Come i tralci

20.03.2018

Il credente che ha conosciuto l’amore di Dio e il Suo dono in Cristo sa molto bene che non può fare nulla senza di Lui, neanche vivere. Se senza la fede nelle Sue parole non potremmo piacergli in alcun modo, senza la morte e la resurrezione di Gesù in noi saremmo solo dei tralci secchi. Chi ha conosciuto l’amore di Dio è stato innestato alla vite di Cristo e vive per quello che la vite trasferisce, e il suo vivere è Cristo, come dichiarava l’apostolo Paolo. Tutto quello che il tralcio riesce a fare non è frutto delle proprie capacità, ma è conseguenziale all’azione della vite, alla quale è collegato e da cui dipende, proprio come dettagliato nel capitolo 15 del vangelo di Giovanni. Se siamo collegati a Cristo, radicati in Lui, porteremo frutto in ogni ambito della nostra vita, poiché l’azione di Dio non lascia area d’ombra.

 

La presenza del Signore dovrebbe essere manifesta nella nostra vita nei momenti di comunione fraterna come in ogni momento della nostra giornata, sia che siamo a lavoro sia che ci rapportiamo con i nostri familiari o con il prossimo che quando siamo riuniti nel Suo nome. Se siamo legati a Lui, ci ha assicurati «che tutto ciò che domanderete al Padre nel mio nome, egli ve lo darà» (Giovanni 16:23). Al di là delle nostre richieste e delle nostre esigenze siamo dalla Sua parola proiettati nella volontà del Figlio e del Padre, ovvero l’adempimento della Sua gioia nella nostra vita: «Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia dimori in voi e la vostra gioia sia completa» (Giovanni 15:11). Vi è differenza tra la gioia del Cristo che dimora in noi e quella che deriva dal possesso di beni materiali o dal raggiungimento di obiettivi sociali, poiché la Sua gioia deposta in noi dura eternamente mentre quella per le cose umane solo un momento. Ecco perché l’uomo della parabola del tesoro nascosto ebbe grande gioia nel momento della scoperta (Matteo 13:44), una gioia legata a qualcosa di duraturo, il cui valore resta inestimabile.

 

La Sua gioia nella nostra vita dovrebbe trovare immediatezza nell’amarci l’un l’altro. Tutto ciò che la vite trasferisce ai tralci ha come obiettivo quello di manifestare il frutto dell’amore verso quelli di casa propria e verso quelli che sono fuori. «Io vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri. Come io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri» (Giovanni 13:34). Nella lettera ai Galati (capitolo 5) è riportato un elenco dei frutti dello Spirito, che ci aiutano a comprendere cosa sia l’amore che Dio ci ha donato e come Egli si attende che noi lo manifestiamo. L’amore che il Signore comanda (come descritto nel capitolo 15 di Giovanni) è quello che conosciuto come Agape. Tale amore sa dare in maniera incondizionata, senza aspettarsi nulla in cambio, sa dimenticare il torto subito e sa abbracciare il prossimo senza giudicarlo. L’amore di Dio guarda al presente, al momento in cui ci è dato grazia di manifestarlo, senza focalizzarsi sul vissuto di chi abbiamo di fronte né tanto meno sul suo essere legato o meno alla vite. Ognuno di noi ha facoltà di decidere se rimanere o meno attaccati alla vite. Conta essere consapevoli però che nel momento in cui si decide di staccarsi l’unica prospettiva sarà quella che si seccherà e si finirà per essere buttati nel fuoco per bruciare.

 

Biologicamente ciascuno vive per un lasso di tempo, che seppur abbastanza lungo resta limitato e destinato a terminare. Non sarà comunque la lunghezza dei nostri giorni ad elevare la qualità della vita. Ben lo sapeva il salmista che preferiva un giorno nei cortili dell’Eterno a mille altrove (Salmo 84:10). Solo chi ha comprato il tesoro nascosto o la perla di grande valore, chi è stato innestato alla vita non conoscerà la morte eterna, e sarà accolto nella gloria del Padre. Nella prospettiva di quel momento, il vignaiolo dunque ha facoltà di decidere a proprio piacimento quando potarci e mai su nostra indicazione, avendo come fine ultimo di condurci in un luogo di gran lunga migliore. Facciamo allora nostro l’impegno di rimanere legati alla vite, ponendo la nostra vita sotto la Sua potente e amorevole mano. Nulla è più dolce del sentire forte nel cuore che “il Suo amore ci costringe”. Il mio più umile invito è di rimanere uniti a Lui fino all’eternità, affinché possiamo portare quel frutto duraturo che Dio si aspetta da ciascuno: amare il nostro prossimo.

 

 

Foto di JR Goleno, www.freeimages.com

 

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