Oltre l'apparenza

04.08.2017

 

La moda negli ultimi decenni sembra aver creato nelle donne (e anche negli uomini, ndr) degli stereotipi di bellezza legati alla sinuosità delle forme del corpo. Tale standard di bellezza è difficilmente raggiungibile dalla maggior parte delle donne “comuni”, le quali oscillano tra il desiderio di uniformarsi a tali modelli e la frustrazione di una realtà che dice ben altro. Oggi l’abbigliamento femminile è a dir poco provocante e seducente, tale da attirare gli sguardi di tutti. Il perché si ricerchi questo può avere alla base vari motivi: perché si vuole attirare l’attenzione degli uomini, per raggiungere il successo in carriera e spesse volte anche per appagare delle mancanze personali. Tutto ciò non è limitato al mondo esterno che ci circonda o al piccolo schermo che ci invade fin dentro casa, ma ha raggiunto anche le nostre comunità. In chiesa è facile vedere credenti che indossano capi firmati che sono succinti e scollati. Spesso li si sfoggia nei corridoi a mo’ di passerelle su cui ci si esibisce. Si è perso così l’obiettivo più importante, quello di piacere innanzitutto a Dio.

 

Alla luce della Scrittura, si comprende subito come la nostra società sia lontana dalla Sua volontà. Infatti è scritto: “Allo stesso modo, le donne si vestano in modo decoroso, con pudore e modestia; non di trecce e d’oro o di perle o di vesti lussuose, ma di opere buone, come si addice a donne che fanno professione di pietà” (1 Timoteo 2:9-10). Il testo sottolinea come la donna cristiana debba presentarsi nella casa del Signore (e non solo) vestendo in maniera decorosa. Non sono necessari ornamenti superflui ed appariscenti in quanto l’unico scopo del nostro recarci in un luogo di culto è quello di incontrare con Dio. Anche il vestiario può simboleggiare la nostra identità, la nostra dignità e la nostra personalità. Attraverso di esso si può scorgere ciò che si ha nel cuore, e credo che se vi risiede il desiderio di ricercare il regno di Dio, anche il nostro guardaroba cambierà. La donna non dovrebbe attirare gli sguardi su di sé, suscitando l’attenzione di coloro che vorrebbero adorare il Signore. L’abbigliamento femminile dovrebbe essere improntato alla modestia, seguendo una linea di equilibrio e autocontrollo. La sapienza popolare ci ricorda che ogni eccesso è difetto.

 

Contrariamente a quanto auspico, osservo come la moda e i giovani da generazioni hanno camminato e continuano a camminare insieme. La risposta forse va ricercata nella loro paura di non essere abbastanza, questo a discapito di una possibilità di costruirsi una vera personalità per crearne una basata sul giudizio comune, apparentemente perfetto, ma basato su bugie. Quanto può essere triste tutto ciò? E pensare che Dio ci ama così come siamo, di un amore gratuito, incondizionato e incorruttibile. Con Lui non abbiamo bisogno di adattarci alla società, o a qualche modello che le varie industrie ci propongono. L’uomo guarda le apparenze, ma il Signore guarda il nostro cuore, e la storia di Davide ne è un esempio. Egli agli occhi di suo padre poteva essere insignificante, l’ultimo tra i suoi fratelli, ma l’Eterno guardò il suo cuore, il suo aspetto interiore e non l’aspetto fisico, fino ad investirlo del Suo Spirito e a fargli indossare la corona di Saul, proprio perché Dio va oltre l’apparenza. Purtroppo non tutti hanno la forza di limitarsi al giudizio di Dio, per questo si lasciano condizionare.

 

Credo che l’alternativa oggi è un manipolo di persone in grado di essere esempio e riferimento, ed in questo noi giovani donne cristiane potremmo fare la nostra parte. Trovare oggi una adolescente scrupolosa nel vestirsi, attenta all’essere semplice, umile e modesta per servire Dio è difficile, ma altrettanto sorprendente. Molto spesso dimentichiamo che le persone ci guardano, ci osservano e ci valutano. Ci ritroviamo a parlare del Signore in ogni luogo, in ogni tempo, senza renderci conto che la testimonianza più grande è la nostra stessa persona: il nostro comportamento, il nostro amore, il nostro parlare e la nostra purezza e non di meno anche l’immagine esteriore. Per certo il Signore non si ferma al nostro spetto esterno e reputa più importante ciò che è dentro il nostro cuore. Egli infatti oltre ad un decoro esteriore, desidera che la nostra veste interiore sia bianca in ogni tempo e senza macchia.

 

Se camminiamo nella luce e dimoriamo sotto la potenza del Suo sangue, che ancora oggi ci purifica da ogni peccato, possiamo spogliarci dell’uomo vecchio per rivestirci di quello nuovo, che si va rinnovando ogni giorno e che cerca di essere sempre più a immagine di Colui che l’ha creato. L’uomo “vecchio” può essere definito come il giovane che affida la sua fame di novità a desideri senza limite, come se in esso ci sia una promessa di eternità. “Vecchio” e “nuovo”, “carne” e “Spirito”, sono fra loro in antitesi: "La carne ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne" (Galati 5:17). Un altro vestimento nondimeno importante, a cui dovremmo tutti ambire ed indossare, è la Sua completa armatura, perché essa ci darà grazia di manifestare una condotta integra e retta. Solo chi è realmente rivestito di grazia e di giustizia è invulnerabile. Non solo, anche quando impugniamo la spada dello Spirito, ovvero la parola di Dio ci rivestiamo di quella veste che Egli desidera per i propri figli, un abito fatto di santità e di consacrazione che accompagnato con la preghiera darà vita ad un cambiamento in noi in maniera così semplice, che saremo i primi a meravigliarci di noi stessi.

 

 

Foto di Chris Greene, www.freeimages.com

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