Spogliato per noi

15.08.2017

 

Quando Gesù fu condotto nel pretorio per subire il processo che lo avrebbe visto condannato fu spogliato dei suoi abiti, e i soldati Lo vestirono con un mantello di porpora: “E, spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto” (Matteo 27:28). Quel capo richiamava il mantello regale, indossato usualmente dagli imperatori. Su di Lui voleva però essere strumento di derisione, perché Lo si voleva paragonare ad un re, ma totalmente nudo. Dopo il processo e il pubblico scherno gli fu portato via anche quello: “E, dopo averlo schernito, lo spogliarono del manto e lo rivestirono dei suoi abiti; poi lo condussero via per crocifiggerlo” (Matteo 27:31). Lo lasciarono così totalmente nudo. Dopodiché gli furono restituite le Sue vesti, quelle stesse che, dopo la crocefissione, i soldati si spartirono: “Poi, dopo averlo crocifisso, spartirono i suoi vestiti, tirando a sorte” (Matteo 27:35). Questo a significare che fu denudato una seconda volta. Tutto ciò non deve essere per noi motivo di vergogna, ma consapevolezza di come Egli si sia spogliato non solo della Sua divinità ma della Sua dignità di uomo. Sulla croce nudo, mentre Lo schernivano, pensando a me e te alzò gli occhi al cielo e dichiarò: “Tutto è compiuto”.

 

Volgendoci alle prime pagine bibliche, nel Genesi l’uomo, dopo la disubbidienza compiuta con la donna, si scopre con lei nudo. La trasgressione, come il fuggire da Dio, ci fa quindi conoscere la nostra nudità. Adamo ed Eva cercarono di coprire la parti intime con foglie di fico. Dio, nel Suo immenso amore, non li condannò e non li lasciò in quella condizione, ma provvide per loro pelli di animali. Egli uccise e quindi sacrificò degli animali per rivestirli, gesto che si è ripetuto con Gesù, quando è stato immolato per cancellare il nostro peccato. Mentre Egli moriva per noi, si spogliava offrendo la sua vita per la nostra, quasi a darci l’idea dell’animale scuoiato per rivestirci; ha dato sé stesso affinché potessimo ricevere dal Padre una veste nuova.

 

Un racconto molto conosciuto può aiutarci a comprendere non solo la limitatezza della nostra natura umana, ma di come Gesù vi abbia posto rimedio provvedendo, in maniera definitiva ed efficace, a colmare il vuoto di tale imperfezione. Tale storia narra di un sovrano che amava particolarmente curarsi del suo aspetto e voleva che i suoi sudditi lo ammirassero per questo. Un giorno si imbatté in due sarti che altro non erano che due truffatori. Questi conoscendo la vanità del sovrano, gli proposero di confezionargli un abito particolarmente bello e finanche magico: poteva essere visto solo da persone intelligenti e da quelli che ricoprivano incarichi a loro confacenti. Il re vanaglorioso non poté resistere e chiese un abito ai due truffatori nonostante l’alto costo per la sua realizzazione. I due iniziarono a cucirlo lavorando incessantemente, ma sul telaio nessuno vedeva nulla e esitava dal rivelarlo! Il sovrano ormai impaziente mandò il suo primo ministro ad accertarsi della situazione, ma questi nel guardare l’intelaiatura non vide alcun abito. Stette così alla farsa e acconsentì alle richieste dei due truffaldini. Per non essere ritenuto uno stupido o uno non all’altezza del compito non rivelò nulla al re, anzi elogiando i due sarti e la bellezza della vestito, chiese che fosse provveduto loro delle pietre preziose da cucire sull’abito. Il giorno della consegna coincideva ad una parata nel regno. Per l’occasione il re decise di indossare l’abito realizzato esclusivamente per lui dai due sarti. Quando questi glielo mostrarono, come il primo ministro anche lui non vide nulla, ma esitò dal dirlo per non essere giudicato stupido. Non solo, stando alla farsa, dovette spogliarsi e investire il nuovo abito. Dopo di che, diede inizio alla parata. Il re in prima fila precedeva il corteo per le strade del regno, e come se realmente indossasse un abito si mostrava fieramente ai suoi sudditi. Questi, a loro volta, facevano finta di nulla, conoscendo la particolarità dell’abito mentirono per non essere tacciati da ignoranti, cadendo nella trappola dell’ipocrisia e della falsità. Mentre il re girava per la città, tra la folla un bambino stupito e in tutta sincerità esclamò “Il re è nudo!”.

 

Se la favola termina in una maniera misera, noi dobbiamo ricordare che Gesù, invece, vedendo la nostra nudità si è spogliato per vestirci. Il suo non fu un atto di vanità né di ignoranza, ma umilmente diede sé stesso per noi. Dinanzi all’occhio di Dio noi restiamo sempre e comunque senza veli, perché Egli legge nell’intimo del nostro cuore e conosce tutta la nostra miseria umana. Per questo, alla Sua presenza riconosciamo che siamo spogliati, perché non possiamo nascondere le mancanze o le debolezze, ogni abito che indossiamo non serve a celare. Egli guarda nel profondo della nostra vita e se abbiamo l’onestà di chiederGli di rivestirci Egli lo fa ricoprendoci la grazia e la misericordia. Lasciamoci vestire da Dio perché i Suoi abiti non toccano la nostra dignità di essere umano, il come appariamo agli altri, bensì mostrano ciò che Lui ha messo in noi. Allontanando dalla nostra esistenza la falsità, l’ipocrisia che si calano come veli sulla nostra esistenza, possiamo guardare a viso scoperto alla verità della Sua parola, la quale ci assicura di quanto Egli ci ama e ci vestire nuovamente con abiti migliori. Siamo certi che il Padre divino ha confezionato per noi una nuova veste, dopo averci riscattati con il sangue del sacrificio di Gesù.

 

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Puoi ascoltare una meditazione audio sul tema qui

 

Foto di Veronica Moore, www.freeimages.com

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