Meditare per liberarsi dallo stress

02.10.2019

 

“Meditate gente, meditate!” Così invitava in una campagna pubblicitaria un pò di anni fa Renzo Arbore per promuovere la bontà e genuinità di una bevanda antica come la storia dell’uomo. Voglio invitarvi ad altro dal bere un bicchiere di birra e per farlo parto dalla Francia. Ha fatto da pioniere nel 2017, per poi diffondersi in Europa, il Bar à méditation, un originale locale parigino dove non si beve e non si mangia, ma si medita per liberarsi dallo stress quotidiano ed imparare a liberarsi dai cattivi pensieri. L’idea, avuta da una psichiatra e psicoterapeuta, non sarebbe una novità per molte realtà ecclesiali dove negli ultimi anni sono nati degli angoli di lettura e meditazione. La differenza è che la struttura su più piani si avvale di un team di istruttori qualificati e offre corsi di accompagnamento, naturalmente a pagamento. Qui la prima regola è abbandonare, appena entrati, ogni pensiero e di conseguenza liberarsi immediatamente dello smartphone, insieme ai propri effetti personali e prepararsi alla meditazione. Il piano interrato è dedicato a coloro che preferiscono meditare in maniera autonoma. Lo staff ritiene che sarebbe salutare meditare un po' ogni giorno soprattutto prima di iniziare le fatiche quotidiane. Inoltre, la meditazione migliora la concentrazione, la creatività, la memoria e rende più sereni e di conseguenza si assicura il miglioramento della vita quotidiana e lavorativa, oltre che effetti positivi sulla salute in generale. A loro dire, la meditazione aumenterebbe le difese immunitarie, regolarizzerebbe il diabete, ridurrebbe i problemi del sonno, la tensione arteriosa ed sarebbe efficace sui dolori cronici. Una vera manna dal Cielo.

 

Tutto questo confermerebbe il perché la gran parte dei credenti gode di un buono stato psicofisico, ben consapevoli del consiglio rivolto a Giosuè: «Questo libro della legge non si allontani mai dalla tua bocca, ma meditalo, giorno e notte; abbi cura di mettere in pratica tutto ciò che vi è scritto» (Giosuè 1:8). Riferito alla legge di Mosè, è per i credenti un riferimento a tutta la Scrittura, utile a correggere, incoraggiare e fortificare, come ricordava l’apostolo Paolo al più giovane e inesperto Timoteo. Differentemente dalla meditazione psicologica quella biblica a che fare con la nostra salute spirituale: «la fede dunque viene dall’udire, e l’udire viene dalla parola di Dio» (Romani 10:17). Per questo non dovrebbe mancare l’impegno affinché ciò che udito non resti solo a livello uditivo, ma permei l’intimo e non si allontani dalla bocca. Il riferimento è ai nostri discorsi, i quali devono essere incentrati su ciò che la Scrittura insegna. È risaputo che siamo ciò che pensiamo: spesso, però, capita che pronunciamo cose contrarie alla Scrittura, poi ci chiediamo il perché Dio non risponda alle nostre preghiere. La nostra vita prospera solo se la Sua parola non si diparte dalla nostra bocca (Proverbi 3:13; Proverbi 21:23; Matteo 15:18). La bocca pronuncia ciò che è dentro noi, se dichiariamo incredulità allora nel nostro cuore manca la fede. È necessario che, quanto affermiamo con la bocca sia anche nel nostro cuore, altrimenti finiamo per diventare degli ipocriti. Ecco allora che occorre liberarsi dei cattivi pensieri.

 

Per il salmista non solo è beato colui “il cui diletto è nella legge del Signore, e su quella legge medita giorno e notte”, ma è “come un albero piantato vicino a ruscelli, il quale dà il suo frutto nella sua stagione, e il cui fogliame non appassisce; e tutto quello che fa, prospererà”. Dinanzi a questa prospettiva non dovremmo perdere tempo. Allora come meditare? Da quel che affermano gli addetti del bar parigino, non risulta difficile ribadire che meditare la Parola giorno e notte non vuol dire leggerla o recitarla a memoria, ma intende qualcosa di più profondo e anche intimo. Per meditare occorre passare dal leggere o dichiarare il testo biblico al suo ascolto, e quindi mettere da parte tutto il resto. Non si può meditare smanettando con lo smartphone o in una piazza affollata, o su un mezzo pubblico. Giosuè era ancora nel deserto quando ricevette tale parola, a sottolineare come nel posto in cui c’è solo silenzio (senza parole), Dio parla. Isolarsi è un buon punto di partenza per porsi in ascolto e sprofondare nella meditazione, che consente alla Scrittura di scendere nel nostro cuore e alla nostra bocca di dichiarare con fede. Sviluppare la capacità di fermare i pensieri, la disposizione a non lasciarsi distrarre o condizionare, aiuta la sensibilità della fede a percepire la voce di Dio, dolce e sommessa. Bisogna poi custodire nel proprio cuore non le parole, il che non significa serbarle passivamente, ma approfondirle nel silenzio e nella preghiera, guardandole attraverso la luce con cui lo Spirito Santo le illuminerà, permettendo che vengano poi assimilate dalla fede.

 

Quando siamo sovraccaricati e soverchiati da problemi e preoccupazioni e non vorremmo saperne di Dio, proprio allora non dobbiamo esitare a rifugiarci nella preghiera e nella meditazione, dalle quali troveremo innanzitutto riposo e calma. Sarà in quella quiete, in quel silenzio che riusciremo non solo a trovare pace al nostro cuore agitato, ma vedremo anche giungere la risposta. Di fronte ad essa è necessario poi agire, senza esitazione e lontani dai mille dubbi che possono assalire la mente. Sì, perché fede è soprattutto azione, è dinamismo e non staticità. Il più delle volte per agire secondo essa dobbiamo fermare i nostri pensieri, questo perché i Suoi pensieri non sono i nostri pensieri. La fede deve essere sconsiderata e disavveduta, poiché essa è pazzia e non raziocinio. Un consiglio? Meditiamo, ma anche agiamo affinché possiamo ottenere quella crescita e quella maturazione tale da poter sperimentare la gloria di Dio nella nostra vita. Se ami te stesso e vuoi conoscere il piano di Dio per la tua vita trova modo di dedicare del tempo alla lettura e meditazione della Sua Parola. “Affida all'Eterno le tue attività e i tuoi progetti riusciranno“ (Proverbi 16:3).

 

 

Foto di Paniti Marta, www.freeimages.com

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