Con una corda sola

21.07.2017

 

Uomini e donne, giovani e anziani, balbuzienti, illetterati, gente di strada o di poco conto si annoverano tra coloro che la sapiente mano di Dio ha sospinto lungo i Suoi alti sentieri. A leggere le loro storie restiamo affascinati, catturati, e qualche volta pensiamo di non essere allo stesso livello, ignorando la loro provenienza. Siamo fuorviati dal risultato finale, prodotto dalla regia divina e mai dalla capacità umana. Egli resta Colui che “ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti; che ha scelto le cose ignobili del mondo e le cose disprezzate, anzi le cose che non sono, per ridurre al niente le cose che sono, perché nessuno si vanti di fronte a Lui” (1Corinti 1:27-29). In questa prospettiva desidero incoraggiarti attraverso una storia.

 

A cavallo del 1800 tanta gente accorreva nei teatri europei da ogni luogo ad ascoltare la musica e ad assistere alle performances di un eclettico violinista italiano. Una sera, in un auditorium colmo di ammiratori catturati dalle sue note, accadde l’inimmaginabile. Mentre la musica si librava nell’aria avvolgendo musicisti e spettatori, all’improvviso uno strano suono interrompe l’estasi della platea: una delle corde del violino cede sotto gli incessanti tocchi.  Il direttore e l’orchestra si fermano, il pubblico è attonito, ma il violinista continua a guardare lo spartito e a tirare fuori dal suo strumento suoni incantevoli, come se nulla fosse accaduto. Si riprende a suonare, quando un altro rumore strano fa crollare l’attenzione: si è spezzata un’altra corda del violino. Nuovamente il direttore prima e l’orchestra dopo si bloccano, ma il musicista continua a eseguire sinfonie con due delle quattro corde. Con uno strumento ridotto al minimo continua ad estrarre melodie impossibili. Nello stupore generale, il direttore e l’orchestra riprendono a suonare. Nessuno però immaginava cosa sarebbe accaduto: si rompe anche la terza corda del violino. Siamo al prologo. Tutti sono gelati, tranne il violinista che come un contorsionista riesce a far vibrare l’unica corda sopravvissuta al suo violino. Nell’euforia generale, si ode una voce: “Paganini con una corda sola”.

 

La storia di questo geniale violinista, che doveva il suo talento in parte a una rara malattia che altera il tessuto connettivo e compromette vari apparati dell’organismo tra cui lo scheletro, ci parla di chi continua ad andare avanti anche di fronte all’impossibile. Dovette combattere con diverse malattie del suo tempo, i cui rimedi praticati lo avevano ulteriormente imbruttito nell’aspetto. Esempio di chi non demorde al primo problema, né al secondo, né tanto ancora al terzo, ma continua caparbiamente per la sua strada. Non si lascia condizionare, né tantomeno frenare. La sua tenacia insegna che non si è mai perso tutto. Qualunque sia il problema stai affrontando, sia che colpisca la tua stima o che vada a toccare l’aspetto materiale della tua esistenza, c’è ancora una corda, perché il Signore te ne lascerà sempre una da cui ricominciare o continuare. Paganini aveva tra le mani un violino con tre corde penzolanti, eppure fece affidamento a quella ancora in sede. La decisione più importante da prendere quotidianamente riguarda il nostro atteggiamento: è quella corda che può permetterci di proseguire o farci paralizzare nelle difficoltà della vita. In qualunque situazione possiamo venire a trovarci, impariamo a rallegriamoci sempre nel Signore, apprezzando quello che abbiamo piuttosto che deprimerci per quanto può mancarci da un istante all’altro (Filippesi 4:4).

 

Potrei incoraggiarti a non arrenderti mai, a fare leva sulla perseveranza, sul “provaci un’altra volta”, motivando il “Paganini” che è in te, perché la vittoria è la volontà di continuare dove gli altri preferiscono fermarsi. Dovrei allora ricordarti che se tutto sembra crollare intorno a te, leva lo sguardo in alto e continua ad andare avanti, a suonare la corda che ti è rimasta sotto le dita. Preferisco però che tu consideri la tua vita come il violino nelle mani sapienti di Paganini, e lasci vestire i panni del musicista al tuo buon Dio. Non consentire ad alcun altro di maneggiarti o manipolarti. Anche se tra le Sue mani la tua vita potrebbe andare a pezzi, Egli resta l’unico in grado di tirare fuori da te una melodia celestiale. Egli non romperà mai tutte le tue corde, perché non frantuma la canna rotta e non spegne il lucignolo fumante (Isaia 42:3; Matteo 12:20). Le Sue dolci mani sapranno in qualche modo estrarre il meglio di te. Ricorda che a Lui non occorrono quattro corde perfettamente funzionanti. Quindi potresti anche essere raccolto in condizioni disastrose, Lui non cerca altro che un violino che si lasci docilmente suonare.

 

 

Foto di Gioele Pezzella

 

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