Cibo che non perisce

23.01.2018

 

Gesù, rivolgendosi alle folle con semplici parole, si definisce il pane della vita che appaga la fame spirituale di coloro che vanno a Lui. Si identifica come il pane di Dio, disceso dal cielo, che dà vita e che dura in eterno: “Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà mai più sete” (Giovanni 6:35). Chiunque può mangiarne perché è un’offerta universale che Dio porge ogni giorno con amore e misericordia, affinché Egli possa dimorare in noi. Se realizzassimo appieno questo nella nostra vita, potremmo percepire davvero la tranquillità, l’equilibrio, il coraggio e la perseveranza che solo Gesù può darci. Ma chi realmente ha compreso e ha accettato questo invito?

 

Qualche giorno fa ero in un parco, al cui interno c’è un lago artificiale con alcune papere. Nell’osservarlo mi accorsi della presenza del guardiano intento a gettare del pane sull’acqua per sfamare quegli animali. Notai immediatamente il diverso comportamento che assumevano queste ultime: un primo gruppo era totalmente indifferente a tale cibo, rimaneva, infatti, fermo e saldo sul lato asciutto del parco, distratto ed intento a guardare altrove. Altre, invece, si avvicinavano al pane, come se volessero annusarlo, ma poco dopo si allontanavano; ed infine vi era l’ultimo gruppo, forse il meno numeroso, che alla vista di quel pane gettato sull’acqua si affrettava, correva e ne mangiava fino a che finisse. Compresi che molto probabilmente l’intera umanità può essere divisa in queste tre categorie: da un lato ci sono coloro che ignari della verità rimangono totalmente indifferenti alla parola di Dio, fermi nella loro condizione e distratti da questo mondo. Preferiscono dire che quel pane non è così buono come alcuni dicono, invece di umiliarsi, dubitare di loro stessi e magari provare ad assaggiarlo. Poi ci sono quelle persone che, si avvicinano solamente ad esso, senza mai davvero provarlo, o che pur conoscendo i suoi benefici, preferiscono seguire la mondanità ed i piaceri che il mondo può offrire. Forse quel pane è troppo duro per loro? Richiede troppi sacrifici e rinunce per poter essere masticato? Ed infine ci sono i discepoli affamati ogni giorno di quel cibo che non perisce, lo mangiano con gioia. Questi deposto ogni peso e il peccato che così facilmente li avvolge, corrono con perseveranza la gara che gli è stata posta davanti, fissando lo sguardo su Gesù, Colui che crea la fede e la rende perfetta.

 

Tutto questo mi rivelò come in realtà in questo mondo l’indifferenza, l’incredulità ed il poco amore regnano sovrani. Come le papere così molte persone non comprendono l’importanza e la necessità di quel pane gettato; spetta a noi muoverci affinché tutti possano mangiarlo. Dio non ci ha chiamati ad essere cristiani ai margini; attraverso la parola di Dio possiamo portare la salvezza in questo mondo. Qualcuno potrebbe obiettare, come fecero appunto i Giudei, che non era la prima volta che il Signore mandava il “cibo” dal cielo; infatti, quando il popolo d’Israele era nel deserto, Egli diede loro della manna quando erano affamati, e fece scaturire acqua dalla roccia per dissetarli. Vero! Eppure sono morti, poiché si trattava solo di un beneficio temporaneo, per questa vita. Chi mangia di codesto pane, invece, non morirà, ma vivrà in eterno, perché la sua carne è vero cibo e il suo sangue è vera bevanda: “In verità, in verità vi dico che non Mosè vi ha dato il pane che viene dal cielo, ma il Padre mio vi dà il vero pane che viene dal cielo” (Giovanni 6:32). Come quel guardiano il nostro Padre celeste, per l’amore che ha nei nostri confronti, ci ha offerto e offre ancora oggi Suo Figlio, il pane vivente, quella carne che ha dato per la vita del mondo: “Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque creda in Lui non perisca, ma abbia vita eterna” (Giovanni 3:16). Dio non costringe nessuno a mangiarne, ci lascia libera di scegliere, ma sicuramente ci avverte di adoperarci non per il cibo che perisce, ma per il cibo che dura in vita eterna; di ricercare prima il regno e la Sua giustizia, e tutte le altre cose ci saranno date in aggiunta; di seminare abbondantemente affinché possiamo mietere altrettanto; di spogliarci dell’uomo vecchio e rivestirci di quello nuovo rinato in Cristo; e di essere ricolmi di Spirito Santo, parlandoci con salmi, inni e cantici spirituali, ringraziando continuamente Dio Padre per ogni cosa nel nome del Signore nostro Gesù Cristo.

 

A noi spetta la scelta, perché non si possono servire due padroni, o si serve l’uno o l’altro. Ma non rendiamo vano quel meraviglioso e sofferente sacrificio che Cristo ha fatto per noi, perché nessun problema, nessuna rinuncia, niente può essere mai più grande dell’amore di Dio. Il seguire Cristo, il servirLo è per noi un onore, un privilegio e non sicuramente una cosa dovuta. Dio non ha bisogno di noi, ma noi di Lui sì! “Che diremo dunque riguardo a queste cose? Se Dio è per noi chi sarà contro di noi? Colui che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per noi tutti, non ci donerà forse anche tutte le cose con lui? Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio è colui che li giustifica. Chi li condannerà? Cristo Gesù è colui che è morto e, ancor piu’, è risuscitato, è alla destra di Dio e anche intercede per noi” (Romani 8:31).

 

 

Foto di Samuel Alves Rosa, www.freeimages.com

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