Il giogo dolce e leggero

31.10.2017

 

Guardandoci attorno notiamo come il messaggio del Vangelo stride con quello che molti desiderano e si aspettano da esso. Chi non ha ancora maturato una vera esperienza di fede ritiene di aver diritto a ricevere da Dio benessere e salute. Se ciò non avviene si è disposti a pensare che il Signore si sia dimenticato o addirittura che non esiste. Altri invece vivono la cristianità come un insieme di obblighi e norme da rispettare, di feste da onorare e pratiche da osservare: precetti che pongono pesi e riducono la vita spirituale ad un attivismo finalizzato all’ottenimento meritorio di “benedizioni”. Entrambe le tipologie ricercano l’esaudimento dei loro desideri, assimilando il Cristo al genio della lampada, un concetto questo affatto biblico. Sì perché Gesù è morto in croce non per renderci felici, bensì per redimerci dal peccato nonché per portarci con Lui in cielo. Molti purtroppo ricercano un vangelo di successo, salute e prosperità: un elisir di eterna felicità. Così si sente dire che Dio ama le persone in maniera incondizionata e desidera soddisfare ogni loro desiderio, speranza e sogno. Così anziché insegnare a sottomettersi a Cristo, il messaggio contemporaneo è: Gesù è qui per soddisfare tutti i vostri desideri. Non stupisca se molti fedeli lo paragonano a un personal trainer, che desidera fare ciò che essi comandano e aiutarli nella loro ricerca di soddisfazione personale o a raggiungere i loro traguardi. Anche se ci ha dato la Sua autorità e ci ha fatto sedere sul Suo trono, Egli chiede a ciascuno di noi di prendere il Suo giogo, ossia di vivere sotto la Sua autorità, di servirLo in sottomissione. “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo” è ciò che troviamo scritto nel Vangelo di Matteo (11:28).

 

L’invito è rivolto a due distinte categorie di persone: affaticati e oppressi. Per affaticati s’intendono non coloro che si affaticano per le cose della vita, bensì quelli che fanno grande sforzo ad andare a Lui. Gli oppressi coloro, invece, che arrivano al Suo cospetto esausti. Quante volte avvertiamo un appesantimento dovuto a situazioni temporali o perché aggravati dall’opera spirituale svolta. Quando si arriva a tale condizione Cristo ci viene incontro e ci ricorda che stiamo errando in qualcosa. Nella Sua misericordia ci invita poi ad andare a Lui e a “prendere” il Suo giogo. Ai tempi di Gesù, il giogo era un arnese familiare a tutti, necessario per il lavoro dei campi. Si trattava, infatti, di un pezzo di legno che veniva posto sul collo dell’animale, a cui si poteva legare dietro l’aratro o un carro da trascinare. Quando ciò che si trascinava era pesante diventava faticoso. Ecco perché Cristo parlava di oppressione e di fatica che nasce da pesi che ci trasciniamo. L’arnese indicava come l’animale che lo indossava era a servizio di qualcuno. Vi erano anche attrezzi con incastro doppio, anche in questo vi si può scorgere una simbologia, ovvero casi specifici di un lavoro fatto da due animali. Questi si trascinavano contemporaneamente a fare la stessa attività ed equilibrandosi a vicenda. Così avviene anche nella vita spirituale perché Cristo mandava i Suoi in missione sempre in due alla volta. Particolare che ci ricorda come sia nel nostro cammino, sia nel nostro discepolato c’è qualcuno che è stato messo al nostro fianco.

 

Gesù primieramente però ci invita a prendere il Suo di giogo, che è fatto in modo tale che Egli è dall’altra parte aggiogato con noi. Egli ha già preso un altro peso ben più grande che nessuno poteva portare: il peso dei nostri peccati. Mi piace pensare che i due lati della croce hanno forma di un giogo questo a dirci che Gesù si è caricato del peso di ciascuno di noi invitandoci a prendere il Suo che è leggero. “Il Suo giogo è dolce e il Suo peso leggero” vuol dire che servirLo, camminare nelle Sue orme è dolce. Per qualcuno però la rinuncia di se stessi non è cosa leggera. La fatica essendo dolce non crea amarezza, questo perché la Sua parola è il miele che addolcisce le amarezze della vita. Il peso che ci affida è leggero, ed ognuno è nella possibilità di sopportarlo. Il maestro sa ciò che è meglio per la nostra vita; sta a noi sottometterci ed imparare da Lui che è mansueto ed umile di cuore. Virtù rara è ormai la mansuetudine, che rende capace di sopportare critiche e accuse. Chi è mansueto fa scivolare tutto quanto, e rimane in silenzio come Gesù, al pari di una pecora muta davanti a chi lo tosava. Egli non rispose nulla, anzi fu silente. È per questo motivo che Egli è il nostro unico termine di paragone, nessun altro potrebbe esserlo! Non esistono grandi uomini o grandi donne di Dio, ma uomini e donne piccoli nei quali Egli si manifesta grande. Questo perché è nella nostra piccolezza manifesta la Sua grandezza, nella nostra debolezza la Sua forza.

 

Dove sono i tuoi piedi? Dov’è il tuo collo? Sotto il giogo di Cristo? Il Signore ci ripete “Venite a me”. Non dobbiamo dimenticare che se Gesù ha preso i nostri pesi siamo chiamati, a nostra volta, a non metterne su altri. Se Egli ci ha detto che il Suo giogo è dolce siamo chiamati a dare dolcezza senza amareggiare nessuno. Il giogo che avevamo su noi, la tristezza di non conoscere Cristo ci pesava. Egli, però, ha portato via il carico della nostra iniquità e ne ha messo un altro che ci permette di stare in comunione con Lui e con gli altri, così da consentire che camminiamo assieme creando legami di sostegno e collaborazione. Poniamo infine tutti sotto un grande giogo fatto di abbracci e sostegno reciproco.

 

 

Foto di Hajnalka Ardai Mrs, www.freeimages.com

____

 

Una meditazione sul tema

Please reload