Settimana 48/2017 - Il sale insipido

25.11.2017

“Voi siete il sale della terra; ma, se il sale diventa insipido, con che lo si salerà? Non è più buono a nulla se non a essere gettato via e calpestato dagli uomini”
Matteo 5:13
 
La “parabola” del sale si conclude con un richiamo ai discepoli a non divenire “insipidi”. L’immagine assume una connotazione piuttosto sorprendente: i chimici assicurano che il sale non si corrompe, eppure Gesù mette in guardia i discepoli dal pericolo di perdere il proprio sapore. Per quanto possa apparire inconcepibile, Gesù li considera capaci di fare qualcosa di assurdo, di impossibile, come rovinare il sale: possono far perdere al vangelo il suo sapore. C’è un solo modo per combinare questo guaio: mischiare il sale con altro che ne alteri la purezza e la genuinità. Il Vangelo ha un suo gusto e bisogna lasciarglielo, non va snaturato, altrimenti non è più vangelo. Così come la chiesa che lo modifica non è più la chiesa del Signore. Se tendiamo ad addolcire il Vangelo per renderlo maggiormente “praticabile”, lo stiamo privando del suo sapore. È il fallimento della missione, indicato metaforicamente con l’immagine del sale gettato sulla strada: viene calpestato, come la polvere cui nessuno presta attenzione né attribuisce alcun valore. Come sale della terra, siamo chiamati a conservare la fede ricevuta e a trasmetterla intatta agli altri. La nostra generazione è posta con particolare forza di fronte alla sfida di mantenere integro il deposito della fede: “Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà” (Romani 12:2).
 
Il sale ebraico
Gesù esponeva questo insegnamenti dal Mar Morto (a 392 metri sotto il livello del mare), nove volte più salino, e da dove provenivano grandi quantità di sale. Gli Ebrei, per raccoglierlo, riempivano d’acqua delle vasche lungo la sua sponda, e lasciavano che il sole la facesse evaporare. Il sale grezzo così ottenuto veniva lavato poi nell’acqua marina, purificato e pestato in finissima polvere. Il sale non era soltanto un condimento, era un conservante naturale, necessario per mettere il pesce in salamoia, per conservare la carne, per mettere sotto sale le verdure, comprese le olive. Per questo divenne il simbolo stesso della durata nell’immaginario umano e anche nell’esperienza religiosa. Quando gli Ebrei offrivano oblazioni dovevano aggiungervi del sale, un modo poetico per simboleggiare la durata del patto con Dio (Levitico 2:13; Ezechiele 43:24). Il Signore stabilì con i sacerdoti un patto che definì “di sale” per indicare che sarebbe stato un accordo perpetuo, visto che non si guasta e nel tempo mantiene inalterate le sue caratteristiche (Numeri 18:19).
 
Lettura della Bibbia
27 novembre  Daniele 6-7; 1 Tessalonicesi 5; 2 Tessalonicesi 1
28 novembre  Daniele 8-9; 2 Tessalonicesi 2-3
29 novembre  Daniele 10-11; 1 Timoteo 1-2
30 novembre  Daniele 12; Osea 1; 1 Timoteo 3-4
01 dicembre   Osea 2-3; 1 Timoteo 5-6
02 dicembre   Osea 4-5; 2 Timoteo 1-2
03 dicembre   Osea 6-7; 2 Timoteo 3-4

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