servo” assume un valore diverso se lo accostiamo al campo spirituale. Con Dio essere definiti “servi” onora e  rallegra. Un operaio che lavora in una fabbrica serve il proprio padrone; ogni giorno si adopera per portare a compimento l’attività affidatogli, nel migliore dei modi, per avere poi il compenso di una paga. Come lui, anche noi siamo operai nel campo di Dio; ogni giorno dobbiamo adoperarci per portare a compimento ciò che Egli ci ha affidato, ovvero la predicazione dell’Evangelo. In questo caso in cambio non saremo remunerati con una paga monetaria, ma con qualcosa di diverso e più importante: la riconoscenza di Cristo e la corona della vita eterna. 
 
Servire Dio non è un gioco, né un passatempo, ma un vero e proprio stile di vita. Ci sono tantissimi esempi nella Bibbia di servi e serve; lo stesso Gesù è stato tale; infatti la Scrittura dice: “…appunto come il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti” (Matteo 20:28). È sorprendente pensare come proprio Gesù, il Figlio di Dio, sia l’emblema perfetto di un umile servitore; sta in questo la Sua grandezza. Cosi anche se vogliamo essere servi è necessario imitare Lui, il Suo modo di essere, di parlare, e nei sentimenti che ci animano. Nonostante fosse Figlio di Dio, “si svuotò di se stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini. Trovato esteriormente come un uomo, umiliò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce” (Filippesi 2:7). Il verso palesa come il Signore si sia svuotato per assumere la natura umana e per prendere forma di servo (Egli è vero Dio e vero uomo), ma soprattutto umiliò se stesso diventando ubbidiente fino alla Sua morte. 
 
Spesse volte tendiamo ad inorgoglirci e a paragonarci al Signore semplicemente perché siamo da Lui usati. Credo che se anche ci usi per il Suo servizio, ciò non significa che approvi totalmente il nostro operato. Pertanto ritengo che il ravvedimento e il riconoscere il Signore quale nostro Salvatore sia il presupposto indispensabile, che porta al riconoscimento della Sua signoria sulla nostra vita. Solo dopo aver compreso questo siamo capaci di servirLo con amore e umile sottomissione. Se mancano tali presupposti, al contrario, diventa faticoso servirLo, benedire Lui e la Sua Parola in ogni tempo, nonché superare le prove posteci davanti.
 
Solitamente è il padrone a decidere quale mansione affidare al proprio operaio; cosi anche nel campo di Dio, il servo non decide cosa deve fare e dove deve lavorare, ma è il Signore che sceglie per lui. Spesso siamo noi a voler decidere come e quando, ma Lui raddrizza il tiro portandoci in tutt’altra direzione. In fondo chi ci conosce meglio di Lui? Egli solo sa qual è il meglio per noi. Gesù è stato un vero servo, ma se leggiamo con attenzione la Bibbia, comprendiamo anche che Egli è stato oltraggiato, schernito, disprezzato e umiliato. Molto spesso le persone ci chiedono: “Com’è possibile che ami Dio, Lo servi, ma hai mille problemi?” Dio ci ha promesso la vittoria, la vita eterna ed Egli è fedele, ma ha anche detto che nel mondo avremo tribolazioni. Servire con efficacia Dio significa accettarne il prezzo da pagare, significa saper rinunciare a tutto ciò che è inutile, ricercando ciò che è utile.
 
Ancora, se  osserviamo all’operaio di una fabbrica notiamo egli ubbidirà per certo al suo padrone, qualunque sia la richiesta di quest’ultimo. Non la contesterà, anche se l’ordine magari non rientra nelle sue mansioni. Il lavoratore, inoltre, avrà la paga nei tempi e nella quantità decisi dal suo padrone, senza poter obiettare e lamentarsi. Tutto ciò vale parallelamente per i cristiani che vogliamo seguire Cristo. Un servo ubbidisce a Dio, qualunque sia la richiesta di quest’ultimo, anche se non rientra nella categoria delle attività per cui si è stati chiamati. Attenderà, non la sua paga, ma la sua ricompensa, la sua giustizia, la sua risposta nei tempi e nei modi decisi dal Signore senza lamentarsi. L’unica, ma forse più corposa differenza sarà quella che l’operaio della fabbrica non proverà gioia nel fare quel lavoro, si stancherà, non provando una vera gioia, perché mosso soprattutto da una necessità.  Il servo di Dio, invece, prova allegrezza nel servirLo; non si stanca ma si diletta, e soprattutto il suo posto è proprio lì ai piedi del Signore pronto a rispondere a qualsiasi richiesta. Egli non desidera nessun altro luogo, nessun altro posto, perché l’Eterno è il senso della sua vita.

 
 
Foto di Siewlian, freeimages.com

 

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