Illumina il tuo mondo

07.11.2017

Le parole di Gesù ad essere “luce del mondo” sono oltre che un comando una chiamata, e finanche una sfida che attraversa il tempo e le generazioni. Nei secoli alcuni sono stati la scintilla che ha dato inizio ad un fuoco di risveglio, risplendendo nell’oblio che aveva avvolto la spiritualità. Di certo nessuno si reputerà in grado di poter illuminare il mondo, in quanto solo il buon Maestro può essere “luce del mondo”. Avendo in noi la sua fiamma possiamo però adoperarci per essere fari, torce, lampade o candele. Personalmente mi reputo una fiammella e mi lascio ispirare dalla Scrittura per implorare il Suo aiuto: “Sì, tu sei la mia lampada, o Signore, e il Signore illumina le mie tenebre” (2Samuele 22:29). Volgendo lo sguardo a quanto mi circonda, con più forza prego: “Illumina i miei occhi perché io non m'addormenti del sonno della morte…” (Salmi 13:3b).

 

Genesi dichiara che le tenebre avvolgevano il mondo (Genesi 1:2) e lo Spirito aleggiava sulla superficie delle acque. Di fronte ad una “terra informe e vuota” Dio non resta a guardare, e noi udiamo le Sue prime parole: “Sia la luce”. All’ordine divino, la luce fu e fu buona, e Dio la separò dalle tenebre (Genesi 1:3-5). Un’interpretazione di questi versi identifica il cielo con la parte spirituale dell’essere umano, la terra con la parte naturale “deserta e vuota”; mentre le acque indicherebbero le nostre false cognizioni non ancora penetrate dallo Spirito. In questa condizione arriva la voce di Dio, la Sua parola, e la Sua luce distingue le tenebre. Quando siamo illuminati dal Signore, conosciamo la sera e ci introduciamo nel mattino cominciando a vivere: ecco il primo giorno.

 

Quando il buio cala sulla terra, Dio non resta indifferente. Dopo Salomone la situazione precipitò, l’infedeltà cresceva, finché non arrivò colui che fu il peggiore di tutti: Achab, figlio di Omri (1Re 16:30-33). Occorreva che si levasse in mezzo al popolo del Signore una grande voce profetica, qualcuno che ristabilisse l’armonia tra il popolo e l’Eterno, o almeno richiamasse con la massima forza a farlo. Il libro del Siracide (48:1) dice: “Allora sorse Elia, profeta simile al fuoco, la sua parola bruciava come fiaccola”. Come allora, l’azione dello Spirito è volta anche a suscitare persone in grado di illuminare il loro tempo della luce divina. Per questo siamo costantemente chiamati a un bagno di umiltà e sottomissione di Dio, al fine di evitare di cadere nel peccato di Lucifero (portatore di luce).

 

La Scrittura resta la lampada al nostro piede, e volgendomi ad essa sono stato attirato da Giovanni il Battista, del quale Gesù ha detto: “Egli era la lampada ardente e splendente e voi avete voluto per breve tempo godere alla sua luce” (Giovanni 5:35). Solitamente di una lampada interessa che illumini, e quindi l’intensità della luce che emana. Eppure di Giovanni è detto che era prima “ardente” e poi “splendente”. Essere ardente vuol dire bruciare, emanare calore. Non tutti riescono a vedere, ma possono sentire, percepire il caldo, come quando ci mettiamo alla luce del sole. Oserei dire che Dio non gradisce la luce fredda. Splendente indica invece che emana luce, quindi illumina, dirada il buio. Potremmo ipotizzare anche il parlare (insegnare) con chiarezza, in grado di indicare la strada a chi l’ha smarrita. Sia che pensiamo a lampade a combustione (candele, torce), sia a luci ad energia (lampadine, fari), tutte le fonti di luce hanno in comune una caratteristica: si consumano. Questo mi fa supporre e ritenere che le lampade accese da e per Dio non si sottrarranno dal consumarsi per gli altri.

 

Jonathan Edwards, nel suo scritto Lampade ardenti e splendenti, prendendo spunto dagli esempi di Cristo e di Giovanni il battista, ci aiuta a riflettere sulla natura del ministero pastorale. Il predicatore del “Grande Risveglio”, affermò che “il vero prestigio e l’eccellenza del ministro del Vangelo consistono nell’essere, allo stesso tempo, una lampada ardente e splendente”. Come era molto più comune nel passato, anche oggi i ministri della Parola dovrebbero essere uomini che uniscono la luce con il calore, la ragione con la passione, il pensiero con il sentimento, la testa con il cuore, lo studio con l’adorazione! Giovanni non si sottrasse, anzi “mortificò se stesso e rinunciò ai piaceri del mondo; si dedicò alla propria opera con grande diligenza e laboriosità; proclamò la Parola di Dio con imparzialità e senza fare distinzioni di sorta tra le persone; si mostrò umile rallegrandosi che l’onore di Cristo aumentasse e che la sua fama diminuisse, proprio come la stella mattutina sparisce mentre il sole comincia a sorgere; fu fedele e coraggioso nel predicare la verità anche a costo della vita. È così che la sua luce illuminò gli uomini”.
 

Lascia che la tua luce brilli, se sei una candela in un angolo o un faro su una collina. Tu e io non siamo la fonte di luce che potrà illuminare totalmente il mondo, ma fin dove arriva il nostro sguardo, la nostra visione, potremmo fare la nostra parte, perché “se dunque tutto il tuo corpo è illuminato, senza avere alcuna parte tenebrosa, sarà tutto illuminato come quando la lampada t'illumina con il suo splendore” (Luca 11:36). Lo spazio che ci compete si allarga a cerchi concentrici partendo dalla nostra persona e raggiungendo in sequenza gli ambiti della famiglia, del lavoro, del paese, della chiesa locale. Da soli non potremmo alimentare alcun fuoco, ma possiamo ricevere l’olio dello Spirito che alimenta la fiamma viva che produce. Se bruciamo costantemente nelle lunghe ore oscure, è perché abbiamo imparato a cedere la nostra vita alla fornitura illimitata del potere e della forza, attraverso la continua comunione con Gesù nostro Salvatore. Non è quello che facciamo per il Signore, ma quello che fa attraverso di noi che illumina e arricchisce gli altri. “In passato eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore. Comportatevi come figli di luce poiché il frutto della luce consiste in tutto ciò che è bontà, giustizia e verità” (Efesi 5:8-9). Dobbiamo essere soddisfatti di poter essere una lampada ardente e splendente, disegnata e alimentata dalle risorse nascoste dello Spirito. Il nostro compito è aiutare gli altri a vedere la gloria della Sua luce. Sarà un prestigio essere come Giovanni il battista, e per essere tali credo occorra partire dal considerare con lui che “è arrivato il tempo che io diminuisca e Lui cresca”.

 

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Una meditazione sul tema qui

 

Foto di Hobbes Yeo, www.freeimages.com

 

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