Neppure un'unghia

22.09.2017

 

Per condurre il popolo fuori dall’Egitto, Mosè ebbe una contesa con il faraone, che si trasformò in una vera sfida concretizzatasi in una serie di eventi naturali straordinari che si abbatterono sul paese. Durante le piaghe il faraone avanzò quattro proposte “ingannevoli” - avrebbero richiesto un compromesso - che Mosè rifiutò senza battere ciglio. La sfida del condottiero ebreo potrebbe rappresentare il combattimento spirituale che ciascuno si trova a vivere lungo il cammino di fede. Per Mosè la priorità è condurre il popolo verso la libertà, ma il faraone voleva impedirglielo con adescamenti tesi a scoraggiarlo e a farlo rinunciare. Tutto ciò è molto simile a ciò che Satana fa con noi quando decidiamo a seguire Cristo; egli prova con stratagemmi e proposte allettanti di dissuaderci dal seguirLo.

 

Quando Mosè si reca dal faraone, lo informa che era intenzionato a lasciare l’Egitto con il suo popolo, e lo avverte anche noto che un suo rifiuto avrebbe significato lo spargersi di flagelli sul paese. In quattro occasioni questi provò a contrattare l’uscita secondo modalità che avrebbero richiesto un compromesso. La prima circostanza si verificò quando sul paese si riversò la piaga delle mosche (Esodo 8:24). In quella occasione il faraone disse loro: “Andate, offrite sacrifici al vostro Dio nel paese” (v. 25). Fu il primo tentativo per convincerli a rimanere. Mosè non accettò perché Dio gli aveva ordinato di uscire, camminare per tre giorni e poi adorare il Signore. La prima proposta è di grande importanza anche per noi, perché quando decidiamo di cambiare vita, il nemico cerca di distoglierci convincendoci che tante cose per Dio le possiamo fare anche restando nella nostra condizione, senza bisogno di volgerci altrove. Ben sappiamo, però, che non si può rimanere nel peccato e servire il Signore, né pensare di appartenerGli e mescolarsi nel mondo. Mosè non accettò il compromesso conscio che era necessario uscire fuori dal paese (v. 26).

 

Allora il faraone disse: «Io vi lascerò andare, perché offriate sacrifici al Signore vostro Dio, nel deserto; soltanto, non andate troppo lontano; pregate per me»” (v. 27). Il faraone non molla e prova alleggerendo la richiesta, come a volerli corrompere per metà: “Andate, ma non troppo lontano”. Può infatti accadere che quando abbiamo deciso di uscire dall’Egitto spirituale, di essere tentati di comprometterci in parte, con domande del tipo: “Che fa se non …?”. Non possiamo, però, rimanere al confine, con un piede dentro e un altro fuori, finendo per essere cristiani a metà. Mosè non cedette perché sapeva che il non fare scelte radicali, col tempo li avrebbe riportati indietro. Anche noi se non facciamo scelte definitive saremo prima o poi riportati nel “vecchio vomito”.

 

Il faraone disse loro: «Così sia il Signore con voi, come io lascerò andare voi e i vostri bambini! Ma voi avete delle cattive intenzioni! Allora no, andate soltanto voi uomini e servite il Signore; poiché questo è quello che volete»” (Esodo 10:10-11). La terza proposta fu lasciarli andare, ma vista la pericolosità del deserto chiese di far restare le donne e i bambini. Quindi concedeva solo agli uomini di lasciare il paese. Questo tipo di compromesso è molto diffuso ancora oggi. Molte sono quelle famiglie che a causa di impedimenti vari vedono solo un membro recarsi alla casa del Signore. Molti genitori preferiscono allontanare i bambini dalla sala di culto perché incapaci di gestirli. Incoraggio i genitori a lasciare che i fanciulli assistano al culto anziché essere estraniati, messi dinanzi a videogiochi o alla tv, affinché possano partecipare alla lode e all’adorazione del Signore, perché è importante che siano resi partecipi sin da piccoli alla fede. La promessa è “Credi nel Signore Gesù, e sarai salvato tu e la tua famiglia” (Atti 16:31). Mosè decise fermamente che sarebbero andati tutti assieme, non escluse nessuno.

 

L’ultima proposta di faraone fu quella di lasciare almeno gli animali. Mosè anche questa volta non acconsentì perché questi erano necessari per gli olocausti da offrire a Dio: “Mosè disse: «Tu ci devi permettere di avere sacrifici e olocausti da offrire al Signore, il nostro Dio. Perciò anche il nostro bestiame verrà con noi, senza che ne rimanga indietro neppure un'unghia…” (v. 25). Questo rappresenta il classico compromesso che vuole tenere fuori dalla vita cristiana il lavoro, le finanze e che porta a compiere atti anche poco leciti. La risposta di Mosè, invece, fu di non lasciare in Egitto nemmeno un’unghia degli animali. Ed in questa affermazione che è racchiusa tutta la ferma decisione di chi ha scelto di mettere al primo posto il Signore, costi quel che costi.

 

Se Dio ci ha rivolto una chiamata non possiamo cedere ad alcun compromesso, ma dobbiamo persistere e resistere. Nelson Mandela visse la maggior parte della sua vita rinchiuso in una cella a motivo della sua lotta contro i soprusi razzisti patiti dal popolo sudafricano. Non smise mai di lottare e quando ottenne ciò per cui aveva combattuto per tanti anni affermò che “un vincitore è semplicemente un sognatore che non si è mai arreso”. Hudson Taylor, fondatore della missione per evangelizzazione della Cina, consigliava che, davanti un problema o una porta che non si apre, non bisogna mai soffermarsi al primo pensiero, ossia che è impossibile. Perché da impossibile, grazie all’aiuto di Dio, può diventare prima difficile, e successivamente sempre con il Suo aiuto si trasformerà in qualcosa di fattibile e quindi possibile. Qualunque sia la tua condizione, è ora di lasciare l’Egitto con tutto quel che ti appartiene e senza lasciarvi nemmeno un’unghia, perché nulla deve trattenerti dal fare la volontà di Dio.

 

___

 

Un messaggio sul tema qui

 

 

Foto di Mirko Delcaldo, www.freeimages.com

Please reload