Uguaglianza senza quote rosa

01.12.2017

 

Dopo lo scandalo che ha visto come protagonista il produttore americano Harvey Weinstein e che ha scosso il mondo del cinema, ha fatto seguito in Italia la bufera contro il regista Brizzi. Racconti inquietanti si riversano anche sul cinema nostrano, mentre continua a crescere il numero di attrici italiane che hanno deciso di raccontare e denunciare abusi e molestie che avrebbero subito da registi e produttori in cambio di ruoli e parti. Una valanga di accuse di tale portata oltre ad aver avuto conseguenze dal punto di vista giudiziario, hanno scatenato consensi, opposizioni, ed il giudizio popolare è diviso. Da un lato le famiglie dei rei, le quali frastornate dalle notizie e dalle denunce che sembrano moltiplicarsi ogni giorno, tentano di ridurre il più possibile l’ormai grande “scoop”. Dall’altro, invece, l’orientamento dell’opinione pubblica che attribuisce loro ogni responsabilità, sostenendo che sia solo venuto alla luce ciò che forse si è sempre conosciuto. Una realtà quella sottesa che fa quasi sembrare del tutto normale avere successo nel mondo del cinema (e non solo) attraverso ricatti e abusi, come se il talento non bastasse. Ma davvero tutto questo può reputarsi normale? Soprattutto, che contesti hanno raggiunto tali abusi? Faccio fatica a credere che tali circostanze siano presenti solo nel mondo del cinema; anche perché secondo stime ufficiali, nel 70% dei casi gli abusi si consumano soprattutto fra le mura domestiche. La donna sembra apparire come oggetto con l’unico scopo di sedurre mentre poco o nulla conta la sua intelligenza, visto che a poco serve il cervello se l’intenzione è raggiungere un fine personale. E pensare che ci sono voluti anni per raggiungere l’indipendenza, i diritti, l’uguaglianza; ascoltare tali vicende è come catapultarsi indietro di secoli. Tutte queste “presunte” notizie mi fanno ricredere e pensare a quanto probabilmente siamo ancora lontani dal reputare la donna per ciò che è veramente. Ho provato a chiedermi anche quale possa essere il pensiero di Dio in merito. Ha davvero creato la donna come essere “inferiore” all’uomo, e quindi soggetta a tale trattamento?

 

La Bibbia dichiara in Genesi: “Dio creò l’uomo a sua immagine, lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina” (1:27). Dio non fece differenza; la donna è stata creata appositamente come aiuto convenevole per l’uomo; è quindi il suo complemento fisico, intellettuale e spirituale e nessuno è superiore all’altro. Quando fu creata l’uomo disse: “Questa, finalmente, è ossa delle mie ossa e carne della mia carne”. Con Dio regna l’uguaglianza… senza quote rosa, ma in maniera del tutto naturale. Il Signore, dunque, creò nel cielo e formò sulla terra. Trasse la donna dall’uomo e li fece tali per conquistare insieme il territorio e per avanzare nel regno. Lo stesso apostolo Paolo, spesso tacciato di maschilismo, scrive: “Non c’è qui Giudeo né Greco; non c’è né schiavo né libero; non c’è né maschio né femmina; perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù” (Galati 3:28). Il Giudeo non è preferito allo straniero, l’uomo libero non è più favorito dello schiavo e né l’uomo è più privilegiato della donna. Tutti sono sullo stesso piano perché sono in Cristo Gesù. È inutile innalzare barriere che Cristo ha abolito. Dalle parole dell’apostolo Pietro si può comprendere che per Dio le donne vanno trattate con riguardo ed attenzione; vanno amate, rispettate ed onorate. “Anche voi, mariti, vivete insieme alle vostre mogli con il riguardo dovuto alla donna, come a un vaso più delicato. Onoratele, poiché anch’esse sono eredi con voi della grazia della vita, affinché le vostre preghiere non siano impedite” (1 Pietro 3:7). La caratteristica della delicatezza che la contraddistingue non la rende inferiore all’uomo; la Bibbia non avalla un simile concetto. Anzi, ella ha la medesima posizione davanti a Dio e condivide ugualmente il dono della vita eterna, ma va trattata con “tenerezza” in quanto molto più sensibile e fragile dell’uomo. E se il Signore richiede questo trattamento per le mogli, il cui capo è l’uomo, ancora più premura e attenzione Egli rivolge a quelle che non sono legate da un vincolo matrimoniale con l’uomo da cui ricevono una qualsiasi forma di abuso.

 

Ogni forma di violenza verbale, morale o fisica che sia, sicuramente agli occhi di Dio è vista come un’abominazione. Ogni donna ha un suo valore ed è preziosa. Non lo è solo per un uomo, ma soprattutto per il Signore. Non è necessario ne occorre scendere a dei compromessi per ottenere qualcosa nella vita, la donna come ogni essere umano è dotata di intelligenza, pregi e abilità che insieme alla volontà possono portare a dei lodevoli traguardi. Soprattutto ognuna ha Dio dalla sua parte: Egli è Colui che ama la donna virtuosa, saggia, e prudente, che sia santificata e consacrata all’Eterno. La bellezza un giorno passerà, ma i valori sono quelli che fanno di ognuna una vera donna; unica caratteristica questa che può fare la differenza in questo mondo. “Anche voi, mariti, vivete insieme alle vostre mogli con il riguardo dovuto alla donna, come a un vaso più delicato. Onoratele, poiché anch’esse sono eredi con voi della grazia della vita, affinché le vostre preghiere non siano impedite” (1 Pietro 3:7). Quello che siamo chiamate a difendere non è una mera apparenza bensì ciò che riguarda la femminilità interiore. La violenza rivolta alle donne è un dato di fatto esistente, e che potrebbe essere destinato ad espandersi. Se da una parte siamo chiamati a perdonare anche un gesto del genere, dall’altra sento il dovere di esortare a ricorrere ai mezzi concessi dal nostro ordinamento affinché ogni singolo atto di violenza possa essere fermato. Questo perché non è concepibile disonorare o permettere che venga disonorato ciò che Dio ha onorato.

 

 

Foto di Petr Kurecka, www.freeimages.com

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