Discepoli non si nasce ma si diventa

21.04.2018

«Fate discepoli!»

Matteo 28:19

 

Quello di discepoli non è un titolo acquisito alla nascita, ma un ruolo che richiede volontà, desiderio e impegno, partendo da una decisione personale. Molte chiese contemporanee, di diverse latitudini, stanno focalizzando le loro attività non più sull’educazione e formazione al servizio, ma su una febbrile richiesta di intrattenimento: la musica fa da diversivo, gli incontri e le progettualità condivise hanno prospettive di breve respiro, mirando più ad incontrare i piaceri e le “mode” del momento che i precetti della Scrittura. Clive Staples Lewis, autore de Le Cronache di Narnia, ben sintetizzava il pensiero che potrebbe antagonizzare questo fenomeno: “Tutto ciò che non è eterno è eternamente fuori moda”. Tutto quello che non riguarda la nostra salvezza eterna, la nostra vocazione spirituale o fede biblica dovrebbe essere reputato fuori moda, quindi tenuto fuori dalla chiesa. In questi contesti non è raro, per chi ha un approccio più integralista alle Scritture, di essere tacciati come “credenti fuori moda”. Il nostro impegno è dedicarci alle cose che non sono corruttibili da tignola o ruggine o che possono essere portate via dai ladri (Matteo 6:19-20): desideriamo vivere una fede proiettata all’eternità e a Dio.

 

Gesù guardava a noi e dopo di noi, quando nello scegliere i discepoli raccomandava loro di fare altri discepoli. Ognuno dovrebbe maturare la convinzione che, in quanto credenti, siamo anche discepoli, ed in quanto tali abbiamo un Maestro da seguire, dal quale attingere e del quale ripercorrere le orme. Come per i primi discepoli, anche per tutti i credenti, di tutti i secoli e di tutte le generazioni, e quindi anche per noi, ritorna l’imperativo di Gesù: «Fate discepoli!». Se ogni discepolo avesse ottemperato a tale ordine oggi i numeri sarebbero altri. Forse perché tutti quelli che sono stati chiamati non hanno scelto di essere discepoli. Non trovo altra spiegazione plausibile. Importante, quindi, sarebbe capire chi è il discepolo e delinearne i tratti che lo contraddistinguono. Sono in circolazione diversi insegnamenti che cercano di classificare come discepolo ogni credente. Per principio è così che dovrebbe essere, ma i fatti dimostrano che molti sono i credenti che vivono una fede passiva, che ascoltano le predicazioni, ricevono insegnamenti e partecipano alle attività ma che non si dedicano al servizio e all’evangelizzazione.

 

Per avallare la tesi che non tutti i credenti sono discepoli basti ricordare la folla che seguiva Gesù: da quella folla furono scelti i discepoli. Dai testi biblici si evince che discepoli non fossero solo dodici, ma che il gruppo fosse più nutrito. Quando, però, il cammino diventò più duro molti andarono via: al manipolo più ristretto di uomini rimasti, Gesù chiese se volessero anche loro andare via (Giovanni 6:67). Ciò dimostra come la vita mette davanti al cammino del credente momenti difficili, bivi e circostanze che richiedono una scelta e, non sempre è facile scegliere di essere dalla parte del Signore. Il discepolo riesce a mettere davanti a tutto il Suo regno e la sua Giustizia: «Cercate prima il regno e la giustizia di Dio, e tutte queste cose vi saranno date in più» (Matteo 6:33). Sei disposto?

 

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Devotional 17/2018

Piano di lettura settimanale della Bibbia

23 aprile        2Samuele 16-18; Luca 17:20-37

24 aprile        2Samuele 19-20; Luca 18:1-23

25 aprile        2Samuele 21-22; Luca 18:24-43

26 aprile        2Samuele 23-24; Luca 19:1-27

27 aprile        1Re 1-2; Luca 19:28-48

28 aprile        1Re 3-5; Luca 20:1-26

29 aprile        1Re 6-7; Luca 20:27-47

 

 

Foto di tk9805, www.freeimages.com

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